Lo scorso 3 giugno si è svolta a San Francisco la prima riunione ministeriale nell’ambito della Mission Innovation: Accelerating the clean energy revolution, un’iniziativa annunciata a fine novembre 2015. Ventuno partner, tra cui l’Italia e l’Unione europea, hanno deciso di raddoppiare gli investimenti pubblici che riguardano le tecnologie in grado di produrre energia pulita. Di questo progetto fanno parte anche ventotto investitori privati: Bill Gates, Mark Zuckerberg (Facebook), Jeff Bezos (Amazon), Richard Branson (Virgin) e Jack Ma (Alibaba), solo per citare i più conosciuti. Hanno aderito tutti insieme alla Breakthrough Energy Coalition, un’alleanza che supporterà finanziariamente le innovazioni per un’energia low carbon.
In Italia gli interventi riguarderanno soprattutto i sistemi di accumulo, le fonti rinnovabili, i biocombustibili, l’efficienza energetica, la rete elettrica e le smart grid. Facendo un parallelo con l’aerospazio, qualcosa di simile sta avvenendo anche con la NASA, l’agenzia spaziale americana, che si è recentemente affidata a SpaceX, Orbital ATK e altre realtà esterne. I riscontri su questo fronte sono decisamente positivi, tanto da rendere abbastanza realistica una missione verso Marte in pochi decenni o quanto meno un ritorno sulla Luna.
A livello istituzionale l’obiettivo è quello di accelerare il ritmo dell’innovazione nel campo dell’energia pulita in modo da ottenere prestazioni migliori e ridurre i costi, fornendo soluzioni ampiamente affidabili nei prossimi due decenni e oltre. I Paesi partecipanti, così come l’Unione europea, cercheranno di raddoppiare i fondi governativi in cinque anni, passando da un totale di 15 a 30 miliardi di dollari all’anno nel 2021. Tutto questo dovrà essere fatto in modo trasparente, efficace ed efficiente. Da questo punto di vista sarà molto importante la condivisione dei dati e delle conoscenze. Ogni nazione fornirà, su base annua, informazioni facilmente accessibili sulle proprie attività di ricerca. Inoltre, i progetti saranno strutturati in maniera tale da attrarre un gran numero di investitori privati interessati alla commercializzazione dei nuovi prodotti. Si tratterà di imprenditori che hanno assunto un ruolo di leadership nel loro settore di competenza e che hanno la volontà di guadagnare anche in questo campo.
Il presupposto da cui partono i soggetti privati è che la tecnologia contribuirà in modo redditizio a risolvere buona parte degli attuali problemi energetici. Il nuovo modello vincente è stato identificato nel partenariato pubblico-privato tra governi, istituti di ricerca e singoli investitori. In questo modo, scienziati, ingegneri e imprenditori avranno tutte le risorse necessarie per sviluppare le nuove tecnologie in grado di fornire energia pulita a prezzi congrui e in maniera affidabile. In passato i programmi di ricerca finanziati dalle istituzioni nei settori dello spazio, della difesa e della medicina sono stati molto spesso positivi in termini di risultati. Allo stesso modo c’è adesso la volontà politica di incentivare la ricerca di base e quella applicata anche nel settore energetico. Tuttavia l’ammontare dei finanziamenti statali non sarà sufficiente. Per questo motivo i capitali privati dovranno essere sempre più consistenti.
Nei prossimi anni la Coalizione concentrerà la propria attenzione sulle aziende in grado di produrre energia a emissioni zero. Per favorire la commercializzazione delle nuove tecnologie verrà messo a disposizione un capitale di avviamento insieme al sostegno di uno o più business angel. L’idea è quella di diversificare gli investimenti in una serie di settori fondamentali, quali la produzione e lo stoccaggio di energia elettrica, i trasporti, l’industria, l’agricoltura e l’efficienza del sistema energetico. In questo modo i rischi legati agli investimenti verranno minimizzati. A quel punto la produzione di energia pulita diventerà particolarmente vantaggiosa.
Insomma, salvare il pianeta potrebbe rivelarsi un vero e proprio affare. Anche gli eventuali investitori italiani dovrebbero iniziare a pensarci.