Se finisce il fosforo

Delle riserve di petrolio in esaurimento abbiamo sentito parlare tante volte, ma c’è un’altra risorsa a rischio di cui si parla meno, senza la quale non potremmo produrre cibo. È il fosforo, uno dei pilastri che sostiene l’agricoltura moderna mondiale. La soluzione al problema deve passare per un uso più efficiente della risorsa, minimizzando gli sprechi e massimizzando il riciclo.
Simona Marra, 13 Ottobre 2016
Micron
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Comunicazione della scienza

Delle riserve di petrolio in esaurimento abbiamo sentito parlare tante volte, ma c’è un’altra risorsa a rischio di cui si parla meno, senza la quale non potremmo produrre cibo. È il fosforo, uno dei pilastri che sostiene l’agricoltura moderna mondiale.
Il fosforo è uno dei principali componenti dei fertilizzanti e garantisce suoli produttivi e rese agricole elevate. È essenziale alle piante tanto quanto ossigeno, carbonio e acqua, e non è possibile sostituirlo con altri elementi, né può essere riprodotto sinteticamente in laboratorio. I ritmi con cui si sta attingendo alle riserve del pianeta potrebbero presto esaurirle, con conseguenze gravissime per la produttività dell’agricoltura. Lo scenario è critico, però non è tutto nero. Perché il fosforo è insostituibile, è vero. Ma si può riciclare.

UN EQUILIBRIO ALTERATO
Il fosforo è uno degli elementi indispensabili alla vita vegetale e animale sul pianeta, e rappresenta una risorsa finita e limitata. Le piante lo ricavano dal suolo, e se il suolo è povero di fosforo la pianta non può crescere, o cresce poco. Per questo nei fertilizzanti più utilizzati in commercio questo elemento fa sempre parte della formulazione.
Fino a metà del diciannovesimo secolo, i contadini mantenevano buoni livelli di fosforo spargendo il letame o rimettendo scarti vegetali nel terreno. In questo modo il fosforo prelevato ritornava nel suolo. Oggi tutto il fosforo prodotto viene ricavato dalla fosforite, roccia ricchissima di questo elemento che viene estratta nelle miniere, e applicato poi nel terreno con i fertilizzanti. Questa pratica da una parte altera il ciclo di prelievo e reimmissione del fosforo e, dall’altra, fa sì che consumiamo in poche centinaia di anni una riserva geologica che ne ha impiegati milioni per formarsi.

QUANTO FOSFORO CI RESTA?
Sappiamo che il ritmo con cui stiamo attingendo alla risorsa è molto alto. Con l’aumento della popolazione aumenta anche la quantità di cibo da produrre per nutrirla, e per riuscirci i suoli devono essere fertili. Per questo, negli ultimi cinquant’anni la domanda globale di fosforo è quadruplicata, e cresce del 3% ogni anno.
Quello che non sappiamo, invece, è quando le riserve si esauriranno. Come per il petrolio, si parla di picco del fosforo, cioè il punto oltre il quale la produzione non sarà più in grado di soddisfare la domanda. Il dibattito sul picco è ancora aperto: sebbene alcuni studi lo diano tra il 2030 e il 2075, nessuno sa con certezza quando verrà raggiunto o se e quando le riserve termineranno. Il Global Phosphorus Research Initiative, che nasce dalla collaborazione di sei istituti di ricerca internazionali indipendenti, sostiene che le riserve saranno completamente esaurite nel giro di 30-70 anni. Molto diversa è la previsione dell’International Fertilizer Development Center, un’organizzazione pubblica internazionale che si occupa di agricoltura, che parla invece di 300-400 anni di riserve disponibili; quest’ultima stima è stata però molto criticata per via dei metodi di calcolo utilizzati, ritenuti non accurati per ottenere il valore.
In qualsiasi caso il calcolo non è semplice, e la ragione principale è che non c’è una quantificazione certa e condivisa dell’entità delle riserve, seguita poi dal fatto che non sappiamo quanto fosforo verrà prelevato negli anni futuri.

UN USO INEFFICIENTE. CHE INQUINA L’AMBIENTE
Può sembrare paradossale ma una risorsa già così scarsa viene usata in maniera inefficiente e per questo sta inquinando l’ambiente. Fino all’85% del fosforo va perso nei processi di estrazione (40%), durante il trasporto e all’applicazione nel suolo. Solo meno del 20% del totale è il fosforo sfruttato con successo dalle piante per produrre il cibo che mangiamo.
La maggior parte di quello applicato al terreno non viene assorbito dalle piante e va perso, dilavato via, andando a finire nei corsi d’acqua. Una volta arrivato nei fiumi, laghi o mari, il fosforo fornisce una grande quantità di nutrimento alle piante acquatiche e alle alghe, che così riescono a riprodursi oltremisura, sottraendo l’ossigeno necessario agli altri organismi acquatici per vivere. È il fenomeno dell’eutrofizzazione, che provoca un’alterazione degli ecosistemi acquatici. E il deflusso di fosforo dall’agricoltura è tra i principali responsabili.

CHI CONTROLLA LA RISORSA
I giacimenti di fosforite non sono distribuiti in maniera omogenea sul pianeta. Nel territorio europeo, ad esempio, non ci sono riserve se non per una piccola miniera in Finlandia.Per soddisfare il bisogno di fosforo l’Europa dipende interamente dalle importazioni da altri Paesi. Stati Uniti, Cina e Marocco controllano il 70% della commercializzazione del prodotto; l’88% di tutte le miniere sul pianeta è controllato da soli cinque Paesi: Marocco, Cina, Algeria, Siria e Giordania. Nel 2012 l’economista Jeremy Grantham definiva su Nature questo assetto come il più importante quasi monopolio della storia economica. In aggiunta, alcuni tra gli Stati che controllano l’esportazione o la produzione – la Siria, ad esempio – si trovano in una condizione di forte instabilità politica. Se dovesse verificarsi una crisi del fosforo, tutti questi fattori insieme potrebbero mettere a rischio l’accesso alla risorsa da parte degli altri Paesi.

IL VUOTO NORMATIVO
Quella della scarsità del fosforo è una questione tanto importante quanto poco discussa; eppure la comunità scientifica segnala da anni l’esigenza di occuparsene. La rivista scientifica Nature ha pubblicato diversi articoli sul problema. In Europa, alcuni Paesi membri hanno adottato misure per un uso efficiente della risorsa ma non sempre questi metodi sono messi in pratica in modo corretto, segnala la stessa Unione Europea. Di fatto esiste un vuoto normativo a livello mondiale. Non ci sono organizzazioni internazionali, protocolli o linee guida che regolino la risorsa nel lungo termine per assicurarne la disponibilità in futuro. Nessuna istituzione pubblica si sta occupando di fissare regole per un uso sostenibile.

IL FUTURO DEL FOSFORO: RICICLO E RIUSO
Se, da una parte, nuovo fosforo potrebbe arrivare da giacimenti di fosforite non ancora scoperti, la soluzione al problema sembrerebbe passare da un’altra via: quella di un uso più efficiente della risorsa, minimizzando gli sprechi e massimizzando il riciclo. Sì, perché il fosforo può essere riciclato e riutilizzato potenzialmente all’infinito. Tutto sta nel recuperarlo dagli scarichi domestici e dagli scarti dell’industria alimentare e degli allevamenti. Quindi serve perfezionare soluzioni tecnologiche che permettano il recupero e norme che regolino la pratica. In questo modo, si riuscirebbe a ridurre la domanda di fosforite e proteggere le riserve.
Dall’altra parte, per ridurre gli sprechi bisognerà introdurre nuove tecnologie estrattive, mirare l’applicazione del fertilizzante solo nei luoghi e nelle quantità in cui è necessario, e selezionare colture in grado di crescere anche in suoli poveri di fosforo.
Garantire alle future generazioni l’accesso al fosforo è indispensabile per riuscire a nutrire la popolazione che cresce, limitando al contempo i danni all’ambiente. Per fare tutto questo serve uno sforzo congiunto, un tavolo di incontro in cui legislatori, organizzazioni e stakeholder da tutto il mondo si impegnino per regolare l’uso in maniera responsabile attraverso norme e azioni concrete. E alla base di questo confronto serve un nuovo dialogo tra scienza, tecnica e legislazione.

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