La moderna teoria dell’evoluzione non è la stessa che Darwin propose nel 1859. La versione attuale ne integra il nucleo centrale, la discendenza con modificazioni per mezzo della selezione naturale, con le conoscenze emerse in diverse discipline – genetica di popolazioni, paleontologia, sistematica (la scienza che classifica gli esseri viventi), statistica, zoologia, botanica – in quella che viene chiamata Sintesi Moderna, o Neodarwinismo.
Quando Darwin pubblicò L’origine delle specie, infatti, mancava una comprensione dei meccanismi che consentono agli esseri viventi di ereditare i tratti dei genitori, senza la quale lo stesso Darwin non era in grado di spiegare in maniera esauriente come si originasse e si trasmettesse la variabilità di caratteristiche fisiche, fisiologiche e comportamentali su cui si basava la sua teoria.
Agli inizi del Novecento, la riscoperta degli esperimenti dell’abate Gregor Mendel sull’ereditarietà di alcuni tratti delle piante di pisello segnò la nascita della genetica, che consentì di spiegare la variabilità presente in natura, il meccanismo con cui la selezione naturale interveniva su questa variabilità e il modo in cui i tratti vantaggiosi vengono ereditati. L’incontro fra evoluzione darwiniana ed eredità mendeliana gettò le basi per la nascita della Sintesi Moderna.
La spiegazione neodarwiniana dell’evoluzione si basa su quattro meccanismi principali.
Il primo è la mutazione, che può riguardare sia il cambiamento di una delle singole “lettere” del codice genetico sia la modifica di regioni più estese del DNA. Le mutazioni costituiscono la fonte primaria di variabilità fra individui della stessa specie, poiché creano varianti di geni che possono portare alla formazione di nuove caratteristiche fisiche, fisiologiche e addirittura comportamentali.
Su questa variabilità agisce la selezione naturale, tramite la quale i caratteri più favorevoli all’adattamento in un determinato ambiente aumentano di frequenza all’interno di una popolazione rispetto a quelli meno favorevoli o addirittura dannosi. Di conseguenza, anche le varianti geniche che hanno dato origine a questi caratteri diventano più frequenti. Con il passare del tempo, l’accumulo di queste variazioni può portare alla formazione di nuove specie.
È bene precisare che le mutazioni non avvengono per favorire l’adattamento del loro portatore, ma sono casuali, cioè indipendenti dagli effetti benefici o deleteri che avranno sull’individuo. Sarà il contesto ambientale, e quindi la seleziona naturale, a stabilire se una certa mutazione avrà un effetto adattativo oppure no.
La frequenza di una variante genica in una popolazione può variare anche in maniera casuale, cioè non dipendente dall’eventuale vantaggio adattativo che garantisce. È ciò che accade, per esempio, quando un gruppo di individui con una variante genica rara dà origine a una nuova popolazione, dove la frequenza di questa variante sarà molto più alta che nella popolazione originaria. Questo meccanismo è chiamato deriva genetica, ha un effetto maggiore in popolazioni di piccola dimensione e non è in contrasto con la seleziona naturale.
Il quarto meccanismo evolutivo è quello della migrazione, cioè un qualsiasi spostamento di individui e del materiale genetico che portano con sé, da una popolazione all’altra, che può rappresentare un’altra importante fonte di variabilità oltre alle mutazioni.
L’interazione fra queste quattro forze, con la selezione naturale come motore principale, dirige il processo dell’evoluzione, che viene perciò definita come il cambiamento della frequenza dei tratti ereditari di una popolazione al succedersi delle generazioni.
L’idea centrale della Sintesi Moderna è che i grandi cambiamenti macroscopici documentati dai ritrovamenti fossili (macroevoluzione), come la formazione di nuove specie, siano quindi la conseguenza dell’accumulo di variazioni genetiche e molecolari fra gli individui nel corso del tempo (microevoluzione).
All’interno della Sintesi Moderna convivono una varietà di posizioni differenti, basate su diverse interpretazioni dei dati a disposizione, che danno vita a un vivace dibattito scientifico sull’importanza dei tanti processi che guidano l’evoluzione. Questa pluralità di punti di vista non è una debolezza. Al contrario, dimostra che il Neodarwinismo non è un dogma monolitico ma un insieme coerente di principi che spiegano una classe di fenomeni.

Approfondimenti:
– http://pikaia.eu/due-fazioni-luna-contro-laltra-armate/
– http://www.nature.com/news/does-evolutionary-theory-need-a-rethink-1.16080

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