Quando la ricerca è condivisa, i risultati non tardano ad arrivare. A fine maggio si è svolta a Berlino la prima conferenza internazionale della European Citizen Science Association (ECSA), con l’obiettivo di valutare il potenziale innovativo rappresentato dai “cittadini scienziati”, che sono in grado di aprire ulteriormente la scienza alla società e alla politica. Gli argomenti trattati nelle sessioni principali sono stati molteplici: il ruolo dei volontari rispetto alle scelte ambientali dell’Unione europea, l’applicazione della tecnologia nella citizen science, le opportunità per il monitoraggio su larga scala dell’ambiente e della biodiversità, l’importanza  della narrazione per comunicare la “scienza dei cittadini”. Nei mesi scorsi, a Grosseto, l’ECSA ha definito dieci linee guida per la citizen science, che è un concetto flessibile, adattabile e applicabile a situazioni e discipline differenti.
Un fatto decisamente interessante, lontano da una logica top-down, è che anche i non-professionisti possono essere considerati e agire come contributori, collaboratori o responsabili di un progetto in grado di portare a un risultato scientifico originale. La citizen science rappresenta quindi una metodologia che implica un ampio coinvolgimento del pubblico e la democratizzazione della scienza.

Un ottimo esempio di coinvolgimento dei cittadini si ha nel campo del monitoraggio ambientale. Il tema è stato esaminato in modo approfondito dal report britannico Citizen Science and Environmental Monitoring, pubblicato dall’Environmental Observation Framework. Il modello citizen è sempre più diffuso anche in questo settore e la partecipazione del pubblico offre vantaggi che vanno ben oltre la semplice raccolta dei dati. In effetti, è spesso notevole la dedizione dei volontari, la cui disponibilità permette di coprire eventi rari o di difficile osservazione. La citizen science, per esempio, è già utilizzata con successo per monitorare la biodiversità, le specie invasive, il tempo atmosferico e il clima, i siti protetti. La maggiore copertura spaziale e temporale permette di avere più dati mentre il costo di una campagna osservativa è di norma inferiore a quella svolta dai professionisti.
Certo, negli scettici rimane ancora il timore che questi dati possano essere di cattiva qualità e quindi poco utili ai fini della ricerca. Altri, invece, non sono ottenibili direttamente dai volontari, per motivi di sicurezza o di accessibilità. Inoltre, ci possono essere costi legati alla formazione e all’organizzazione dei non-professionisti, ma in generale il cittadino scienziato rappresenta una risorsa utile per il monitoraggio dell’ambiente, anche perché spesso si tratta di un soggetto molto motivato e attento.

I ricercatori inglesi hanno individuato quattro differenti approcci per valutare se un progetto scientifico può essere affidato in modo proficuo alla citizen science. Il Return On Investment (ROI) considera solo gli aspetti finanziari e valuta il ritorno economico di un determinato investimento (formazione dei volontari, eventuale supporto da parte dei professionisti, strumentazioni, etc.). La Cost-Benefit Analysis (CBA) valuta i costi e i benefici, non necessariamente in termini monetari, di un singolo approccio per la società nel suo complesso, piuttosto che per il solo ente promotore dell’attività di ricerca. La Cost-Effectiveness Analysis (CEA), mette a confronto i costi relativi ai risultati di due o più opzioni. Si tratta, in sostanza, di una stima più utile quando gli effetti legati a un unico parametro sono uguali oppure in presenza di vincoli che rendono poco praticabile una CBA. La Multi-Criteria Analysis (MCA), infine, è un approccio strutturato in grado di determinare una preferenza rispetto alle diverse opzioni sulla base di alcuni indicatori non-monetari, opportunamente definiti da uno o più esperti.
In conclusione, questi criteri ci consentono di stimare il valore di un’attività di citizen science (ROI e CBA) oppure di fare un confronto con un monitoraggio professionale (CEA), magari attraverso l’uso di indicatori qualitativi, come la sensibilizzazione del pubblico (MCA). Tra i vari fattori, proprio il coinvolgimento attivo dei cittadini sembra essere determinante per affidarsi alla citizen science, al di là degli aspetti economici.
Nel frattempo, gli scienziati e il grande pubblico hanno iniziato a conoscersi. Da una parte, i risultati della ricerca scientifica sono stati resi più comprensibili per i non-esperti. Dall’altra, anche i “cittadini scienziati” possono sentirsi coinvolti ed essere parte integrante dei processi di ricerca.