Agricoltura e clima: un rapporto complesso

Causa, vittima e possibile soluzione. La relazione che lega l'agricoltura e il fenomeno del cambiamento climatico è piuttosto unica nel suo genere e segna un rapporto decisamente complesso e sfaccettato.
Giuseppe Nucera, 12 Dicembre 2015
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Videomaker e Comunicatore della Scienza

La relazione che lega agricoltura e fenomeno del cambiamento climatico è piuttosto unica nel suo genere: un rapporto decisamente complesso e sfaccettato che vede l’attività agricola essere contemporaneamente una delle maggiori cause del climate change, ambito che ne subisce forti impatti e, forse, uno dei fattori attraverso cui sperare in una mitigazione delle conseguenze del riscaldamento globale.

L’IMPATTO DELL’AGRICOLTURA SUL CLIMA
Secondo il rapporto della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC, 2005; Smith et al., 2007) l’utilizzo agricolo del territorio contribuisce nel complesso per il 10-12% all’emissione di gas serra. Questo dato non considera però i processi per la produzione dei fertilizzanti (ascritti al settore industriale) e per l’uso delle macchine (settore trasporti). Pertanto, il totale di emissione di gas serra da parte dell’agricoltura raggiunge senz’altro una quota maggiore.
In un recente report della FAO, Tackling climate change through livestock (Gerber, 2013), viene stimato che l’allevamento del bestiame sia responsabile di circa il 15% di gas a effetto serra di origine antropica. Un dato che continuerà a crescere nel tempo se si considera che è previsto aumenti del 70%. nella produzione di allevamenti entro il 2050, per rispondere alla domanda di una popolazione mondiale che raggiungerà i 9,7 miliardi di persone (United Nations, 2015).

Analisi decisamente più critiche (Goodland e Anhang, 2009), arrivano a considerare l’impatto dell’allevamento di bestiame almeno il 51% delle emissioni di gas serra di origine antropica. In questa analisi decisamente più pessimista, viene presa in considerazione tutta la catena di fornitura del comparto, conteggiando anche il quantitativo di anediride carbonica prodotta dalla respirazione animale e, dall’altro lato, il mancato assorbimento di carbonio di quei terreni destinati all’allevamento di bestiame e alla produzione di mangimi. Secondo l’International Livestock Research Institute, quest’ultima sarebbe la destinazione che caratterizzerebbe circa il 45% di tutta la terra del globo.

LE INFLUENZE DEL CLIMA SU COLTURE E FORESTE
Parlando del rapporto tra cambiamenti climatici e ambiente agricolo e forestale, si potrebbe correre il rischio di pensare che il fenomeno del surriscaldamento globale possa avere un’unica influenza omogenea nei diversi territori del continente. Al contrario, se si prende in esame la situazione europea, si nota come le proiezioni climatiche per il nostro continente mostrino degli incrementi generali di temperatura, ma modalità diverse di cambiamento di precipitazione: un diffuso aumento delle piogge nell’Europa del nord e diminuzioni considerevoli su parte dell’Europa meridionale ed orientale.
Molto diversa anche la risposta al cambiamento climatico dei diversi habitat in base alla loro altitudine. Secondo lo scenario A1B dell’IPCC, il quale prevede da qui in avanti un uso bilanciato delle fonti energetiche (non limitate quindi ai combustibili fossili), si prevede che entro la fine del XXI secolo la temperatura media della regione alpina aumenterà di 3.9 gradi centigradi, contro una media di 3.3 per l’intera Europa. L’aumento di temperatura sarà maggiore in alta montagna (sopra 1.500 m s.l.m.), dove raggiungerà 4.2 gradi centigradi. Questo porterà le Alpi a rappresentare l’habitat verso cui molte colture si spingeranno. Qui, infatti, l’agricoltura potrà avvantaggiarsi di temperature più elevate rispetto ad oggi, consentendo una stagione vegetativa più ampia.

Tuttavia, in molte aree calde del mondo, come l’Europa meridionale, la scarsità d’acqua deprimerà probabilmente il possibile aumento di produttività dovuto alla maggiore disponibilità di CO2 in atmosfera e di una stagione vegetativa più lunga, in particolare per le colture che si sviluppano principalmente in estate (Giannakopoulos et al., 2009).

PUÒ L’AGRICOLTURA LIMITARE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO?
L’agricoltura può far parte dello sforzo per contrastare il cambiamento climatico in tre modi principali: riducendo le proprie emissioni di gas, aumentando la funzione di assorbimento del carbonio nel suolo agricolo e contribuendo alla produzione di energie rinnovabili e prodotti biologici. Per quanto riguarda la possibile riduzione delle emissioni nette agricole di CO2 e N2O è stato stimato un potenziale intorno all’8% delle emissioni totali di GHG nell’area EU 15 (Grünberg et al, 2007). Fattore centrale di questa evoluzione è il passaggio a un sistema agricolo tecnologicamente evoluto, cosa che per ora è avvenuto più per alcune colture (tipicamente cereali) o per la produzione zootecnica, meno per assetti agricoli più tradizionali.

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