Che aria si respira in metropolitana?

Una review pubblicata di recente sulla rivista Environment International ha esaminato oltre 160 studi condotti in più di 20 Paesi del mondo fra Asia, America ed Europa, fra cui alcuni riguardanti le metropolitane italiane, individuando non solo pericolose concentrazioni dei tanto temuti particolati, ma anche di idrocarburi aromatici, gruppi carbonilici, funghi e batteri.
Cristina Da Rold, 23 Luglio 2017
Micron
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Giornalista scientifica

Il numero dei pendolari in metropolitana è aumentato in modo continuo negli ultimi anni. In una città come Shanghai per esempio, che possiede uno dei più grandi sistemi di traffico metropolitano urbano del mondo, la quota giornaliera è stata di 9 milioni di passeggeri nel 2015 con un record di circa 11,3 milioni l’11 marzo 2017. Anche se i pendolari spendono solamente 30-40 minuti in media in metropolitana, le sostanze emesse dai vari componenti interni e gli inquinanti atmosferici trasportati dall’aria di approvvigionamento della ventilazione possono agire in maniera rilevante sulla nostra salute respiratoria. E considerando che le concentrazioni di inquinanti sono molto elevate nelle aree sotterranee della metropolitana, si tratta di un problema di salute pubblica da non sottovalutare.
A fare il punto è una review pubblicata di recente sulla rivista Environment International, che ha esaminato oltre 160 studi condotti in oltre 20 Paesi del mondo fra Asia, America ed Europa – fra cui alcuni riguardanti le metropolitane italiane, Milano in primis – individuando non solo pericolose concentrazioni dei tanto temuti particolati, ma anche di idrocarburi aromatici, gruppi carbonilici, funghi e batteri.

CITTÀ ASIATICHE E USA
La situazione più grave è quella delle città asiatiche: uno studio condotto a Hong Kong nel 2014 ha rilevato per esempio concentrazioni di PM10 pari a 120 microgrammi per metro cubo, quando il valore soglia fissato dall’OMS sarebbe di 50 microgrammi. A Pechino nel 2011 si sono toccate soglie di IPA, ovvero idrocarburi aromatici come il benzoapirene, di 50 nanogrammi per metro cubo, quando il limite è di 0,6 nanogrammi come media annuale. E ancora, nella metropolitana di Tianjin nel 2015 si sono registrati valori di PM2.5 pari a 150 microgrammi per metro cubo. Un po’ meglio, ma sempre molto al di sopra dei valori di sicurezza, la situazione della metropolitana di Delhi, dove nel 2012 si registrava una media annuale di PM2.5 di 78 microgrammi per metro cubo. Non dimentichiamo che, secondo quanto riportano i dati del Global Burden of Disease, nel 2015 il PM2,5 ha rappresentato il quinto fattore di rischio per la mortalità a livello mondiale causando il 7,6% delle morti.
Alte, ma inferiori rispetto all’Asia, anche le concentrazioni di inquinanti nelle metropolitane americane: la metro di Los Angeles registrava una media di 56 microgrammi per metro cubo di PM2.5 (contro i 25 microgrammi considerati soglia di sicurezza) e 78 di PM10. A New York i dati più recenti arrivano purtroppo solo fino al 2008, ma sembrano meno allarmanti: una media di 36 microgrammi per metro cubo di PM2.5.


In Europa invece le cose vanno peggio, e anche l’Italia su questo non è certo virtuosa. Nella visitatissima Barcellona, nel 2013 si sono registrati livelli di PM2.5 pari a 165 microgrammi per metro cubo, e addirittura 183 microgrammi, cioè circa 4 volte rispetto al valore di sicurezza, per quanto riguarda il PM10. La situazione peggiore però fra quelle note si è registrata ad Atene, che nel 2013 registrava livelli di PM2.5 pari a 100 microgrammi per metro cubo, mentre il PM10 toccava quota 400 microgrammi.
Veniamo infine all’Italia, dove negli anni le pubblicazioni scientifiche in merito non sono mancate, soprattutto per le città di Roma, Napoli e Milano. I numeri non sono confortanti: a Napoli per esempio si sono registrate concentrazioni di PM10 nelle piattaforme della stazione metropolitana che variano da 172 a 262 microgrammi. Nel sistema metropolitano di Roma, le concentrazioni di particolati nei tunnel e nelle piattaforme era tre volte superiore rispetto a quella degli ingressi delle stazioni metro.

GLI STUDI SU MILANO
Lo studio più recente in materia, pubblicato nel 2016 (Ozgen et al), riguarda però Milano, che è una delle città con i più alti livelli di inquinamento atmosferico (fonte EEA), e che è stata scelta per ospitare quest’anno il Congresso Europeo di Salute Respiratoria (ERS), che si terrà dal 9 al 13 settembre prossimo, che prevede al suo interno la campagna Healthy Lungs for Life, che proporrà fra le altre cose anche la possibilità per i cittadini milanesi di sottoporsi gratuitamente a spirometrie per misurare lo stato della loro salute respiratoria in relazione alla presenza di questi inquinanti.
Lo studio presenta un’indagine comparativa delle particelle ultrafini (UFP), dei livelli cioè di PM10, PM2.5 e PM1 associati a quattro modi di trasporto: andare a piedi, in bicicletta, in auto e in metropolitana, e proprio quest’ultima è risultata il mezzo di trasporto che espone alle concentrazioni massime di particolati, che sono risultati rispettivamente circa 2-4-3 volte superiori rispetto alle concentrazioni a cui ci sottoponiamo se andiamo in auto, a piedi e in bicicletta. Specie in estate. Certo, anche utilizzare queste ultime due modalità di trasporto nel centro cittadino non cambia molto le cose, anzi: andare al lavoro o a scuola a piedi o in bicicletta in aree dove c’è molto traffico espone a concentrazioni di polveri sottili da 2 a 3 volte superiori rispetto a scegliere la metropolitana o l’auto, come avevamo detto qualche tempo fa raccontando una recente revisione apparsa su The Lancet. Si tratta tuttavia di una magra consolazione.
Infine, altri due studi condotti nel 2013 e nel 2015 hanno esaminato le fonti che originano livelli così alti di polveri sottili. A livello di piattaforma, si sono registrate a Milano concentrazioni medie di PM10 tra i 105 e i 283 microgrammi per metro cubo, prevalentemente composte da ferro, manganese, rame, originati con tutta probabilità dai processi meccanici dei treni, come frenate o consumo dei cavi elettrici. L’usura delle ruote e dei freni è risultata invece responsabile del 40-73% delle emissioni di polveri sottili, mentre l’usura dei cavi elettrici di rame e zinco per circa il 2% -3% delle emissioni.

 

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