Cambiamenti climatici: l’acqua non è il problema ma parte della soluzione

Il cambiamento climatico provoca impatti importanti sull’acqua. Causa più eventi estremi come inondazioni, tempeste e siccità, e scioglie la neve e il ghiaccio sulle montagne che alimentano le riserve di acqua dolce. Una risorsa essenziale per l’ambiente e alla base della produzione di tutti i beni e servizi. Allo stesso tempo, secondo le maggiori agenzie internazionali, un importante strumento per contrastare gli effetti del cambiamento del clima.
Giovanna Borrelli, 01 Aprile 2020
Micron
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Giornalista scientifica freelance e data-journalist

Il cambiamento climatico provoca impatti importanti sull’acqua. Causa più eventi estremi come inondazioni, tempeste e siccità, e scioglie la neve e il ghiaccio sulle montagne che alimentano le riserve di acqua dolce. Una risorsa essenziale per l’ambiente e alla base della produzione di tutti i beni e servizi. Allo stesso tempo, secondo le maggiori agenzie internazionali, un importante strumento per contrastare gli effetti del cambiamento del clima. Per questo “Acqua e cambiamento climatico” è stato il tema condiviso quest’anno dalle Nazioni Unite (ONU) e dall’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) in occasione della giornata mondiale dell’acqua (22 marzo) e della giornata meteorologica mondiale (23 marzo). 

Secondo le due autorità internazionali la necessità di combattere il cambiamento climatico attraverso una migliore gestione dell’acqua è ormai riconosciuta, ma questa consapevolezza non si traduce ancora in azione. L’acqua non è esplicitamente citata nell’accordo globale sul clima firmato a Parigi nel 2015 né i Contributi Nazionali Volontari (NDC), gli impegni che ogni Paese prende per ridurre le emissioni di gas serra, propongono piani specifici per l’acqua.

Solo durante gli ultimi cento anni l’uso dell’acqua è aumentato di sei volte e, secondo i dati riportati dall’ultimo rapporto mondiale dell’ONU sullo sviluppo delle risorse idriche (WWDR 2020), la crescita proseguirà di circa l’1% ogni anno a causa dell’aumento della popolazione, dello sviluppo economico e dei modelli di consumo. Una tendenza che aggraverà la situazione nei paesi che già oggi soffrono di scarsità di acqua e provocherà problemi simili in aree che non sono ancora gravemente colpite. Alla difficoltà di gestire in modo sostenibile le risorse idriche si aggiungono poi le alterazioni causate dai cambiamenti climatici.

Acqua e clima sono strettamente legati per questo, sottolineano gli esperti ONU e WMO, la sua gestione sostenibile è parte essenziale della soluzione al cambiamento climatico. Sicurezza alimentare, salute, insediamenti urbani e rurali, produzione di energia, sviluppo industriale e crescita economica dipendono tutti dalle risorse idriche, vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici. Nella gestione delle risorse d’acqua ci sarà bisogno contemporaneamente di misure di mitigazione – gli interventi per ridurre le fonti di gas a effetto serra o per migliorarne l’assorbimento – e di adattamento – la gestione degli impatti del cambiamento climatico per ridurre gli effetti dannosi.

Le reti idriche e le acque reflue – cioè le acque di scarico – sono responsabile di una percentuale compresa tra il 3 e il 7% delle emissioni di gas serra. E queste stime non tengono conto delle emissioni degli scarichi non trattati che producono metano (CH₄) e ossido di diazoto (N₂O). Nei paesi in via di sviluppo tra l’80 e il 90% delle acque reflue non viene né raccolta, né trattata. Una soluzione indicata dal report suggerisce di seguire le misure intraprese in paesi come Giordania, il Messico, il Perù e la Thailandia dove tecniche moderne permettono di estrarre il metano dalla materia organica e di utilizzarlo per generare l’energia necessaria al processo di trattamento.

Un’altra misura di mitigazione è legata al recupero e alla conservazione delle zone umide – come le paludi, gli acquitrini, le torbiere e le mangrovie. Circa un terzo delle emissioni entro il 2030 potrebbe essere mitigato grazie alla conservazione degli ecosistemi, e le zone umide contribuirebbero per il 14%. Oggi il tasso di perdita di queste zone è tre volte superiore a quello di perdita delle foreste.
Gli sforzi mondiali verso riduzione di gas che provocano il cambiamento climatico dipende anche dai processi per la gestione dell’acqua nel settore energetico e industriale. Circa i due terzi delle emissioni di gas serra provengono dalla produzione e dall’utilizzo di energia, responsabile del 10% del prelievo di acque dolci. Mentre il settore industriale è responsabile del 19% del consumo delle risorse idriche mondiali. Le fonti rinnovabili come il solare e l’eolico garantiscono sia basse emissioni di carbonio sia un limitato uso di acqua. Anche il settore idrico utilizza elettricità per il prelievo, il trasporto e il trattamento dell’acqua e delle acque reflue. Con il miglioramento dell’efficienza nell’utilizzo delle risorse e la riduzione dei consumi e delle perdite il settore idrico potrebbe ridurre il suo utilizzo di energia, e quindi di emissioni, del 15% entro il 2040.

Agricoltura, foreste e altri utilizzi della terra, nel periodo 2007-2016, hanno rappresentato il 23% del totale delle emissioni di gas ad effetto serra. Solo per l’irrigazione dei terreni si utilizza oggi il 69% dell’acqua dolce consumata nel mondo. La produzione alimentare dovrà trasformarsi in base alla disponibilità di acqua e ai cambiamenti del clima che comporteranno l’aumento delle temperature. Migliorare la gestione dell’acqua in agricoltura può aumentarne la disponibilità e ridurre l’energia necessaria per il pompaggio dell’acqua di irrigazione. Per ridurre le emissioni, l’energia utilizzata in agricoltura dovrebbe orientarsi sempre più verso le fonti rinnovabili. Anche intervenire sugli sprechi alimentari può ridurre la domanda di acqua e di energia. Tra il 2010 e il 2016 le perdite e gli sprechi alimentari in tutto il mondo hanno contribuito ad una percentuale compresa tra l’8 e il 10% del totale delle emissioni.

Entro il 2050, secondo le previsioni, il 40% della popolazione mondiale vivrà in situazione di stress idrico grave, come ad esempio nel caso di tutte le popolazioni dell’Asia meridionale e del Medio Oriente, oltre a zone estese della Cina e del Nord Africa.

Le strategie disponibili per l’adattamento ai cambiamenti climatici riguardano la gestione e l’approvvigionamento delle risorse idriche. Tra le altre possibili soluzioni il report cita lo sviluppo di nuovi sistemi di raccolta e stoccaggio dell’acqua nelle zone urbane e la costruzione di infrastrutture “a prova di clima”. Per esempio quelle che si concentrano sulle acque sotterranee, più protette nei confronti della variabilità climatica stagionale e pluriennale rispetto alle acque superficiali.

Sistemi di monitoraggio delle siccità e delle inondazioni, insieme a strumenti di allerta precoce, rappresentano un importante strumento di riduzione degli effetti provocati dai disastri ambientali. In questo modo si possono ridurre anche gli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute umana correlati all’acqua: i decessi e i danni causati dagli eventi meteorologici estremi, le malattie veicolate dall’acqua e la sottonutrizione, conseguenza delle carenze alimentari causate da siccità e inondazioni.Secondo le stime della Banca Mondiale, in alcune aree del mondo le misure di adattamento al clima legate all’acqua potrebbe accelerare la crescita del 6%. Ma il report WWDR 2020 sottolinea come la gestione dell’acqua e dei servizi idrici e igienico-sanitari sia sottofinanziata. Dei 455 miliardi di dollari investiti in iniziative climatiche nel 2016, 11 miliardi sono stati destinati alla gestione dell’acqua e delle acque reflue per scopi di adattamento ai cambiamenti climatici, mentre 0,7 miliardi sono stati assegnati alla gestione dell’acqua e delle acque reflue per mitigazione.
Il messaggio lanciato dai meteorologi e dagli esperti Onu è chiaro: considerare l’acqua come parte della soluzione e metterla al centro delle politiche internazionali d’azione per il clima.

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