Ecosia, il motore di ricerca che pianta alberi

Piantare entro il 2020 un miliardo di nuovi alberi in zone particolarmente colpite dalla deforestazione come ad esempio l’ampia zona della Foresta Atlantica, il Kenya o il Burkina Faso. È la mission di Ecosia, un motore di ricerca tedesco che finanzia programmi di riforestazione con i proventi ricavati dalle pubblicità online.
Valentina Spasaro, 04 Febbraio 2019
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Comunicazione e new media

Sin dall’antichità gli alberi sono considerati dalle maggiori civiltà come sacri, simbolo di unione tra la terra, la sua profondità, e lo spazio sconfinato del cielo. Gli alberi degli oracoli, l’albero del bene, l’albero del male, la quercia di Zeus, l’olivo dei greci con cui veniva cinto il capo degli atleti vincitori, il fico, il salice cinese che simboleggia fertilità e bellezza femminile, l’abete di Odino.
Fino ad arrivare ad oggi. All’albero del motore di ricerca. Dal 2009 gli alberi hanno iniziato ad essere anche simbolo della rete più grande del mondo, quella di internet. Ecosia è un motore di ricerca tedesco, “powered by” Bing e Yahoo, che dichiara di donare l’80% dei proventi, ricavati dalle pubblicità online – gli ads che compaiono durante la ricerca – a sostegno di programmi di riforestazione.
La mission di Ecosia, fondato dall’attuale CEO Christian Kroll in associazione con il WWF, è quella di “coltivare concretamente un mondo più sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico” piantando entro il 2020 un miliardo di nuovi alberi in zone particolarmente colpite dalla deforestazione come ad esempio l’ampia zona della Foresta Atlantica, il Kenya o il Burkina Faso.
Il contatore del motore di ricerca tedesco, in continuo aggiornamento, ha salutato il 2019 superando la cifra di 49 milioni di alberi piantati e 7 milioni di utenti attivi, quasi raddoppiando i numeri di aprile 2018 che ammontavano a 25 milioni di alberi piantati. L’ultimo report finanziario pubblicato dall’azienda, prima B Corp tedesca certificata (social business che si impegnano a operare per ottimizzare l’impatto positivo sulla società e l’ambiente), risale a novembre 2018 e registra alla voce “tree planting un investimento di € 440.925. 

Quelli restituiti dal lavoro di Ecosia sono dati estremamente positivi, in controtendenza alla totale negatività della rapida distruzione delle foreste e la conseguente drastica riduzione della capacità del pianeta di assorbire anidride carbonica. Questo è stato messo in evidenza anche nell’ultimo rapporto della FAO sullo stato delle foreste mondiali dove si legge che la deforestazione è una delle principali cause del cambiamento climatico visto che la capacità delle foreste di sequestrare il carbonio diminuisce man mano che vengono perse.
L’analisi FAO prende in considerazione soprattutto il contributo delle foreste al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile nell’Agenda 2030; come si legge nel rapporto, le foreste “contribuiscono molto di più ai mezzi di sussistenza umani di quanto non si creda, svolgendo ruoli cruciali nella sicurezza alimentare, nella fornitura di acqua potabile, nelle energie rinnovabili e nelle economie rurali”. In tutto il mondo, una persona su cinque conta su prodotti forestali non legnosi (NWFP) per reddito, cibo e diversificazione nutrizionale. Un dato estremamente rilevante in particolar modo per le 250 milioni di persone delle zone rurali tropicali che vivono in condizioni di estrema povertà.

MA QUALI SONO LE CAUSE DELLA DEFORESTAZIONE?
Le motivazioni sono differenti e variano da zona a zona. Tra le più significative la produzione di merci, la silvicoltura, l’agricoltura, gli incendi boschivi e l’urbanizzazione. La progressiva scomparsa di foreste e boschi, oltre ad esporre diverse specie animali al rischio estinzione, aumenta il ritmo di erosione del suolo. Questo è maggiormente incrementato dalla consueta pratica di bruciare il sottobosco dopo l’abbattimento degli alberi, abitudine che accelera i fenomeni di erosione provocando frane e smottamenti del terreno.
In uno studio pubblicato lo scorso settembre su Science si sono adoperate immagini ad alta risoluzione di Google Earth per mappare e classificare la perdita globale di foreste dal 2001. Utilizzando le immagini satellitari è stato sviluppato un modello di classificazione dei “disturbi” forestali per determinare l’attribuzione spaziale delle perdite forestali al driver dominante dei cambiamenti di uso del suolo nel periodo 2001-2015. I risultati indicano che il 27% della perdita globale di foreste può essere attribuito alla deforestazione attraverso il cambiamento permanente dell’uso del suolo per la produzione di materie prime, tra cui soia, olio di palma e legno. Le restanti aree hanno mantenuto lo stesso uso del suolo per oltre 15 anni; in quelle aree, la perdita è stata attribuita alla silvicoltura (26%), all’agricoltura in movimento (24%) e agli incendi (23%).
Nonostante le differenze regionali e gli sforzi da parte di governi, ambientalisti e corporazioni per arginare le perdite, il tasso globale di deforestazione guidata dalle merci non è diminuito dal 2001.
Questo non significa che diffondere un know-how aziendale improntato su un social business attento a questi temi non sia uno dei passi fondamentali per iniziare ad affrontare il problema con un approccio positivo e attivo. Tornando ad Ecosia, il nostro motore di ricerca pianta-alberi, ha raggiunto nel primo mese del 2019 traguardi entusiasmanti sia in Madagascar che in Indonesia. In Madagascar, insieme a Eden Reforestation Projects, sono stati piantati oltre 15 milioni di mangrovie per proteggere le coste dell’isola. Nel Borneo, in Indonesia, sono stati piantati oltre 700.000 alberi in diverse foreste che forniscono cibo e offrono agli agricoltori una valida alternativa economica alla vendita delle loro terre all’industria dell’olio di palma e, per febbraio 2019, è stato pianificato il 50 milionesimo albero. Insomma, pensare globale e agire locale non è mai stato così semplice. Per fare un albero, ci vuole un click.

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