Clima: un nuovo database sulle temperature degli ultimi 2000 anni

Gli scienziati hanno da oggi a disposizione il più completo e aggiornato database sulle variazioni del clima degli ultimi 2000 anni. Un team internazionale di 98 ricercatori da 22 paesi ha infatti reso disponibile il risultato di tre anni di lavoro sugli 'indizi' contenuti nei principali archivi naturali della storia climatica della Terra, come anelli degli alberi, carote di ghiaccio, stalagmiti, coralli, sedimenti dei fondali oceanici.
Cristina Da Rold, 19 Luglio 2017
Micron
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Giornalista scientifica

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Ricostruire le temperature al tempo di Giulio Cesare, di Carlo Magno, di Leonardo da Vinci, del Re Sole e di Charles Dickens: oggi è già possibile, ma d’ora in avanti saranno sempre più accurate grazie al nuovo database, coordinato da PAGES2k, appena pubblicato su Scientific Data, il portale di Nature dedicato alla raccolta dei dati relativi alle variazioni del clima degli ultimi 2000 anni.
Un database aperto, consultabile gratuitamente da tutti, che raccoglie 692 record provenienti da 648 posizioni in tutto il mondo (vedi Figura 1) sia dalle regioni continentali che dai principali bacini oceanici. Anelli degli alberi, campioni di ghiaccio, sedimenti, coralli, e qualsiasi altro tipo di archivio paleoclimatico, che rappresentano la raccolta più completa di informazioni sul cambiamento globale della temperatura nel corso degli ultimi duemila anni.

 

Figura 1

Negli ultimi 2000 anni, le perturbazioni esterne naturali hanno agito sul clima del nostro pianeta: i cambiamenti lenti nell’orbita della Terra hanno ridistribuito la radiazione solare in arrivo, le fluttuazioni dell’attività solare hanno influito sulle radiazioni in ingresso, grandi eruzioni vulcaniche hanno iniettato aerosol nell’atmosfera. Più di recente, nuove perturbazioni derivanti dalle attività umane sono state associate a cambiamenti nel carico atmosferico degli aerosol e dei gas a effetto serra. La dinamica dell’atmosfera, degli oceani e della biosfera genera anche variabilità, chiamata “variabilità interna”, che, in combinazione con la risposta del clima alle perturbazioni esterne, causa variabilità climatica a tempi che vanno dai giorni (eventi meteorologici) a stagioni, anni, decenni, secoli.
Il database è frutto di tre anni di lavoro che ha impegnato un team internazionale di 98 ricercatori da 22 paesi, fra cui l’Italia attraverso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Un archivio aggiornato che potrà servire ai gruppi di ricercatori che studiano le variazioni di temperatura delle singole regioni della Terra per elaborare stime sempre più accurate, utilizzando modelli matematici che mettano in relazione i risultati provenienti da questi archivi naturali (alberi, coralli, ghiaccio e via dicendo) con la temperatura.
Rispetto alla versione precedente, datata 2013, questo nuovo database ora include i record degli oceani per una copertura globale più completa, e una documentazione estesa per facilitare l’accuratezza e il riutilizzo dei dati.
Un risultato importante già c’è: anche questi dati confermano che a un lungo periodo di raffreddamento, dall’anno zero fino al XIX secolo – cioè fino alla seconda rivoluzione industriale – è seguito da un brusco aumento della temperatura media del pianeta. Insomma: al tempo di Giulio Cesare le temperature medie erano inferiori rispetto a quelle a cui era abituato il Re Sole (giusto per rimanere nella stessa area geografica), che a loro volta erano leggermente inferiori rispetto alla Londra nebbiosa di Sherlock Holmes.
Le differenze regionali però sono importantissime. Interessante per esempio è quella che riguarda l’Antartide. “L’Antartide ha visto un po’ una controtendenza rispetto ad altre aree del pianeta, perché al raffreddamento a partire dall’anno zero non è seguito un riscaldamento a partire dal XIX secolo. Questo a scala continentale, ma se andiamo a vedere le ricostruzioni delle temperature dell’Antartide a scala regionale, come ricostruite da un recente studio che utilizza appunto questi nuovi dati, come ad esempio la Penisola Antartica, la tendenza del riscaldamento di questa regione appare insolita rispetto a quello che si osserva nel corso degli ultimi 2000 anni”, dichiara Barbara Stenni, geochimica e paleoclimatologa dell’Università Ca’ Foscari Venezia che ha collaborato al progetto PAGES 2K, in qualità di coordinatore del gruppo di lavoro Antarctica2k, proprio sul continente Antartico. “Per l’Antartide in particolare questo database segna un importante passo in avanti in quanto ci permetterà di confrontare con una maggiore confidenza le ricostruzioni climatiche, sia a scala regionale che continentale, con quelle simulate dai modelli climatici”.

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