Cosa distingue un cane da un lupo? Un viaggio tra evoluzione, genetica e ossitocina…

Perché il cane è innatamente e spontaneamente docile e non tende a evitare l’uomo, mentre il lupo è uno degli animali più schivi che esistano? La risposta sta nella genetica: il cane è un animale domestico, il lupo è un animale selvatico. Ma vediamo cosa vuol dire, e soprattutto come si è evoluta questa differenza.
Chiara Grasso, 21 Luglio 2018
Micron

Canis lupus familiaris e Homo sapiens hanno incrociato le loro strade evolutive circa 15/35 mila anni fa.
Tuttavia, geneticamente, alcuni lupi hanno iniziato il processo evolutivo del diventare cani circa un centinaio di migliaia di anni fa. L’uomo ha trovato nel cane un ottimo alleato per la caccia e un’efficace guardia da altri predatori fuori dalle capanne. Un do ut des che, circa 25 mila anni fa ha reso possibile che l’uomo domesticasse il cane e il cane addomesticasse l’uomo. Le loro strade evolutive si sono incrociate, attraverso un processo evolutivo chiamato: Co-Evoluzione.
La co-evoluzione interspecifica è quel processo mediante il quale due specie appartenenti a due linee evolutive parallele, in un determinato momento della storia evolutiva, si sono incrociate modificando il resto dell’evoluzione per entrambe le specie.
In poche parole, l’uomo non sarebbe quel che è oggi se non avesse mai incontrato il cane e viceversa.

CANE E UMANO: COMUNICAZIONE PERFETTA
Il processo di Co-evoluzione tra uomo e cane ha la sua massima espressione nella comunicazione interspecifica che siamo in grado di instaurare con il nostro amico a quattro zampe.
Una comunicazione funzionale tra due specie è la prova di una convivenza sana e riuscita: nel caso dell’Homo sapiens quando non c’è bisogno di addestrare artificialmente l’animale e di modificare il suo repertorio comportamentale per far sì che questo ci sia docile, allora è un rapporto naturale.
E questo è quello che succede da migliaia di anni con il cane. Come sappiamo, la comunicazione non è solo verbale, ma è anche chimica e per quanto fino ad ora non ce ne rendessimo conto, noi e il cane, anche ormonalmente comunichiamo perfettamente, proprio come i cani comunicano tra di loro.
Basti pensare che uno studio giapponese del 2015 pubblicato su Scienceha dimostrato che il solo sguardo reciproco tra cane e umano stimola in entrambi la secrezione di ossitocina (chiamato “ormone dell’amore”), cosa che, durante gli esperimenti, non è avvenuta tra uomo e lupo.
Gli scienziati hanno calcolato il livello di ossitocina contenuto nell’urina di canidi e proprietari, dopo diversi minuti di sguardo negli occhi. I lupi tendevano a evitare lo sguardo e, in ogni caso, anche dopo un contatto fisico con il proprietario, il livello di ossitocina, sia nell’uomo che nel lupo era molto minore rispetto a quello misurato nei cani, dopo l’interazione con il rispettivo proprietario.
I ricercatori hanno successivamente invertito l’esperimento e hanno indotto ossitocina sia nei canidi che negli umani per valutare la durata dello scambio di sguardi tra canidi e proprietari e anche in questo caso la diade cane-umano ha avuto interazioni visive più lunghe e durature delle diadi lupo-umano.
Tra Canis lupus familiaris e Homo sapiens sembra quindi esserci, anche a livello endocrino, lo stesso rapporto che c’è tra madre e figlio o tra partners. Non si tratta solo del migliore amico dell’Uomo, ma anche geneticamente della miglior co-evoluzione mai riuscita.
Insomma, approssimativamente 25 mila anni di domesticazione hanno fatto in modo che cane e uomo creassero questo peculiare legame che solo in casi di simbiosi sembra esserci, che sviluppassero un unico sistema comunicativo intra-specifico e che da entrambe le parti si perdesse la paura e l’aggressività a favore invece di un rapporto più amichevole e basato sulla fiducia reciproca.

DOMESTICO O ADDOMESTICATO?
Il cane quindi è domestico, e sembra che tutto fili liscio come l’olio, ma se domani io allevo un cucciolo di lupo e cresce con me perdendo la sua aggressività e la sua indole innata ad evitare l’Uomo, allora quel lupo è domestico?
No. Quel lupo rimane sempre un individuo selvatico, ma addomesticato.
Si parla infatti di domesticazione (da domus: casa) per definire quel processo attraverso il quale un’intera specie animale si adatta all’uomo attraverso svariate modificazioni genetiche che avvengono nel corso di generazioni e attraverso una serie di eventi di adattamento prodotti dall’ambiente. Nel caso del cane, tutto ciò è successo nell’arco di 15-35 mila di anni, e sta ancora accadendo.
Nel corso di molte migliaia di anni, solo poche specie sono state domesticate, mentre altre potrebbero non esserlo mai, nemmeno dopo molte generazioni di allevamento selettivo.
Si parla invece di animale addomesticato o ammaestrato quando il processo di addomesticazione riguarda un singolo individuo, reso docile ed obbediente, ma la cui specie di appartenenza rimane selvatica e geneticamente uguale all’esemplare divenuto mansueto.
Il cane è un animale domestico, il leone del circo è un animale addomesticato:  la differenza la si trova nella componente genetica che ci permette di distinguere un cane dal lupo e che non differenzia invece il leone nato e cresciuto in cattività (anche da numerose generazioni) e il leone selvatico della savana africana.
Altre differenze riguardano la morfologia, la fisiologia e l’etologia: lo sviluppo secondo caratteristiche diverse è il risultato del processo di domesticazione a cui sono stati sottoposti gli animali selvatici, e ha condotto a un relativo ridimensionamento della corporatura, a una maggiore variabilità nella tipologia, nella grossezza, nella colorazione e nel tipo di pelo dell’animale.

LE CELLULE DELLA CRESTA NEURALE E I DOMESTICI
Un recente studio pubblicato su Genetics (The “Domestication Syndrome” in Mammals: A Unified Explanation Based on Neural Crest Cell Behavior and Genetics) ha dimostrato come anche la componente genetica e neurobiologica risieda nella differenza che si cela tra domestici e selvatici. Senza complicare eccessivamente il concetto, un gruppo di ricerca sudafricano, statunitense e austriaco ha osservato lo sviluppo delle cellule della cresta neurale in alcune specie domestiche (cani, maiali, cavalli, pecore e conigli, alcuni uccelli e pesci) partendo dall’idea che per esserci così tante differenze morfologiche, fisiologiche e comportamentali, ci dovrà pur essere stata una “Sindrome dell’addomesticazione” genetica, a cui Darwin non era arrivato nel 1868 nel suo “The Variation of Plants and Animals under Domestication” e hanno così rilevato il ruolo delle cellule della creste neurale nel processo di addomesticamento delle specie domestiche. In breve, le cellule della cresta neurale sono cellule che in fase embrionale si auto-indirizzano e dal tubo neurale vanno a specializzarsi in tutto il “corpo” abbozzato andando a compiere diverse funzioni a seconda del sito occupato.
Alcune si specializzano in cellule del sistema nervoso periferico(PNS), altre nei derivati endocrini e paraendocrini (ormoni e ghiandole), altre nelle cellule pigmentate dell’epidermide, altre ancora nel tessuto cartilagineo e osseo della faccia e infine nel tessuto connettivo. I ricercatori hanno osservato che, le cellule della cresta neurale in fase embrionale, negli animali domestici sono minori rispetto agli animali selvatici.
Questo, una volta conclusa la specializzazione embrionale, ha portato nei derivati endocrini del midollare del surrene, ad una diminuzione della secrezione dell’adrenalina.
Avendo una rilascio adrenalinico minore, gli individui delle specie domestiche hanno un’indole già alla nascita di approccio e interazione con l’Uomo senza paura, saranno tutti più mansueti, avranno orecchie più basse, generalmente un manto più macchiato, il muso più accorciato e una dentatura con meno odoblasti.
Tutto ciò, indirettamente, può aver portato le specie domestiche ad avere una dimensione del cranio minore rispetto a quella dei selvatici.
Insomma, se il cane ci riporta la pallina e scodinzola quando torniamo a casa è sì, tutto frutto dell’evoluzione…ma sicuramente è “innamorato” di noi (lo dice la sua ossitocina).

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