Crescere in aree inquinate aumenta il rischio di depressione

Non solo asma, allergie e altre malattie fisiche: sempre più studi indagano la relazione fra mente e inquinamento. Ora una ricerca britannica mostra che l’inquinamento dell’aria è anche causa di depressione. E ad essere più toccati dal problema sembra siano proprio bambini ed adolescenti.
Irene Sartoretti, 07 Febbraio 2019
Micron
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Architetta e sociologa

Che l’aria inquinata avesse un impatto sulla salute fisica, questo lo si sapeva già, ma ora si scopre che ha anche un impatto sulla salute mentale. Un gruppo di ricercatori del King’s College di Londra ha recentemente pubblicato, nella rivista Psychiatry Research, un articolo in cui si afferma che ci sia una correlazione fra inquinamento dell’aria e patologie mentali. In particolare, i ricercatori sostengono che i bambini che crescono in ambienti molto inquinati corrano un rischio di tre o quattro volte superiore di sviluppare la depressione già a partire dalla giovane età.
Non solo depressione. La ricerca sostiene che ci sia una correlazione anche fra inquinamento e altri disturbi psichici, come l’iperattività e l’ansia. La ricerca avanza ugualmente una possibile relazione fra comportamenti antisociali e bassa qualità dell’aria, anche se quest’ultimo tipo di disturbo psichico sarà meglio esplorato in uno studio successivo che è già in cantiere e che uscirà l’anno prossimo. Non è stata invece dimostrata una correlazione fra particelle inquinanti presenti nell’aria e deficit dell’attenzione, altro disturbo mentale preso in considerazione dalla ricerca.
Lo studio è stato condotto su un campione di 284 bambini londinesi, il cui corso di vita è stato monitorato a partire dai 12 anni di età fino ai 18, anni in cui al 20% di loro è stata diagnosticata la depressione. I bambini dello studio che a partire dai 12 anni hanno abitato nel 25% di aree più inquinate di Londra, a 18 anni, hanno maggiormente sviluppato fenomeni depressivi rispetto a quelli che hanno abitato nel 25% di aree meno inquinate della capitale britannica. Per non correre in errore nella scelta del campione, i ricercatori del King’s College hanno tenuto conto di altri fattori che normalmente incidono sulla depressione, come per esempio la predisposizione familiare alla malattia mentale, la povertà, l’essere vittima di atti di bullismo e la dipendenza al fumo.
La ricerca è interessante per due motivi: il primo è che il legame fra salute mentale e qualità dell’aria è un tema ancora molto poco analizzato, cosa che fa di questo studio uno studio pionieristico. Il secondo motivo è che, stando ai risultati della ricerca, è molto più probabile sviluppare depressione giovanile a causa dell’inquinamento che a causa di abusi fisici. Mentre infatti nel caso di esposizione prolungata all’inquinamento, la probabilità di sviluppare la depressione sale di 3 o 4 volte, nel caso di abusi fisici solo, si fa per dire, di una volta e mezzo, come mostrato in precedenti studi sull’argomento.
Il perché la scelta del campione sia ricaduta sui bambini è semplice.
Perché è in età infantile e adolescenziale che cominciano a insorgere il 75% delle patologie psichiche.
È in questo momento del ciclo di vita che il cervello si sviluppa più velocemente e che la mente è più permeabile ai fattori esterni.
L’ipotesi avanzata dalla direttrice dello studio, Helen Fisher, è che le PM2,5 e il diossido di azoto (NO2) arrivino ad attraversare la barriera emato-encefalica provocando infiammazioni. La relazione fra le infiammazioni al cervello e la depressione è un fatto ormai scientificamente noto. Nel caso degli adolescenti, questa relazione acquisirebbe un peso molto importante, visto lo stress cui il loro cervello è sottoposto e i cambiamenti ormonali di cui è oggetto, che lo renderebbero molto più vulnerabile rispetto al cervello di un adulto.
La ricerca sembra andare nella stessa direzione di alcuni precedenti studi che hanno analizzato la possibile correlazione fra mente e inquinamento.
Fra le più significative c’è una ricerca condotta in Cina, questa volta non sul rapporto fra salute mentale e qualità dell’aria, ma fra quest’ultima e le capacità cognitive. Il professor Xi Chen dell’Università di Yale, che ha diretto la ricerca in questione, ha messo in evidenza come l’esposizione per un tempo prolungato a un alto tasso di inquinamento dell’aria abbia delle ripercussioni sulle capacità verbali e su quelle matematiche.
Ripercussioni tanto più importanti quanto più l’età avanza. In sostanza, stando alla ricerca, che è stata pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, in ambienti molto inquinati, il cervello invecchia peggio.
A questa ricerca, fa eco un altro studio, condotto questa volta dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT), dell’Accademia Cinese di Scienze e delle università di Pechino e di Shanghai. Analizzando circa 210 milioni di messaggi pubblicati dagli abitanti di 144 grandi città cinesi sulla piattaforma di microblogging Sina Weibo, che è una sorta di Twitter, i ricercatori hanno potuto osservare come l’umore degli abitanti segua l’andamento delle polveri sottili, con dei picchi di malumore in corrispondenza dei picchi di inquinamento dell’aria.
La ricerca, pubblicata nella rivista Nature Human Behaviour, ha stabilito anche che, alle variazioni di umore che avvengono in concomitanza con le variazioni della quantità di polveri presenti nell’aria, siano più sensibili le donne e coloro che hanno gli introiti economici più alti e che l’inquinamento incida sul morale di più durante i week-end e i giorni di vacanza che nei giorni feriali.
Anche se ancora la relazione fra salute mentale e inquinamento non è stata sufficientemente spiegata, queste e molte altre ricerche sembrano convergere nel fatto che una relazione ci sia eccome. E la cosa è tanto più grave se si considera che in molte città del mondo, fra cui diverse città europee, i livelli di inquinamento dell’aria superano spesso i limiti consentiti per legge.

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