Conosco un posticino…

È una domanda che si saranno forse posti in tanti: ma come fanno le enormi balenottere a trovare quantità di minuscoli krill sufficienti a sfamarle?
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Lunghe una trentina di metri e con un peso di circa 180 tonnellate, le balenottere azzurre sono le più grandi creature viventi. Eppure raggiungono queste dimensioni colossali facendo grosse scorpacciate di minuscoli crostacei: il krill. Come riescano a trovare siti di alimentazione sufficienti a soddisfare il loro appetito, però, è rimasto un mistero fino a oggi. Per trovare il krill le balenottere azzurre si affiderebbero alla loro incredibile memoria, ricordando le aree dove negli anni hanno trovato sempre cibo a sufficienza. A rivelarlo è uno studio appena pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, che però lancia un allarme: con i cambiamenti climatici in atto, questa abitudine potrebbe diventare un grosso problema.
Come le megattere, anche le balenottere azzurre trascorrono i mesi caldi nelle acque polari a caccia di krill, ingurgitandone fino a 3.600 chili al giorno, per poi trascorrere i mesi freddi nei loro quartieri riproduttivi, a ridosso dell’equatore, in acque meno ricche di cibo. Dunque, durante questi enormi spostamenti di migliaia di chilometri, trovare siti di produzione primaria ricchi di krill è fondamentale. E quando la disponibilità di cibo è limitata nel tempo e segue un ritmo stagionale, il tempismo è tutto. È una regola che conoscono tutti i migratori e per questo si affidano a “orologi” finissimi, sviluppati nel corso dell’evoluzione.
Gli gnu striati del Serengeti, per esempio, si spostano seguendo le piogge e arrivano al Lake Eyasi giusto in tempo per il rinverdire delle praterie. I caribù in Alaska avanzano verso nord seguendo il disgelo per approfittare della morbida erba fresca e lo stesso fanno i cervi mulo in Wyoming. Persino molti uccelli migratori seguono “l’onda verde”: riescono cioè a sfruttare le migliori opportunità di foraggiamento, rintracciando la variazione nel tempo e nello spazio della crescita del manto erboso o della fioritura e della copertura arborea, tarando le tempistiche e adeguando le rotte ogni anno.
Ma i giganti del mare che viaggiano nell’oceano riescono a fare lo stesso? Il team di ricercatori americani guidato da Briana Abrahms della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) è partito da questa domanda e ha trovato la risposta. Per 10 anni, il gruppo ha monitorato i movimenti di 60 esemplari di balenottere azzurre nel Pacifico nord-orientale, nell’area attraversata dalla corrente della California, che si origina al largo della Columbia Britannica e termina al largo della Bassa California del Sud, e che dunque ricalca la principale rotta migratoria di questi cetacei. Circa 2.500 balenottere azzurre, infatti, si spostano tra il Golfo dell’Alaska – dove trascorrono l’estate – e il tratto di oceano Pacifico al largo della California, dove passano l’inverno e danno alla luce i loro piccoli. Sono fedeli ai siti di riproduzione e partoriscono lungo la West Coast degli Stati Uniti, anno dopo anno.
Il team ha dunque esaminato le rotte seguite dalle balenottere nei loro spostamenti stagionali e li ha confrontati con l’andamento della produttività primaria registrata dagli strumenti della NOAA. Fenomeni periodici, con diverse scale temporali, come El Niño e La Niña, incidono sui tempi e sulla localizzazione delle fioriture di fitoplancton e, quindi, sulla disponibilità del cibo preferito dalle balenottere: il krill, vorace divoratore di fitoplancton. Incrociando i dati, dunque, i ricercatori si sono accorti che le balenottere azzurre, piuttosto che rincorrere le aree di disponibilità di krill più effimere, che cambiano ogni anno, sono abitudinarie: si affidano alla memoria e tornano solo in quei siti che negli anni hanno garantito loro una scorpacciata soddisfacente di quei gamberetti.
Questi animali longevi e molto intelligenti decidono che direzione prendere e quando partire in base a quando e dove si aspettano che il krill sarà disponibile durante la loro migrazione. E lo fanno andando a memoria, tornando in quelle aree che fino a oggi hanno garantito loro la sopravvivenza, perché più abbondanti di cibo e più stabili nel tempo. Oggi la tempistica delle migrazioni delle balenottere azzurre e il loro arrivo nelle aree di alimentazione quindi combacia perfettamente con il periodo medio della massima produzione di krill nelle aree storicamente più abbondanti.
Ma affidarsi alla memoria potrebbe non essere una scelta vincente ancora per molto. I cambiamenti climatici in atto stanno già modificando le correnti oceaniche, la temperatura superficiale delle acque e le correnti di upwelling: ovvero la risalita delle acque oceaniche profonde, fredde e ricche di nutrienti dal fondo degli oceani in superficie. Sono proprio queste le responsabili della produzione di fitoplancton e dell’arrivo del krill. E, se le balenottere trovano il krill “a memoria” potrebbe essere molto difficile per loro fronteggiare i cambiamenti climatici.

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