COP 21, ultima chiamata per il Clima

È  iniziato ieri il “Rome 2015 - Science Symposium on Climate”. Una due giorni di dibattiti in cui Società Scientifiche, Istituzioni e associazioni italiane impegnate nello studio del clima cercheranno di fotografare la situazione mondiale degli impatti climatici e le loro ripercussioni socioeconomiche e ambientali.
Giuseppe Nucera, 20 Novembre 2015
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Videomaker e Comunicatore della Scienza

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È  iniziato ieri, presso la sede FAO, il “Rome 2015 – Science Symposium on Climate”.
Una due giorni di dibattiti in cui Società Scientifiche, Istituzioni e associazioni italiane impegnate nello studio del Clima cercheranno di fotografare la situazione mondiale degli impatti climatici e le loro ripercussioni socioeconomiche e ambientali. Al meeting prendono parte ricercatori ed esperti del clima provenienti da tutto il mondo, con la presentazione di circa 250 lavori scientifici sull’impatto climatico.

UN NUOVO PARADIGMA GLOBALE E BOTTOM UP
Il vicedirettore della FAO, Maria Helena Semedo, ha affermato che “dal modo in cui pensiamo il cambiamento climatico dipende l’organizzazione delle soluzioni messe in atto, quindi il loro effetto concreto”. In questo senso il simposio di Roma ha rotto confini geografici, proponendo un approccio globale. Un nuovo paradigma dell’impatto climatico all’interno del quale le scelte politiche di contrasto al cambiamento climatico dovranno esser prese da qui in avanti.
Come sottolinea Carlo Carraro, Direttore dell’International Centre for Climate Governance (ICGC), c’è inoltre la necessità di allontanarsi da un approccio top down.
Ciò che ci si aspetta dalla Cop21 è la promozione di un ruolo attivo dei singoli stati, chiamati ad avanzare delle proprie proposte di mitigazione delle emissioni dei gas serra, più che a rispettare limiti imposti dai decisori politici: questa la natura degli Intended Nationally Determined Contributions (INDCs), percorsi su base volontaria che tengono inoltre conto dei costi economici delle strategie. Secondo Carraro gli INDCs dovrebbero limitare l’aumento della temperatura media globale intorno ai 2,5 o 2,7 gradi alla fine del secolo. Un risultato che per ora si pone oltre la soglia dei due gradi posta dalla comunità scientifica come missione, ma che secondo il Direttore dell’ICGC va visto con positività perché “dopo la COP 21 ci saranno nuovi accordi futuri, più stringenti e che ci avvicineranno al traguardo dell’aumento di soli due gradi entro la fine del secolo”.

LA RESILIENZA PER CONTRASTARE L’IMPATTO DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO SULLA FOOD SECURITY
Quello del climate change è una delle sfide più importanti per tutta l’umanità anche in termini di sicurezza alimentare.
La FAO stima, infatti, che il 25% di tutti i danni causati dai disastri ambientali, hanno un impatto diretto sulla quantità e sulla qualità della produzione di cibo: le evoluzioni recenti del clima comportano un impoverimento dei campi agricoli, dei boschi, quindi degli allevamenti, oggi sempre meno in grado di rispondere alle richieste del mercato alimentare. Mentre in passato gli sforzi per nutrire la popolazione mondiale si sono basati sull’impulso della produzione agricola per produrre più cibo, oggi c’è bisogno di un nuovo approcci obasato sul concetto di Think globally, act locally. E ruolo centrale in questo processo di ridefinizione del contrasto al cambiamento climatico lo ha l’agricoltura. Come detto più volte il problema è globale ma le soluzioni sono soprattutto a livello locale e nelle piccole produzioni.
Il cambiamento climatico è una sfida da vincere, per non correre il rischio di veder spazzati via i risultati ottenuti nel contrastare la fame nel mondo che negli ultimi decenni.

LA SFIDA DELLA SCIENZA È IMMENSA! E DOVRÀ CONTINUARE DOPO LA COP21
Laurence Tubiana, rappresentante speciale del ministro degli Esteri francese per la Cop21, con un videomessaggio ha sottolineato il ruolo futuro che la comunità scientifica dovrà assumere in futuro per contrastare i cambiamenti climatici. La ricerca sul clima è indispensabile, come è indispensabile il dialogo con i cittadini: comunicare i rischi è fondamentale per poter così permettere a tutti una migliore comprensione delle soluzioni possibili.
“Parigi è solo l’inizio di un nuovo paradigma in cui la scienza nei prossimi decenni avrà un ruolo chiave nella nuova governance, non solo nell’IPCCC per sapere quale è la situazione in cui ci troviamo ma un ruolo attivo nel monitorare i nostri comportamenti globali e nel definire le strategie per dare soluzioni”, ha detto Tubiana.

UNA SCIENZA SEMPRE PIÙ VICINA ALLA SFERA DECISIONALE
Indice di questo rinforzato legame tra scienza e politica è stata la partecipazione al meeting scientifico del Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, Gian Luca Galletti. La comunità scientifica italiana ha voluto consegnare al Ministro Galletti lo “Scientific Statement on Climate Change”, una dichiarazione con cui le Società Scientifiche Italiane hanno evidenziato i risultati più rilevanti raggiunti dalla comunità scientifica nel campo della ricerca e della politica climatica. Con lo stesso documento si è posta particolare rilevanza a quelle azioni climatiche che gli esperti ritengono principali per una riduzione considerevole delle emissioni gas a effetto serra.

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