Siamo abituati alla Silvia Bencivelli saggista, giornalista scientifica che collabora con riviste, radio e televisioni: per questo il suo esordio come romanziera è accompagnato da tanta curiosità. Malgrado il disclaimer finale, che chiarisce come questo non sia un libro autobiografico e che la maggior parte degli avvenimenti e delle persone di cui parla è di fantasia, si capisce che c’è tanto di lei in Alice.
Una storia di battibecchi divertenti tra persone che hanno una visione diversa del mondo, della vita, del futuro che desiderano per sé e per i figli, ma nonostante questo sanno apprezzare i rispettivi momenti di cooperativa lucidità. Piacevole come un romanzo, rigoroso come un saggio, si rivela una lettura estremamente godibile.
Alice, la protagonista, è medico, ma fa la giornalista. È una abituata a spaccare il capello in quattro, a verificare ogni affermazione, bislacca o meno, a cercare di dare risposta alle sue innumerevoli domande, e, una volta capite le cose, ha il grande dono di saperle spiegare agli altri. È il suo lavoro, ma è anche e soprattutto la sua passione. Motivo per cui non riesce mai a “stimbrare il cartellino”, rimane razionale e rigorosa anche durante gite al mare, aperitivi e picnic. E per questo le amiche, le stesse che aveva da quando era alle elementari, la considerano una grandissima rompiscatole. Ma Alice, ultimamente, fatica a riconoscerle: erano persone ragionevoli, hanno scelto di studiare e laurearsi in materie scientifiche, sapevano distinguere tra realtà e superstizione. Come è possibile che ora credano a qualsiasi cosa?

“[…] d’un tratto tutte le mie amiche sono diventate streghe. Sono ancora mie amiche, ma sono diventate incomprensibili”.

Con questa frase, ritroviamo un po’ di Alice in noi. Perché abbiamo tutti l’amica drogata di oroscopi, che non esce di casa senza averli consultati e, dopo le presentazioni, chiede sempre il segno zodiacale. O il cugino che, per qualsiasi malanno, tira fuori il vecchio rimedio della nonna, o quello che ha letto su questo o su quel sito. Non manca, poi, la collega che ricorre all’omeopatia, perché la aiuta a stare meglio. Tanto, che male può fare?
Così sono le sue amiche: Valeria, Lucia e Arianna. Valeria, in dolce attesa, in ansia per il parto podalico che la aspetta, prova qualsiasi metodo per cercare di ricondurre alla ragione (e alla giusta posizione) il figlio Lorenzo. Capriole in mare, sigari sotto i piedi, torce puntate sul pube. Eppure è una biologa, una ricercatrice in gamba. Arianna è medico, anestesista per la precisione, addormenta e vigila sui pazienti mentre i chirurghi sono al lavoro. Però cura i figli con l’omeopatia. Non per problemi seri, sia chiaro, solo per raffreddori o cose simili, ma usa pasticchine innocue che costano come pepite d’oro. Poi c’è Lucia, chimica e neomamma fissata con l’alimentazione sana, l’insalata del contadino e i prodotti biologici. Meglio se chilometro zero. Tranne che per le bacche di Goji, toccasana che arriva invece da ottomila chilometri da qui. Ma tutte e tre si prendono gioco di chi presta attenzione allo zodiaco, perché loro mica si fanno incantare dall’oroscopo…
La stessa Alice, però, di fronte a un’operazione che deve sostenere, tentenna. Anche le persone più razionali hanno una sorta di caverna recondita dove nascondono le proprie paure, i propri riti propiziatori, le proprie stregonerie.
Abbiamo tutti un lato irrazionale, per quanto cerchiamo di nasconderlo. Anche quando siamo profondamente convinti che la scienza serve, che ci ha permesso di fare enormi passi avanti e senza di essa saremmo perduti. Non è nascondendo sempre più a fondo questa nostra parte oscura, più emotiva, che potremo riuscire a comprendere gli altri e a comunicare con loro: accettare i nostri pensieri più irrazionali, i dubbi, le certezze supportate solo dall’abitudine o dal sentito dire ci fa capire di essere umani, non superiori né inferiori a chi, con questo lato di sé, ha fatto pace già da un po’. E, in fondo, siamo così sicuri di avere soltanto amiche streghe e di non esserlo un po’ anche noi?

GiuliaNegri