ll report State of the world’s forests, pubblicato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), sottolinea come la conservazione delle foreste sia altamente funzionale all’eliminazione della povertà, alla protezione degli ecosistemi, all’accesso all’energia pulita e alla lotta ai cambiamenti climatici. Alcuni Paesi sono riusciti più di altri a migliorare la produttività agricola e la sicurezza alimentare dei propri cittadini, registrando allo stesso tempo un aumento significativo nell’estensione delle foreste. La loro piena integrazione con l’agricoltura è considerata essenziale per raggiungere i Sustainable Development Goals (SDGs). Questo perché gli alberi costituiscono una risorsa fondamentale nella lotta alla povertà, stabilizzano i terreni franosi, regolano i flussi d’acqua, forniscono ombra e riparo, ma sono anche un prezioso habitat per gli insetti impollinatori e per i predatori naturali dei parassiti agricoli.
Bisogna ricordare che l’agricoltura rappresenta ancora il driver principale per la deforestazione. Quella commerciale su larga scala causa il 40% del disboscamento nelle regioni tropicali e subtropicali, mentre quella locale di sussistenza incide per il 33%. Bisogna poi tener conto delle infrastrutture (10%), dell’espansione urbana (10%) e dell’attività mineraria (7%). Inoltre, ci sono significative variazioni a livello regionale. Per esempio, l’agricoltura intensiva pesa per quasi il 70% nella deforestazione dell’America Latina, ma solo per un terzo in Africa, dove è quella tradizionale di dimensioni ridotte a rappresentare il problema più significativo. Altri fattori negativi sono la crescita della popolazione e i nuovi modelli di consumo, lo sviluppo rurale, i rapidi mutamenti del mercato e gli interventi della politica, spesso poco lungimiranti.
In ogni caso, le perdite forestali nel periodo 2010-2015 sono state in parte compensate dall’abbandono di alcuni terreni agricoli (2,2 milioni di ettari all’anno) e dalla creazione di nuove foreste per le generazioni future (3,1 milioni di ettari l’anno).
In generale, le perdite forestali sono state più significative nei Paesi a basso reddito. L’analisi delle politiche di 35 nazioni ha mostrato che solo poco meno della metà ha modificato in modo efficace il proprio consumo di suolo. Quelle che hanno subito diminuzioni significative della superficie boschiva e aumenti di quella agricola nel periodo 1990-2015 hanno dovuto tener conto di diversi fattori limitanti, come lo spostamento delle coltivazioni, lo sconfinamento nelle proprietà altrui, il pascolo del bestiame, il land grabbing, cioè l’insieme delle pratiche di acquisizione su larga scala di terreni agricoli nei Paesi in via di sviluppo, la valorizzazione dei prodotti forestali, tra cui il legno come combustibile.
In aggiunta a ciò, ci sono anche diversi fattori sociali, vale a dire la crescita della popolazione, la povertà e lo sviluppo degli insediamenti umani e dell’industria. Tra i benefici prodotti delle foreste sono da segnalare l’utilizzo di prodotti non legnosi per gli alimenti o per i mangimi e la cattura di enormi quantità di carbonio.
Inevitabilmente, in determinati casi, le foreste dovranno ancora fare posto alle coltivazioni, ma in futuro questo dovrà avvenire in modo pianificato e integrato, con meno danni per l’ambiente e migliori risultati socioeconomici.
Il rapporto presenta sette casi studio, riguardanti Cile, Costa Rica, Gambia, Georgia, Ghana, Tunisia e Vietnam. Questi esempi mostrano i benefici prodotti dalle foreste a livello economico, sociale e ambientale. In sostanza, si tratta di importanti fonti di cibo, energia e reddito, anche in tempi di crisi. Sono cioè un ottimo strumento a favore dello sviluppo sostenibile, in grado di ridurre localmente la povertà e di agevolare la lotta al cambiamento climatico. Questi Paesi hanno varato diverse misure fiscali, come incentivi e agevolazioni, e pensato agli opportuni strumenti normativi. Inoltre, hanno messo a punto i quadri giuridici e istituzionali relativi al possesso della terra e alla regolamentazione del consumo di suolo. Infine, hanno dimostrato l’importanza di un finanziamento adeguato al settore agricolo da parte dell’amministrazione pubblica.
In definitiva, il loro esempio sarà molto utile. Se nei prossimi anni proteggeremo le nostre foreste in modo efficace, probabilmente saremo anche in grado di costruirci un futuro sostenibile.