David Bowie: colonna sonora dello spazio

La scomparsa di David Bowie rappresenta molto di più della perdita di uno dei protagonisti assoluti della scena rock mondiale. Il «Duca Bianco», infatti, non è stato solo un eclettico e poliedrico artista ma, di fatto, l'artista che ha rappresentato e accompagnato, attraverso le sue canzoni, più di chiunque altro la conquista dello spazio da parte dell'uomo negli ultimi 50 anni.
Giuseppe Nucera, 12 Gennaio 2016
Micron
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Videomaker e Comunicatore della Scienza

La scomparsa di David Bowie, avvenuta il 10 gennaio 2016, due giorni dopo il suo 69esimo compleanno, rappresenta molto di più della perdita di uno dei protagonisti assoluti della scena rock mondiale. Il «Duca Bianco», infatti, non è stato solo un eclettico e poliedrico artista ma, di fatto, ha rappresentato e accompagnato, attraverso le sue canzoni, più di chiunque altro la conquista dello spazio da parte dell’uomo negli ultimi 50 anni.

IL SUCCESSO STELLARE DELLA CANZONE SPACE ODDITY
Molti tra i titoli più famosi dell’artista inglese dimostrano come l’esplosione e l’evoluzione della carriera di Bowie abbia molti rimandi alla scoperta dello spazio da parte dell’
uomo: Life on Mars?, Space Oddity, Starman, Hallo SpaceBoy, fino all’ultimo Blackstar, sono solo alcuni dei brani legati all’universo.
Simbolo indiscusso dello stretto nesso tra esplorazione del cosmo e il successo planetario di Bowie è senza ombra di dubbio la canzone Space Oddity. Decimo singolo del cantante inglese scritto nel 1969, il brano è utilizzato dalla BCC durante i servizi dedicati all’allunaggio dell’Apollo 11 del 20 luglio dello stesso anno, poi ripreso anche in successivi documentari sulla missione.
La scelta da parte della BCC supera in un certo senso il sentimento che spinge Bowie a scrivere “Space Oddity”: ispirata al film di Stanley Kubrick 2001: Space Odissey, nel brano è centrale un sentimento di alienazione che affligge il protagonista dello stesso, il Major Tom. Il Maggiore, lanciato nello spazio, solo lì trova una strana pace interiore che coincide con l’abbandono dell’orbita terrestre che lo rivedrà apparire sulla terra solo in brevi seguenti comparse, prima all’interno di Ashes to ashes, brano del 1980, poi in Hello Spaceboy 15 anni dopo.
In Space Oddity, il sentimento malinconico di rinuncia e di accettazione a un destino preordinato si mischia costantemente ai tanti riferimenti alla conquista umana del cosmo. Simbolo di questa duplicità è il verso «Planet Earth is blue and there’s nothing I can do» («Il Pianeta Terra è triste e non c’è nulla che io possa fare») il quale, oltre a indicare una malinconia cosmica, si presterebbe a una possibile lettura come citazione di una frase pronunciata dal cosmonauta sovietico Jurij Gagarin durante il primo volo orbitale attorno al pianeta del 1961.

L’ALIENO DEL ROCK
L’odissea musicale di David Bowie, innovatore e grande improvvisatore già ai primi passi della carriera in cui fonda il glam rock, ha sicuramente tratto costante ispirazione dall’affascinante viaggio dell’uomo alla scoperta dell’universo.
Questo lo dimostra d’altronde anche il suo alter-ego più famoso, Ziggy Stardust, l’androgino alieno dalle sembianze umane creato nel 1972 con l’album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, giunge dallo spazio sulla terra per lanciare all’umanità un messaggio di pace e amore.
Ziggy, un esperimento breve quanto rivoluzionario non solo per Bowie ma per tutta la scena musicale del tempo, rappresenta un successo che sconfina l’ambito musicale, aprendo a Bowie le porte del cinema:4 anni dopo si vede infatti il suo esordio come attore nel film “L’uomo che cadde sulla terra” (The Man Who Feel The Earth); pellicola questa in cui l’artista si cala di nuovo nei panni di un alieno intento a rubar l’acqua dalla Terra favore del suo pianeta d’origine, in cui la risorsa è in esaurimento.

SPACE ODDITY CONQUISTA ANCHE LA STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE
Negli anni più recenti Space Oddity torna a rappresentare la colonna sonora della conquista dello spazio grazie al tributo che il comandante canadese Chris Hadfield dona a Bowie: il 12 maggio del 2013 Hadfield carica sul suo profilo youtube quello che può esser considerato a tutti gli effetti il primo video clip realizzato nello spazio, con voce e chitarra registrate direttamente sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Nonostante non sia da sottovalutare la capacità musicale mostrata dal comandante canadese, il successo vero del videoclip però sta tutto nelle immagini registrate a bordo dell’ISS.
Il videoclip, infatti, vede Hadfield mentre canta e suona in diversi spazi della stazione, spesso facendo fluttuare la chitarra nell’aria, mixate a filmati della terra e dei suoi satelliti artificiali registrati ancora dall’ISS. Alla musica incisa da Hadfield sono stati aggiunti piano e altri strumenti da un gruppo di collaboratori sulla Terra, tra cui anche anche Emm Gryner, già componente della live band del «Duca Bianco».
Il videoclip di Hadfield, in poco più di due anni e mezzo, ha contato quasi 30 milioni di visualizzazioni su youtube.

L’ultimo saluto a Bowie, dopo la sua scomparsa, non poteva che arrivare di nuovo dallo spazio; questa volta da parte di Timothy Peake, astronauta britannico dell’Agenzia Spaziale Europea ora a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.
Sul suo profilo twitter, Peake ha voluto dedicare a Bowie un verso di una delle sue canzoni più famose Starman, sottolinenando di nuovo come la star inglese sia indimenticabile tanto sulla terra quanto nell’universo.  

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