Bottiglie di vetro, contenitori per alimenti, mozziconi di sigarette. E plastica. Tanta plastica. Le spiagge e le acque del mare Adriatico e dello Ionio sono inquinate da questi e molti altri rifiuti, ma finora non si sapeva in che misura.
Così, scienziati da sette Paesi e nove enti hanno passato al setaccio spiagge e fondali per scoprire quali rifiuti contaminano l’ecosistema marino. I risultati sono stati pubblicati pochi giorni fa nel report Marine litter assessment in the Adriatic and Ionian Seas, il primo a fare il punto sulla situazione rifiuti in questi due bacini del Mediterraneo.

Rifiuti marini Infografica - Simona Marra

RIFIUTI NELLA SABBIA
Più di 70.000 rifiuti sono stati raccolti e catalogati sulle spiagge. Di questi, quasi tutti sono oggetti fatti di polimeri artificiali (cioè materiali che non esistono in natura, come plastiche o fibre sintetiche), così come accade nelle spiagge del resto del mondo. La densità media di rifiuti nelle spiagge adriatiche e ioniche è di 0,67 oggetti/m2. Più dell’Australia (0,1) ma molti meno del Giappone (3,4).
I rifiuti di plastica rappresentano il 91% di tutti quelli campionati. Tutto il resto è costituito da vetri, ceramiche, oggetti in metallo, carta, tessuto, gomma. Scendendo ancora nel dettaglio, le tre categorie di rifiuti più abbondanti sulle nostre spiagge sono piccoli pezzi di plastica (tra i 2,5 e i 50 centimetri), polistirolo e, al terzo posto, un oggetto inaspettato: i cotton fioc. Per spiegare come mai si trovino così tanti cotton fioc, i ricercatori hanno formulato qualche ipotesi. È possibile che dopo l’uso vengano gettati giù per lo scarico dei gabinetti domestici, e che riescano a sfuggire agli impianti per il trattamento delle acque di scarico, forse per malfunzionamenti, arrivando poi in spiaggia. Oppure potrebbero essere portati lì da fiumi, o provenire dagli scarichi delle navi da crociera.
Gran parte dei rifiuti che si trovano nella sabbia, comunque, è prodotta da chi va in spiaggia. Turismo e attività ricreative come festival, sport in spiaggia, lidi e chioschi, di rifiuti ne producono molti, il 33,4% del totale. In questa percentuale rientra anche lo smaltimento improprio, conseguenza del comportamento scorretto di chi frequenta la spiaggia, ma forse anche della mancanza di cestini o cassonetti dove gettare ciò che non serve più.

ACQUE INQUINATE
Stando alle analisi dei ricercatori, in superficie il mare Adriatico è due volte più inquinato rispetto allo Ionio. I rifiuti che galleggiano a pelo d’acqua derivano principalmente da attività quotidiane e turistiche. La presenza di centri urbani molto popolati e di centri turistici come Venezia, Bari, Trieste, Ravenna, Split e Corfù è cruciale. Un altro grosso contributo arriva poi dai fiumi: dal Po e dall’Adige sulla costa ovest, e dal Bojana, Neretva e Kalamas sulla costa est. Nelle acque più vicine alla costa, sacchetti e fogli di plastica coprono il 40% dei rifiuti totali, mentre il 30% sono altri pezzi di plastica. In generale, ogni zona di Adriatico e Ionio esaminata ha i suoi rifiuti specifici. Nel Golfo di Venezia, ad esempio, è facile veder galleggiare contenitori di polistirolo usati per il pesce, probabilmente per le intense attività di pesca nella zona. Pezzi più piccoli di polistirolo si trovano invece sparsi un po’ ovunque nei due mari.
Sul fondale lo scenario è un abbastanza diverso: bottiglie, lattine, batterie o altre parti di veicoli fanno ormai parte del paesaggio sottomarino. Anche qui la plastica domina su tutti gli altri materiali.
Rispetto agli altri sei Paesi che hanno partecipato alla ricerca, nei fondali italiani si registra il più alto quantitativo di oggetti da pesca (20,7%), specialmente reti per la coltivazione dei molluschi. In Italia i ricercatori hanno registrato un picco dei rifiuti da reti per l’allevamento dei mitili rispetto agli altri Paesi, sia sulle spiagge che sui fondali. Sono ben 73 reti o pezzi di reti per chilometro quadrato. E il danno creato da questi oggetti non è da trascurare: è innanzitutto ambientale ma anche economico, perché compromette le rese del pescato e richiede costi aggiuntivi per pulire le attrezzature.
E il fondale più inquinato? Tra tutti i punti di campionamento sparsi tra Adriatico e Ionio, il Golfo di Venezia è quello dove è concentrata la maggior quantità di rifiuti in termini di peso: tra i 339 e i 910 kg per chilometro quadrato.

NELLA PANCIA DEI PESCI
Per ottenere una fotografia ancora più dettagliata dei due mari, i ricercatori hanno cercato i rifiuti persino nella pancia di alcune specie di pesci. Il 93,2% di tutti quelli ingeriti dai pesci sono stati trovati negli esemplari pescati nell’Adriatico meridionale. Il restante 6,8% veniva da pesci dell’Adriatico settentrionale e dello Ionio. Per qualche ragione i pesci dell’Adriatico meridionale ingeriscono più rifiuti dei pesci di altre zone, ma per ora non si capisce come mai accada.
Con l’ingestione di plastiche o di altri materiali, nei pesci potrebbero accumularsi sostanze tossiche non solo per il pesce stesso ma anche per l’uomo; in che misura questo accumulo rappresenti un pericolo per la salute umana, però, ancora non è chiaro e servono più studi per chiarirlo.

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Frozen Water in a Plastic Bag” by zeevveez used under CC BY 2.0 / modified
A Hefty square styrofoam food container” by BrokenSphere used under CC BY-SA 3.0 / modified
Styropian” used under CC BY-SA 3.0 / modified
Imballaggio in polistirene” by Phyrexian used under CC BY-SA 3.0 / modified
plastic for recycling” by ProjectManhattan used under CC BY-SA 3.0 / modified
Microplastic” by Oregon State University used under CC BY 2.0 / modified