E se in campo scendesse l’Italia della ricerca?

Ma se al posto di Zaza e Sturaro scendessero in campo la percentuale di PIL speso in Ricerca e Sviluppo o la percentuale di laureati nella popolazione nazionale, l'Italia come se la caverebbe? Ecco il confronto tra Italia, Belgio, Svezia e Irlanda in un campionato europeo della ricerca e dell'economia della conoscenza.
Giuseppe Nucera, 22 Giugno 2016
Micron
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Videomaker e Comunicatore della Scienza

In questi Europei 2016, l’Italia ha esordito con una vittoria per 2 a 0 contro il Belgio, concedendo il bis contro la Svezia. La Nazionale di Conte, in attesa di sfidare lunedì la Spagna, giocherà oggi contro l’Irlanda.
Ma se al posto di Zaza e Sturaro scendessero in campo la percentuale di PIL speso in Ricerca e Sviluppo o la percentuale di laureati nella popolazione nazionale, l’Italia come se la caverebbe? Ecco il confronto tra Italia, Belgio, Svezia e Irlanda in un campionato europeo della ricerca e dell’economia della conoscenza.

INVESTIMENTI IN RICERCA E SVILUPPO. A SVEZIA E BELGIO I PRIMI PUNTI
Se esaminiamo la spesa pubblica in Ricerca e Sviluppo (R&S), calcolata in termini di percentuale sul PIL nazionale, vediamo l’Italia soffrire la supremazia belga e svedese: gli azzurri registrano un incremento decisamente limitato dal 2003 al 2014, rimanendo di poco sopra all’1%. Primeggia la Svezia, che seppur con trend negativo (-0,45%), è l’unica con più del 3% di PIL destinato a R&S. Segue il Belgio, che con il trend migliore passa dall’1,83% nel 2003 al 2,46% nel 2014. L’Irlanda, registra un andamento simile a quello italiano, ma con un leggero miglioramento nell’ultimo periodo.

 

Se guardiamo ai target che le nazioni si sono poste di raggiungere per il 2020, anno in cui il campionato europeo di calcio si terrà per la prima volta in modalità itinerante per l’Europa, vediamo l’Italia rimanere ancora indietro. La Svezia punta, infatti, al 4%, mentre il Belgio si è posto l’obiettivo del 3% di PIL da spendere in R&S, in coerenza con le indicazioni (3%) della commissione europea. L’Italia, al contrario, ha in previsione di fermarsi poco sopra l’1,5%. Mentre l’Irlanda mira al 2%. Per ciò che concerne invece la spesa media per abitante in R&S, il Belgio ha investito nel 2014 circa 880 euro per ogni suo cittadino, mentre l’Italia meno della metà, destinando alla ricerca 341,7 euro per ogni italiano. L’Irlanda 623 euro, mentre la Svezia si rivela leader in Europa con 1500 euro investiti in Ricerca e Sviluppo per ogni suo abitante. 3 volte la media europea che si attesta nel 2014 sui 560 euro.

LIVELLI DI EDUCAZIONE. L’ITALIA ARRANCA
Nel confrontare Italia, Belgio, Svezia e Irlanda sui livelli di educazione, vediamo una distanza considerevole del nostro Paese sia per ciò che concerne l’educazione di terzo livello, ossia diplomati, ancor di più per la laurea. Il Belgio e la Svezia vedono nel 2014 la metà della propria popolazione attiva avere una educazione di terzo livello (rispettivamente 51,2%, e 50,2%). L’Irlanda poco sotto con il 45,4%. In Italia solo poco più di un terzo (35%) della popolazione attiva ha conseguito il diploma. In tutte le nazioni le donne registrano qui una performance migliore degli uomini: tra le popolazioni attive, il 60,5% delle svedesi, il 55,3% delle belghe, 58,2% delle irlandesi e circa il 40% delle italiane hanno conseguito il diploma, con un gap di circa 10 o 12% in più rispetto alle percentuali riferite ai concittadini dell’altro sesso. Se, invece, si considera il numero di laureati tra i cittadini sotto i 29 anni, l’Irlanda è prima con il 22,5%, segue la Svezia con 15,9%. Poi vediamo il Bel Paese essere leggermente sopra rispetto al Belgio, con il 13,2% dei ventenni laureati, contro un 13% netto dei belgi. A differenza del diploma, per la laurea sotto i 30 anni son i maschi ad avere percentuali maggiori (in Irlanda il 33%, in Svezia il 21,1%; in Belgio 19,5%, in Italia 15,4%). Il gap maggiore rispetto alle performance delle donne lo registra l’Irlanda con quasi 20 punti percentuali di differenza, mentre in Italia si registra la differenza più contenuta (meno del 5%). I

RICERCATORI NEL MERCATO DELLA CONOSCENZA. LA SVEZIA DOMINA, L’IRLANDA MIGLIORA
L’Irlanda ha dal 2001 il migliore incremento di tutti (+3,5, il numero di ricercatori calcolato su mille persone occupate). L’Italia vede una crescita (+2,1) uguale a quella del Belgio, un dato positivo che rimane, però, più basso della media dell’EU 28, che cresce di 2,3. Il nostro Paese rimane però a livelli dimezzati rispetto a quelli belgi: registra un 2,8 del 2001 e un 4,9 ricercatori per mille abitanti nel 2014, mentre il Belgio si attesta ora a 9,8. La Svezia vede numeri impressionanti, con 10,5 ricercatori ogni 1000 abitanti nel 2001 mentre nel 2014 sale a 13,3 (+2,8).  

 

LE ESTERNALITÀ DELLA RICERCA. L’ITALIA SEMPRE DIETRO
Questo primo confronto vede l’Italia soffrire con le avversarie del girone di qualificazione di Euro 2016 anche per ciò che concerne l’High Tech, prodotto e diffuso: il nostro Paese, infatti, registra nel 2015 solo il 6,9% delle proprie esportazioni come merce High Tech, contro uno 10,3% registrato dal Belgio. La Svezia esporta il 13,5% come High Tech, mentre l’Irlanda ben il 24%.
Per ciò che concerne, invece, i brevetti depositati all’EPO, l’European Patent Office, nel 2012 l’Italia conta in assoluto più brevetti di tutti (4735); la Svezia segue con 4642 brevetti, poi il belgio con 2409 e, fanalino di cosa, l’Irlanda con soli 638 brevetti. Ma se si rapporta il dato alla popolazione, vediamo che la Svezia ha 489 brevetti per ogni milione di abitanti, il Belgio una media di 219, l’Irlanda 142, mentre l’Italia solo 79 brevetti per milione di abitanti.
Dovesse scendere in campo l’Italia della ricerca per questi europei, dunque, sarebbe molto difficile vedere una qualificazione della nostra nazionale alle fasi finali. Antonio Conte dovrebbe rispondere non solo di una netta supremazia di Svezia e Belgio, ma anche di un’Irlanda con performance migliori delle nostre. Godiamoci, dunque, il bellissimo gol di Eder.

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