Nel luglio di quest’anno, nella cintura della Bibbia, la fascia di stati devoti e fondamentalisti degli Stati Uniti, è stata inaugurata una gigantesca, quanto kitsch, Arca di Noè.
Una Disneyland del creazionismo, un simbolo, visibilissimo, del radicamento e della potenza finanziaria di chi rifiuta Darwin e sopratutto la scienza moderna.
L’Europa, patria dei lumi, di Darwin e di Galileo, ha sempre avuto uno sguardo ironico sull’inarrestabile avanzata del creazionismo negli Stati Uniti. La socialdemocrazia europea garantisce scuole pubbliche, laiche, in cui l’evoluzione è proposta come un dato di fatto, non come una mera opinione di qualche ateo (che poi, spesso, chi studia l’evoluzione ateo non è). Eppure l’immunità europea al creazionismo era un puro artificio retorico: in Europa il creazionismo ha messo radici, eccome, e fa proseliti.

Partiamo dalle cifre. Se negli Stati Uniti il 40% delle persone sono convinte che gli uomini non discendano da altre forme di vita precedenti, mediamente in Europa la percentuale si dimezza, circa il 20%. Se questa percentuale fosse distribuita in maniera uniforme (e vedremo tra poco che non è del tutto così), ciò significa che i creazionisti del Vecchio Continente sono quasi 150 milioni di persone. Non solo: esiste una fetta non trascurabile di persone che non riesce a dare una risposta. Un 10% della popolazione non sa dire se l’uomo discenda da altri animali o meno: altri 75 milioni di persone convertibili alla causa creazionista. Sono numeri grandi, per il Continente che ha inventato la scienza in senso moderno. Curiosamente, nemmeno la Gran Bretagna, che ha dato i natali a Charles Darwin è immune al creazionismo, sebbene con percentuali più basse rispetto al resto dei paesi, circa il 17%.
Perché, allora, non ce ne siamo accorti? La risposta va trovata nelle differenze tra creazionisti europei e creazionisti americani. Tali differenze sono di tre ordini: uno strutturale, uno storico e uno organizzativo.
Per quanto riguarda l’aspetto strutturale, gli Stati Uniti ospitano al loro interno movimenti protestanti disomogenei, non coordinati tra loro, ma fortemente impegnati nel fare proseliti. Esistono intere zone della Bible Belt dominati da fondamentalisti cristiani protestanti, con una galassia di nomi e predicatori. Spesso questi predicatori, per far fronte alle spese, riescono a tirar sù enormi quantità di denaro.
Per costruire l’Arca in Kentucky, ad esempio, la vicina città di Williamstown ha offerto al guru anti-evoluzionista Ken Ham 62 milioni di dollari in bond, mentre più di 36 milioni di dollari sono stati raccolti da donazioni private (con un picco di donazioni dopo un dibattito tv di Ken Ham contro un famoso divulgatore scientifico). La commistione tra business, marketing e religione ha fatto sì che questa galassia di movimenti religiosi si prendessero, un pezzo alla volta e in modo autonomo, ampie fasce di popolazione. Da lì alle istituzioni il passo è stato breve: in 12 Stati della federazione c’è uno scontro decennale per introdurre il creazionismo come materia obbligatoria nelle scuole. Per aggirare il divieto posto dalla Corte Suprema, sono state elaborate teorie pseudo-alternative al creazionismo classico, come l’intelligent design o la creation science.

In Europa la situazione è molto diversa. Tutte le principali chiese (cattolica o riformate) adottano un modello verticistico, in cui l’autorità è una (o un piccolo collegio di personalità) che detta la linea. Se per la cattolica (che rappresenta la maggioranza dei credenti europei) è ovviamente il Papa, anche le chiese protestanti sono coordinate a livello nazionale: dalla Chiesa d’Inghilterra alla Chiesa di Svezia, esiste un luogo di raccordo e uniformità. Il proselitismo di questo tipo di chiese è molto meno invasivo dei predicatori americani, e sicuramente il carisma della Chiesa Cattolica detta la linea su molti credenti.
Paradossalmente, se il creazionismo non ha raggiunto i livelli americani si deve proprio al fatto che il Vaticano ha da tempo riconosciuto l’evoluzionismo come una teoria scientifica accettata, sebbene mantenga alcune riserve (soprattutto sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) di ordine teologico. La prima differenza tra creazionisti americani ed europei è dunque di tipo strutturale: il proselitismo dei predicatori americani ha creato una rete in continua espansione, il centralismo cattolico ha posto un freno. Ma, e qui risiede la seconda differenza, i creazionisti europei sono riusciti lo stesso a ingrandirsi, a causa della storia recente dell’Europa.
Se guardiamo alle statistiche, i creazionisti europei non sono uniformemente distribuiti nel continente. Anzi, l’Europa può essere, sotto questo punto di vista, divisa in tre fasce. Gli Stati del nord (scandinavi soprattutto) hanno percentuali molto basse di creazionisti, gli stati centrali hanno mediamente un 20% di creazionisti, gli stati orientali hanno invece una larga fascia di persone che non credono all’evoluzione. La ragione è semplice: la caduta dei regimi nell’Europa dell’est ha aperto le porte a un nuovo proselitismo religioso, dopo decenni di ateismo di stato. A giovarne sono state soprattutto le chiese ortodosse (non a caso poco accentrate) e l’islam sunnita, soprattutto nei Balcani.

In generale, il riempimento del vuoto ideologico con convinzioni fortemente religiose è un fenomeno comune a tutto il blocco orientale: anche la Polonia (che è cattolica, quindi potenzialmente “immune” a grande movimenti creazionisti) ha una percentuale di circa il 30% di creazionisti; stessi numeri per la Grecia, dove non c’è stato il comunismo, ma una dittatura militare filo-occidentale: anche qui la chiesa ortodossa ha avuto un ruolo dominante nel ripensare l’identità post-guerra fredda.
La terza e ultima differenza riguarda l’organizzazione. Se in Europa sono da sempre esistiti movimenti creazionisti, essi sono stati per lo più piccoli gruppi di fondamentalisti religiosi, che non sono riusciti a fare proseliti per mancanza di coordinamento e di fondi.
Adesso, sull’onda di un sempre maggiore rifiuto della scienza (si pensi alla guerra ai vaccini) hanno trovato un terreno fertile su cui attecchire e stanno “importando” gli strumenti dai ben più rodati amici americani. Il campo di battaglia è ben chiaro: così come in America, anche da noi saranno le scuole il terreno di scontro tra evoluzione e creazionismo. Le iniziative in questo senso sono ancora deboli (ma già attive nell’est), ma si stanno già orientando verso le nuove forme di creazionismo che, con un’abile operazione di marketing, mascherano l’intento religioso presentando la loro campagna come un dibattito puramente scientifico. Il creazionismo europeo, dunque, sembra in una fase di marea montante.