Con occhi nuovi

Da San Feliciano al Centro Studi sui Cambiamenti Climatici e biodiversità di Arpa Umbria, un viaggio alla scoperta del lago Trasimeno e dell’isola Polvese.
Rosy Battaglia, 13 Ottobre 2019
Micron
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Giornalista d’inchiesta, è l’ideatrice di Cittadini Reattivi

“Le meraviglie nel mondo sono tante, ma ci vuole la meraviglia dell’uomo, cioè la sua capacità di vedere e di stupirsi, per scoprirle”.
La citazione di Mons. Gianfranco Ravasi, ispirato da Marcel Proust e da una canzone di Claudio Baglioni, mi sembra la più appropriata per descrivere la ri-scoperta di luoghi come il lago Trasimeno e l’isola Polvese.
La più grande delle tre isole presenti nel più grande bacino lacustre del centro Italia, è un connubio di meraviglia. Oasi naturalistica tra natura, storia, arte e scienza. Dalla chiesetta di San Giuliano all’ex Monastero degli Olivetani, trasformato nella sede del Centro Climatico e Biodiversità in ambienti lacustri ed aree umide, oggetto della mia visita. Al Centro di Esperienza Ambientale (CEA) fino ai resti del magnifico castello medievale. Il tutto immerso in una tenuta antica, tra ulivi, oleandri e antiche piante da frutto, curati secondo i dettami dell’agricoltura biologica.

Guida e “Virgilio” d’eccezione, Aurelio Cocchini, il presidente della Cooperativa Pescatori del Trasimeno. Appuntamento a San Feliciano, borgo di cinquecento anime, all’interno del Parco regionale del Trasimeno per poi raggiungere l’isola. Un incontro all’insegna della scoperta di un equilibrio possibile, tra uomo e ambiente. Andate a cercarlo Aurelio, vi farà entrare in un mondo di rispetto e profonda cura per tutti gli esseri viventi. Quello che ha portato una delle più antiche cooperative di lavoratori del lago, la sua nascita risale al 1928, a reinventarsi completamente nell’ottica della sostenibilità ambientale, con importanti ricadute economiche sul territorio.

Un mondo, quindi, non idilliaco, ma concreto, preservato da chi ha ben compreso come la tutela dell’ambiente sia fondamentale, per la vita e sopravvivenza di tutte le specie. Che fa di chi lavora tra lago, reti, barche e pesci, il “custode del creato”, è il caso di dirlo.  Aurelio ci ha svelato il perché del colore del lago Trasimeno, dovuto alla sua origine tettonica e bassissima profondità. La particolarità della sua salinità. Ma anche, soprattutto, quella delle battaglie comuni, fatte insieme all’ente di controllo ambientale, Arpa Umbria, per fare in modo che l’inquinamento di origine antropica, causa di tanti mali negli altri laghi italiani, qui, sia stato affrontato alla radice, con un’adeguata depurazione e vigilanza.

“Ci sono sempre meno pescatori, ma non meno pesci, sul Trasimeno, ribadisce Aurelio. Si pesca, alla maniera antica, in modo passivo: si posano le reti e si aspetta. Non mera predazione, quindi, ma una tecnica rispettosa del ciclo biologico delle specie ittiche e del ritmo stagionale. Che nello sviluppo della filiera agroalimentare, a partire dalla preparazione del pesce per il consumo, vendita e esportazione, ha visto la sua espansione.
Eppure c’è un ma. Proprio chi come lui vive a stretto contatto con gli elementi naturali, avverte, con preoccupazione, ormai da tempo, il cambiamento del clima. Un fattore non controllabile, che sconvolge ritmi, giornate, equilibri di vita e biologici. “Anche per questo, isola Polvese è casa e il Centro Climatico il nostro punto di riferimento – racconta, mentre sbarchiamo nel magnifico porticciolo.

I pescatori collaborano, infatti, con gli esperti del Centro e i ricercatori dell’Università di Perugia ai progetti di monitoraggio sulle specie animali e ittiche. Sono le prime vedette di ogni variazione. “Per questo abbiamo lottato insieme ad Arpa, per avere un presidio di controllo sull’ambiente, che ci tutela”.

Nel punto più panoramico dell’isola ha sede l’ex monastero degli Olivetani, trasformato in Centro di ricerca e didattico a cura di Arpa. Insieme all’Università di Perugia e ad partner scientifici, punto di riferimento e monitoraggio scientifico su quanto il cambiamento climatico stia incidendo sugli ecosistemi. “All’isola Polvese, da un paio d’anni, si fa ricerca scientifica, studio e si mettono a disposizione, non solo con nell’ambito scientifico ma con la popolazione, le informazioni raccolte, racconta Rosalba Padula, tra le coordinatrici del programma scientifico del Centro, che ci accoglie davanti alle siepi di piante aromatiche, esperimento di ecologia tattile.

 

Motivo per cui gli ambienti del Centro, con aule e spazi conferenze, sono stati pensati per accogliere visitatori. Con tanto, di laboratorio di analisi e ricerca scientifica, posto nella punta estrema dell’edificio. Dalle finestre una vista mozzafiato. È qui che i ricercatori monitorano le condizioni dell’ecosistema lacustre.
A partire dai microrganismi più piccoli e antichi, le diatomee. Invisibili a occhio nudo, sono alghe unicellulari, comparse nel Cretaceo, circa 145 milioni di anni fa. Fondamentali indicatori biologici della buona qualità delle acque lacustri e fluviali, oltre che marine.  “Le misurazioni relative al cambiamento climatico devono essere prolungate nel tempo – ribadisce Padula – ma i primi segnali sulle ricadute del surriscaldamento sono già avvertibili. Come l’aumento della salinità delle acque e un inaridimento del territorio. Oltre la moltiplicazione delle specie fungine. Dalle 50 specie esistenti solo dieci anni fa, siamo alle oltre 300 attuali”.

Il cambiamento è, quindi, in atto, e non risparmia nessun territorio. Occorre capire come affrontarlo, attuare meccanismi di prevenzione e resilienza, per tutelare la biodiversità. E cercare di mantenere il delicato equilibrio tra specie viventi e ambiente. Una visita tra San Feliciano, l’isola Polvese e il Centro Climatico e Biodiversità, ci può far toccare con mano la gravità del climate change. Ma, al contempo, far comprendere ciò che l’Homo Sapiens, “di buona volontà”, può davvero fare per riparare ai danni compiuti.

[Credits: riprese e montaggio di Stefano Porciello]

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