Allevamenti: ecco quante razze si stanno estinguendo

Oggi il 17% delle razze di animali da allevamento è a rischio estinzione. Stiamo parlando di un totale di 1458 razze fra ovini, caprini, bovini e suini, una percentuale aumentata dei 2% solo nell'ultimo decennio. Una percentuale che pottrebbe essere molto più alta, specie nei paesi in via di sviluppo.
Cristina Da Rold, 23 Marzo 2016
Micron
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Giornalista scientifica

Oggi il 17% delle razze di animali da allevamento è a rischio estinzione. Stiamo parlando di un totale di 1458 razze fra ovini, caprini, bovini e suini, una percentuale aumentata dei 2% solo nell’ultimo decennio: nel 2005 le razze da allevamento in via d’estinzione erano il 15% del totale. Complessivamente, dal 2000 a oggi si sono estinte definitivamente 100 razze di bestiame.

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La situazione peggiore la viviamo proprio in Europa, dove è a rischio conclamato circa un terzo delle razze. Per fare un paragone, nella “seconda” in questa triste classifica, il Nord America, la percentuale a rischio è poco più di un sesto del totale.
Questo è quello che emerge dal Second Global Assessment of Animal Genetic Resources della FAO.

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Si tratta però di una classifica solo parzialmente significativa, dal momento che per la maggior parte delle razze (circa il 60%) non ci sono dati. Insomma: sappiamo che il 17% è a rischio, ma la percentuale potrebbe essere molto più alta, specie nei paesi in via di sviluppo. Lì l’85%  delle razze locali è di stato di rischio sconosciuto a causa della mancanza di dati sulla popolazione.
Nel complesso a essere più a rischio è il pollame (a rischio il 20% delle razze), a seguire suini e capre (14,3% a rischio), che però in numero assoluto sono meno della metà rispetto alle razze ovine e bovine , le pecore (13,3%) e infine le razze bovine (10,7%).

Un trend questo che secondo la FAO non è sostenibile. Si tendono a prediligere razze più facili da allevare, ma i danni possono essere importanti, e per questo – precisano gli esperti FAO – i paesi si devono impegnare oggi più che mai nel settore della genetica per migliorare la resilienza delle specie da allevamento ai cambiamenti climatici. Ma cosa significa questo? Anzitutto pianificare. In molti paesi poveri del mondo è difficile oggi attuare programmi di allevamento di bestiame efficaci, quando invece proprio la pianificazione è la prima arma che abbiamo. Pianificazione che si traduce per esempio, in una maggiore conoscenza dei ruoli dei diversi tipi di bestiame nella fornitura di beni e servizi, specie nei paesi poveri, dell’impatto dei diversi tipi di bestiame sull’ecosistema nonché delle caratteristiche adattative delle singole razze, come la capacità di far fronte a temperature estreme, a un approvvigionamento idrico limitato, a un’alimentazione scarsa e alla vita ad alta quota.

Si tratta però di una prospettiva a lungo termine. Secondo i dati raccolti dalla FAO, i paesi che si stanno impegnando in questa direzione, attraverso piani nazionali sono ancora molto pochi rispetto al totale, specie fra i paesi poveri, anche se il potenziamento rispetto al 2005 è evidente. Attualmente 112 paesi hanno preparato, sono in procinto di preparare o hanno in programma strategie nazionali e piani d’azione per potenziare lo studio genetico degli animali da allevamento, in modo da sviluppare programmi di allevamento resilienti ma sostenibili. Il termine “genetica” abbraccia un largo insieme di significati. Anzitutto valutare le popolazioni di bestiame nei loro abituali ambienti di produzione, ad esempio attraverso lo sviluppo di mercati di nicchia per i prodotti speciali come un mezzo per aumentare la redditività delle razze potenzialmente minacciate e delle zone povere. Una seconda arma è la crio-conservazione, la conservazione cioè di materiale genetico congelato, considerata come strumento per proteggere le razze minacciate dall’estinzione.

3 caratterizzazione fenotipica

E per finire: la genomica, la branca della biologia che studia i più reconditi meandri del genoma, le sue strutture e funzioni. In particolare recenti sviluppi hanno contribuito a svelare le basi genetiche dei tratti ereditari nelle razze da allevamento e hanno aumentato l’efficacia di alcuni programmi di allevamento, anche se si tratta di tecniche usate relativamente ancora su poche razze. A livello mondiale, mostrano i dati FAO, solo un quarto circa dei fenotipi delle specie da allevamento è ad alto livello di caratterizzazione fenotipica. La possibilità di utilizzare strumenti genomici è influenzata da una varietà di fattori, e la mancanza di dati sui fenotipi animali (cioè le loro caratteristiche e prestazioni) rimane ancora oggi un vincolo enorme.

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