Decreto vaccini e polemiche social. Parola agli esperti

Torniamo a occuparci di vaccini a pochi giorni di distanza dal decreto che li ha resi obbligatori per i bambini al di sotto di 6 anni. Un decreto che ha riacceso la polemica sui social del fronte antivax. Dell'allarme copertura vaccinale in Italia, di obbligatorietà e di come comunicare la scienza ai tempi dei social ne abbiamo parlato con Roberto Burioni, virologo dell'Università Vita Salute San Raffaele e Alberto Mantovani, Direttore scientifico dell'Istituto clinico Humanitas di Milano.
Giuseppe Nucera, 02 Giugno 2017
Micron
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Videomaker e Comunicatore della Scienza

Minacce di morte per il medico Roberto Burioni sulla sua pagina di Facebook.
“Ho un proiettile con il suo nome pronto in canna”. Questo il messaggio che un utente ha scritto tra i commenti sotto un post, successivamente rimosso dalla pagina personale dallo stesso Burioni, in cui il virologo dell’Università Vita Salute San Raffaele di Milano difendeva il principio di obbligatorietà su cui si basa il decreto vaccini.
Varato lo scorso 19 maggio dal Consiglio dei ministri, il decreto prevede, infatti, per i bambini sotto i 6 anni di età l’impossibilità di accedere a nidi e scuole materne se non vaccinati.
Mostratosi al quanto incredulo per aver ricevuto delle minacce “solo per il fatto di sostenere verità scientifiche”, Roberto Burioni non solo è favorevole al decreto, ma ha anche criticato il fatto che l’obbligatorietà vaccinale sia stata limitata solo ai bambini sotto i 6 anni.
Il medico auspicava, così come alcune società scientifiche, un’estensione di tale principio alla fascia 0-10 anni, come d’altronde la stessa Ministra Beatrice Lorenzin aveva suggerito inizialmente.
Linea che il Ministero della Salute ha voluto smussare in seguito a un confronto con la Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli la quale chiedeva di “garantire al contempo anche il diritto costituzionale all’istruzione“.

A seguito di queste minacce, Beatrice Lorenzin ha proposto di consegnare a Roberto Burioni la Medaglia d’Oro al merito della Sanità Pubblica, “per il suo impegno costante a difesa della scienza e nella promozione delle vaccinazioni come indispensabile e fondamentale strumento di prevenzione della salute pubblica”.
Il virologo, autore del libro “I vaccini non sono un’opinione”, è ormai da tempo il simbolo della comunicazione scientifica via social: con la missione di spiegare i vaccini, smontare bufale scientifiche, presentare dati e studi scientifici che mostrano le prove sulle esternalità positive in termini di prevenzione e salute delle coperture vaccinali.
Paladino della verità scientifica, Burioni è diventato estremamente popolare sui social dopo aver partecipato al programma Virus di Rai2, criticato dal medico per aver dato, in una puntata sui vaccini, più spazio a persone non esperte, tra cui il VJ Red Ronnie e l’attrice Eleonora Brigliadori, piuttosto che al virologo dall’esperienza internazionale.
“Io che studio i vaccini da una vita ho avuto molto meno spazio di tre personaggi che – credetemi – non sanno né cosa sia un virus, né cosa sia un vaccino (….) Non ritengo che tutte le tesi e le opinioni debbano avere ospitalità.” Questo il messaggio centrale del post condiviso da quasi 50 mila persone con cui, dopo questo accaduto, Burioni ha iniziato al sua battaglia per un dibattito mediatico su temi scientifici in cui si riconosca il principio di autorità e si difenda la validità scientifica delle tesi proposte.
In questo primo anno di attività divulgativa su facebook, Roberto Burioni è rimasto sempre fermo sostenitore del principio che la scienza non sia democratica, sostenendo che non sia come la politica, dove tutte le opinioni hanno diritto di essere ascoltate e rappresentate. Secondo Burioni, nella scienza vale solo la verità scientifica, quindi le opinioni basate su fatti e dati scientifici.

Comunicare la scienza attraverso i social / Roberto Burioni

DENTRO AL DECRETO VACCINI
Il decreto vaccini mira a portare in Italia le vaccinazioni imposte per legge a un totale di 12, con l’obiettivo di garantire in maniera omogenea sul territorio nazionale le attività dirette alla prevenzione, puntando sul principio di obbligatorietà per i bambini tra 0 e 6 anni.
Dovesse il decreto tramutarsi in legge, l’obbligatorietà oggi vigente in tutte le regioni escluso il Veneto, dove l’imposizione è stata abolita nel 2008, per sole 4 vaccinazioni (antidifterica, antitetanica, antipoliomelitica, antiepatite virale B) si estenderebbe anche ai vaccini contro pertosse, meningococco B e C, morbillo, rosolia, parotite, varicella e Haemophilus influenzae.
Una scelta che si sofferma sulla stretta necessita di riportare a percentuali elevate la copertura vaccinale della popolazione italiana, per cui la situazione è stata già definita allarmante in passato dall’OMS. Nel febbraio 2015, infatti, l’Organizzazione mondiale della sanità aveva chiesto un incontro col Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, proprio per ovviare alle basse coperture medie nazionali per quasi tutte le vaccinazioni.

SIAMO SCOPERTI: L’ALLARME SULLE BASSE COPERTURE VACCINALI IN ITALIA
Nel recente report World Health Statistics 2017, l’Oms sottolinea come in Italia si siano raggiunti livelli bassi di copertura vaccinale. Analizzando le coperture vaccinale di tutte le nazioni del globo contro difterite, tetano e pertosse, nel report l’Italia risulta nella parte bassa della classifica europea, con il 93% di copertura vaccinale. Nel report è evidente come alcune realtà africane, Rwanda e la Tanzania (98%), o asiatiche, Mongolia e Bangladesh (99%), registrino livelli decisamente superiori rispetto al nostro Paese, il quale però, magra consolazione, è al pari di altri paesi europei quali Estonia, Lituania e Danimarca.
Se si volge lo sguardo alle vaccinazioni oggi ancora non obbligatorie nel nostro Paese, la copertura cala ancor più drasticamente, come dimostra l’aumento considerevole dei casi di morbillo nell’ultimo anno. Il Ministero della Salute, infatti, ha riscontrato 2.719 casi di morbillo dal primo gennaio fino al 28 maggio 2017, a fronte di 844 casi registrati lungo tutto il 2016. Situazione che è frutto di un drastico calo delle vaccinazioni negli ultimi anni, con una netta perdita di 5% nella copertura vaccinale contro il morbillo tra il 2013 e il 2015. Oggi solo l’85% tra i soggetti sotto i 2 anni di età si vaccina contro il morbillo in Italia.

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