Clima, a rischio anche le tracce del passato

Una delle conseguenze meno note del surriscaldamento globale è che rischia di cancellare il ricordo di antiche popolazioni. Un gruppo di ricercatori ha indagato gli effetti dell’accelerazione dello scioglimento dei ghiacci sui reperti archeologici della Groenlandia.
Marco Boscolo, 16 Settembre 2019
Micron
Micron
Giornalista scientifico

Lo scorso 28 agosto il quotidiano inglese The Telegraph ha pubblicato un foto di Adam Gerrard che ha suscitato molte reazioni. L’immagine riprende due adolescenti a petto nudo e costume mentre sguazzano nell’acqua del mare. Peccato che siano a Qaanaaq, appena 1300 chilometri a sud del Polo Nord, sulla costa orientale della Groenlandia, una località dove una situazione del genere non dovrebbe essere la norma. Lo scatto di Gerrard è stato pubblicato in accompagnamento all’ennesimo articolo che raccontava l’accelerazione dello scioglimento dei ghiacci groenlandesi a causa dell’aumento delle temperature.
Meno note sono però le conseguenze dello scioglimento dei ghiacci sui reperti archeologici dell’isola, un tempo abitata anche dai Vichinghi.

Un’idea se la sono fatti i ricercatori guidati da Jørgen Hollesen del Museo Nazionale Danese. In uno studio recentemente pubblicato su Scientific Reports hanno stimato che fino al 70% della materia organica ancora presente negli oltre 180 mila siti archeologici della Groenlandia potrebbe andare perduto entro il 2100.
«In alcuni siti scoperti quarant’anni fa», ha raccontato Hollesen a Scientific American, «sono stati trovati molti manufatti e molte ossa, ma oggi non c’è rimasto molto». A determinare la perdita di questi reperti è l’attività dei microbi, più attivi di quanto ci si aspettasse nei decenni passati proprio a causa delle temperature più alte.
Il team ha collocato cinque stazioni automatizzate per il rilevamento delle condizioni meteorologiche nella regione di Nuuk, la capitale, e hanno raccolto dati per due anni. Parallelamente, hanno raccolto decine di campioni di suolo e materiale organico in sette diversi siti, dalla regione costiera fino a 120 chilometri nell’interno ricoperto di ghiacci. Si tratta di un’area molto importante in termini archeologici, perché ospita resti di almeno tre diverse culture che l’hanno abitata: quella vichinga che abbandonò l’isola misteriosamente 500 anni fa, quella di Saqqaq (dal 2500 a.C. all’850 a.C. circa) e quella cosiddetta di Thule (dal 1300 a oggi).

La localizzazione dei siti di raccolta dei dati meteorologici e dei campioni di suolo dello studio in Groenlandia (Immagine: Rasmus Fenger-Nielsen/Nature Scientific Reports).

Quello che volevano capire era l’impatto della temperatura sulla velocità di decomposizione dei campioni. I risultati sono contenuti in due modelli che simulano l’andamento della decomposizione in altrettanti scenari. Nel primo la temperatura media locale si innalzerebbe di 2,5 °C, nel secondo di 5 °C. Anche nello scenario più ottimista, racconta lo studio, il 30% del materiale organico sarà comunque scomparso nel 2100. Con effetti più gravi nell’interno rispetto alle zone costiere. Questo perché il terreno interno, dove si trovano molti dei siti archeologici vichinghi, è più asciutto e permette ai microbi di avere accesso a una quantità maggiore di ossigeno, accelerando la loro attività di decomposizione.

Si tratta di un problema che non è circoscritto solo alla Groenlandia, come racconta uno studio – una review, per la precisione – a cui lo stesso Hollesen ha lavorato in precedenza. Lo scioglimento dei ghiacci mette a repentaglio i reperti archeologici di tutta l’area artica. Il tipo di studi come questo, che permetta di valutare quanta e quale materia organica non sarà più disponibile nel prossimo futuro, sono secondo i ricercatori tristemente fondamentali: saranno strumenti indispensabili per operare delle scelte su quali siti continuare a scavare e quali tralasciare.
Perché una cosa è chiara: non c’è il tempo per farlo su tutti. Il che non solo rende evidente, in modo molto tangibile, gli effetti del surriscaldamento climatico, ma cancellerà dalla Terra il ricordo di intere popolazioni.

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