a cura di Mirko Nucci
Responsabile Servizio Acque di Arpa Umbria

I mezzi di informazione locali e nazionali hanno iniziato a parlare di crisi idrica, lanciando preoccupanti segnali di allarme. Per evitare che molte di queste informazioni possano dare un’immagine alterata della situazione attuale, è doveroso dare un piccolo contributo per valutare la situazione effettiva in cui versano attualmente i sistemi idrogeologici umbri, per capire cosa potremmo aspettarci tra qualche mese, quando entreremo nella stagione estiva e i prelievi per uso agricolo e potabile, all’apice delle esigenze, graveranno pesantemente sulle nostre falde.
Valuteremo il quadro complessivo utilizzando i dati relativi ai livelli di falda e alle portate sorgive determinati dalla nostra rete di monitoraggio in continuo, operando un confronto statistico tra l’ultimo dato disponibile (ieri, 20 aprile 2017) e i dati omologhi pregressi degli anni precedenti. Queste valutazioni hanno un significato concreto in quanto le nostre serie storiche, coprendo un periodo compreso tra i 10 e i 19 anni solari, costituiscono una base abbastanza “robusta” su cui effettuare considerazioni di natura statistica.
Apriremo una finestra sul passato per capire dove si colloca la situazione attuale rispetto all’omologo periodo degli anni precedenti. Per ogni punto di monitoraggio, il valore odierno del livello di falda/portata sorgiva viene posto a confronto con la media dei livelli/portate sorgive omologhi relative agli anni passati.
Viene determinata una fascia di “tolleranza” rispetto alla media dei livelli omologhi, fissata in  +/- Ϭ/2, che stabilisce il range entro cui considerare il valore attuale paragonabile a quello dei giorni omologhi pregressi. Per ogni punto della rete si ottiene un’informazione importante, sintetizzabile nel grafico esemplificativo seguente, relativo alla stazione piezometrica di Pasquarella.

image004

In blu sono indicati i valori dei livelli di falda nei giorni omologhi pregressi e in rosso il dato odierno; la linea arancione indica la media degli omologhi pregressi, la banda arancione indica la fascia di “tolleranza” +/- Ϭ/2, le linee verde e rossa indicano rispettivamente i massimi e i minimi storici del livello di falda.
Nel caso in esempio, si vede molto bene come la scarsità di precipitazioni, unita ai prelievi forzati continuativi di circa 200 l/s esercitati dal campo pozzi di Pasquarella, hanno portato il livello di falda attuale ben al di sotto della fascia di “tolleranza” e addirittura in prossimità del minimo storico.
Estendendo questa analisi a tutto il territorio regionale e scindendo la fascia +/- Ϭ/2 in due componenti, +Ϭ/2 e – Ϭ/2 (per capire quando il dato attuale si trova comunque al di sopra o al di sotto della media degli omologhi pregressi), otteniamo una visione complessiva piuttosto eloquente, in cui l’85 % dei livelli di falda attuali si collocano al di sotto della media degli omologhi pregressi e il 48 % al di sotto della fascia di “tolleranza”; le portate sorgive attuali si collocano quasi totalmente (92 %) al di sotto della media degli omologhi pregressi.
Occorre considerare la diversa “inerzia” degli acquiferi alla carenza di precipitazioni e, conseguentemente, al processo di ricarica, rispetto ai sistemi sorgivi appenninici: le sorgenti monitorate hanno prevalentemente un indice di variabilità piuttosto elevato, quindi tendono ad avere processi di recessione e di ricarica più rapidi rispetto agli acquiferi monitorati, offrendo una risposta più veloce ai periodi siccitosi e/o di grande piovosità.

image003

Focalizzando l’attenzione sui livelli di falda, possiamo scendere a un dettaglio maggiore e vedere dove si concentrano le maggiori criticità. Abbiamo raccolto in un unico indicatore statistico tutte le stazioni piezometriche localizzate in acquiferi calcarei. Ovviamente, questo dettaglio risente di alcune approssimazioni, poiché non vi è sempre una diretta proporzionalità tra numero di stazioni e dimensioni/disomogeneità del corpo idrico monitorato.
Si vede chiaramente che il colore rosso/arancio, che indica una situazione attuale deficitaria rispetto agli omologhi pregressi, prevale ovunque.
La Valle Umbra è l’unico acquifero in cui si presentano 2 situazioni positive rispetto agli omologhi pregressi, localizzate nel settore di Petrignano, presso l’omonimo campo pozzi; non è escluso che questa situazione locale possa dipendere dalla gestione del potente campo pozzi di Petrignano, che può esercitare prelievi prossimi a 550 l/s: poiché nell’ultimo triennio le sorgenti appenniniche di Bagnara e San Giovenale hanno erogato portate superiori alla media, il gestore ha potuto limitare a circa 300 l/s medi annui i prelievi dal campo pozzi, alleggerendo la situazione dell’acquifero.

image006

Abbiamo chiarito che la situazione attuale è certamente di attenzione ed è diffusa a tutti i sistemi idrogeologici umbri; ora cerchiamo di quantificare approssimativamente il livello di gravità, operando un confronto con i dati relativi alle crisi idriche che abbiamo avuto nell’ultimo ventennio, da quando è operativa la nostra rete, vale a dire negli anni 2003, 2008 e 2012. Considerando che nel 2003 era stata realizzata solo una parte della rete piezometrica, limitiamoci ad effettuare un paragone con le crisi idriche del 2008 e del 2012. Per operare un confronto, parametrizziamo i livelli di falda rilevati dalla rete piezometrica nell’analisi degli omologhi pregressi, assegnando i valori 3, 2 e 1 all’anno di crisi, in funzione della gravità riscontrata: ad esempio, nel grafico della stazione di Pasquarella sopra esposto, al 2017 sarà assegnato il valore 3, al 2008 il valore 2 e al 2012 il valore 1, poiché questo è l’ordine di gravità riscontrato nell’esame degli omologhi pregressi.
Sommando i valori ottenuti da tutta la rete piezometrica, abbiamo che, con le dovute approssimazioni logiche e analitiche, la crisi idrica attuale dovrebbe avere un’entità minore rispetto alle crisi idriche riscontrate negli anni 2008 e 2012.

image010-2

Occorre sottolineare che le pesanti conseguenze della crisi del 2003 hanno spinto la Regione Umbria a finanziare progetti specifici finalizzati a migliorare le opere idrauliche esistenti e crearne di nuove; a titolo di esempio, l’acquedotto bidirezionale della Pasquarella e l’omonimo campo pozzi realizzato nel Comune di Baschi, sommato ai nuovi pozzi realizzati nei calcari del Subasio, hanno consentito la creazione di un’unica e articolata dorsale acquedottistica Bagnara-San Giovenale-Cannara-Petrignano-Subasio-Perugia-Todi-Pasquarella; tali opere consentono di attenuare gli effetti delle nuove crisi idriche sulla distribuzione di acqua potabile nella bassa provincia di Perugia, fino al Lago Trasimeno.
Risulta inoltre che l’impianto di potabilizzazione di Citerna, in grado di trattare 300 l/s dall’invaso di Montedoglio per servire buona parte dell’Alta Valle del Tevere (da San Giustino a Umbertide) sia in dirittura d’arrivo, dovrebbe essere operativo in piena estate. Mi sembra invece che il campo pozzi di Pentima e il relativo acquedotto (400 l/s), che doveva risolvere i problemi di approvvigionamento in Conca Ternana, soprattutto dal punto di vista qualitativo, sia ben lungi dall’essere completato, visti i problemi di scarsa produttività riscontrati nei primi 3 pozzi e i ritardi nella realizzazione della dorsale acquedottistica.
Un discorso a parte va fatto per il territorio gestito da VUS, che comprende le zone terremotate dell’alta Valnerina e di Norcia, dove alcune sorgenti “alte” si sono estinte o hanno ridotto notevolmente la portata naturale, in seguito alle sollecitazioni dinamiche scaturite dal sisma; un esempio è rappresentato dalla sorgente di Forca Canapine, localizzata all’interno della galleria di Forca di Presta, che serviva la frazione di San Pellegrino, parte dell’abitato di Norcia e una porzione di territorio marchigiano. In queste aree, il Gestore non nasconde la propria preoccupazione per quanto può avvenire nel corso della stagione estiva. Per quanto riguarda lo spoletino, è stato completato il pozzo di S. Anatolia, che dovrebbe integrare con 70 l/s l’acquedotto proveniente dalla sorgente Argentina, risolvendo buona parte dei problemi storici riscontrati in bassa Valle Umbra.

CONCLUSIONI
I nostri dati mostrano che ci troviamo in una situazione di attenzione, che può facilmente evolvere in una crisi idrica di entità probabilmente inferiore a quelle riscontrate negli ultimi 12 anni, se le piogge primaverili tarderanno ad arrivare; la realizzazione di numerose opere, partita con la crisi idrica del 2002-2003, ha reso il sistema di approvvigionamento potabile umbro meno vulnerabile rispetto al passato, ma permangono tutt’ora numerosi problemi da risolvere. Come in passato, potrebbero entrare in crisi i piccoli centri abitati posti al di fuori delle grandi dorsali acquedottistiche, serviti ancora da piccole sorgenti locali, come in Valnerina, nell’alta Valle del Tevere, nell’area dei Monti Martani.