Chi investe nelle rinnovabili oggi?

Il 2015 si è rivelato il primo anno in cui i Paesi cosiddetti in via di sviluppo hanno superato quelli ricchi quanto a investimenti nel settore delle rinnovabili: uno stacco di circa 20 miliardi di dollari. Se i Paesi poveri investono nelle risorse rinnovabili, quelli ricchi lo hanno fatto sempre meno negli ultimi cinque anni. A raccontare questi dati è un recente rapporto pubblicato da REN21 intitolato Renewables 2016 Global Status Report.
Cristina Da Rold, 07 Luglio 2016
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Tag

Il 2015 si è rivelato il primo anno in cui i Paesi cosiddetti in via di sviluppo hanno superato quelli ricchi quanto a investimenti nel settore delle rinnovabili: uno stacco di circa 20 miliardi di dollari. Un incremento vertiginoso del peso di questi Paesi nella spinta globale verso le energie green, se pensiamo che dieci anni fa, nel 2005, i Paesi in via di sviluppo investivano in rinnovabili 20 miliardi di dollari, contro gli oltre 150 miliardi di oggi. Una forbice che sta ricominciando ad aprirsi, ma per la prima volta dal verso opposto.
Se i Paesi poveri investono nelle risorse rinnovabili, quelli ricchi lo hanno fatto infatti sempre meno negli ultimi cinque anni. Nel 2011 gli investimenti ammontavano a poco meno di 200 miliardi di dollari, oggi a 130 miliardi. Ciononostante, le rinnovabili pesano ancora pochissimo nel complesso della produzione di energia a livello mondiale: appena più del 20%.
A raccontare questi dati è un recente rapporto pubblicato da REN21 intitolato Renewables 2016 Global Status Report.

OTTO MILIONI DI POSTI DI LAVORO STIMATI
La paventata chiusura di un’azienda considerata dannosa per l’ambiente e per la salute di lavoratori e residenti – basti pensare al caso Ilva – molto spesso, paradossalmente, non viene accolta con favorevole proprio per la paura che ciò si traduca in una mancanza di lavoro per gli abitanti di un dato territorio e, di conseguenza, in un impoverimento dell’economia del territorio circostante. Si considera molto meno di frequente il fatto che anche investire in rinnovabili significa creare posti di lavoro. Le stime di REN21 parlano di 8,1 milioni di posizioni lavorative, la fetta più grossa delle quali nel solare e nel settore dei biocarburanti. A seguire l’eolico e, solo a grande distanza, il comparto delle biomasse, biogas e geotermico.

 

BOOM DI SOLARE ED EOLICO. E L’ITALIA È NELLA TOP10
La disponibilità di posti di lavoro riflette naturalmente il trend di crescita della produzione delle rispettive fonti negli ultimi anni, che ha registrato un vero e proprio boom del solare e dell’eolico, in particolare negli ultimi 5 anni. Nel 2010 al mondo si producevano 40 GW di potenza grazie al solare, mentre oggi si toccano i 227 GW. Per l’eolico le cose vanno ancora meglio in numero assoluto: dai 198 GW prodotti nel 2010 ai 433 GW di oggi.
La nota positiva è che l’Italia si è rivelata un Paese trainante in questa direzione. Siamo infatti al quinto posto al mondo per la produzione di energia solare e al nono posto per quanto riguarda l’eolico.

 

SOLO IL 23,7% DELL’ENERGIA DA RINNOVABILI
Se la nota positiva è rappresentata dagli investimenti in forte crescita, in particolare per solare ed eolico, quella negativa è che, nonostante ciò, il mondo sembra ben lontano dall’essere davvero green. Il 76% dell’energia oggi viene infatti ancora prodotta da fonti non rinnovabili e il solare e l’eolico, che come abbiamo visto sono in forte crescita, nel complesso pesano pochissimo: il 3,7% del totale dell’energia prodotta l’eolico e l’1,2% il solare. Tutto questo mentre i Paesi ricchi del mondo continuano da cinque anni a ridurre fortemente gli investimenti nel settore.

 

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    X