Effetti avversi da vaccino e complicanze delle malattie: due rischi che non possono essere paragonati

Nella comunicazione pubblica riguardo ai vaccini vengono spesso messi a confronto il rischio di effetti avversi dovuti ai vaccini e il rischio di complicazioni causate dalle malattie prevenibili con la vaccinazione, cercheremo di analizzare questi due rischi per vedere come essi siano profondamente diversi e come queste differenze abbiano implicazioni nella percezione che i genitori hanno di essi e sulla loro conseguente accettazione.
Valentina Buran, 29 Marzo 2017
Micron
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Comunicazione della scienza

Il 18 febbraio, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è entrato in vigore il nuovo piano nazionale per la prevenzione vaccinale 2017/2019.
Il nuovo calendario delle vaccinazioni prevede l’offerta gratuita e attiva, in aggiunta alle vaccinazioni già previste (difterite, tetano, polio, epatite B, Haemophilus Influenzae b, pertosse, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia, meningococco C nei nuovi nati, Papilloma virus nelle ragazze undicenni e influenza per gli anziani e i soggetti a rischio), della vaccinazione contro il meningococco B, il rotavirus e la varicella per i nuovi nati, della vaccinazione contro il papilloma virus per i maschi undicenni, della vaccinazione tetravalente contro il meningococco A, C, W, Y135 e il richiamo anti-polio per gli adolescenti e le vaccinazioni contro il pneumococco e l’Herpes Zoster  per gli anziani.
Il nuovo piano vaccinale si inserisce in un contesto di progressiva diminuzione delle coperture vaccinali. Gli ultimi dati disponibili sulla copertura vaccinale nei bambini al compimento dei 24 mesi di età sono riferiti all’anno 2014 e sono stati comunicati al Ministero da 18 regioni/province autonome su 21 (mancano i dati per Lazio, Umbria e Sardegna). Questi dati mostrano un lieve calo rispetto al 2013 con una media italiana superiore al 93% per le vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite, epatite B e pertosse, pari al 93% per Haemophilus Influenzae b e superiori all’85% per morbillo, parotite e rosolia. Se per le vaccinazioni obbligatorie la soglia è alta, per il trivalente morbillo parotite rosolia bisogna lavorare ancora per arrivare al 95% necessario a eradicare queste malattie.
Il piano vaccinale è stato accolto anche da molte critiche, in particolare riguardanti l’aumento del numero di vaccini previsti per i bambini/ragazzi, l’inserimento di vaccinazioni ritenute poco utili come il rotavirus per i neonati, il Papilloma virus per i maschi e il pneumococco per gli anziani, le sanzioni previste per i medici contrari alle vaccinazioni e la possibilità di subordinare l’ammissione agli asili nido e alle scuole dell’infanzia all’assolvimento dell’obbligo vaccinale.
Di fondamentale importanza, come ribadito anche all’interno del piano vaccinale, è la comunicazione riguardo i vaccini. Siccome molto spesso, all’interno di questa comunicazione, vengono messi a confronto il rischio di effetti avversi dovuti ai vaccini e il rischio di complicazioni causate dalle malattie prevenibili con la vaccinazione, si andrà ad analizzare questi due rischi per  vedere come essi siano profondamente diversi e come queste differenze abbiano implicazioni nella percezione che i genitori hanno di essi e sulla loro conseguente accettazione.

Cos’è il rischio?
Il rischio è definito dagli esperti come il prodotto tra la probabilità che si verifichi un determinato danno e la gravità del danno stesso.
La percezione del rischio, però, è un fatto prevalente emotivo, dove la parte di analisi razionale entra solo in piccola parte.
Peter Sandman, esperto della comunicazione del rischio statunitense, ha aggiunto alla definizione di rischio classica una componente che tiene conto dei fattori soggettivi di percezione del rischio.
Entrambe le componenti (oggettiva e soggettiva) hanno la stessa importanza nella comunicazione pubblica e due rischi che abbiano la stessa componente oggettiva ma componente soggettiva  diversa vengono percepiti dal pubblico come realmente differenti e qualunque paragone tra di essi risulterebbe falso e non verrebbe accettato.
Gli studi sulla comunicazione del rischio hanno identificato delle variabili che contribuiscono a creare la parte di percezione soggettiva. Nel seguito analizzeremo le più rilevanti e mostreremo come, alla luce di queste variabili, il rischio di effetti avversi da vaccino e il rischio di complicazioni dovute alle malattie siano diversi.

Rischio volontario/ Rischio involontario
Un rischio a cui si è sottoposti contro la propria volontà viene percepito come tre volte più pericoloso di un rischio che si è assunto volontariamente. È importante che i genitori possano arrivare consapevolmente e in seguito ad una corretta informazione alla decisione di vaccinare i propri figli. Le leggi attualmente in discussione che rendono obbligatori i vaccini per accedere agli asili nido e alle scuole materne potrebbero amplificare le paure dei genitori indecisi, che si ritroverebbero a dover sottoporre il figlio ad un rischio fuori dal loro controllo, e generare un effetto boomerang sulle coperture vaccinali.

Rischio immediato/ Rischio diffuso nel tempo
Un rischio con effetti diluiti nel tempo viene percepito come meno pericoloso di un rischio che concentra i suoi effetti in tempibrevi. Sebbene l’automobile provochi in un anno molti più morti dell’aereo, le persone percepiscono gli incidenti aerei come più rilevanti di quelli stradali perché un incidente aereo causa molte morti contemporaneamente.
Il rischio dovuto al vaccino è un rischio certo e immediato, che si concentra nei minuti successivi all’iniezione, arrivando al massimo a qualche ora dopo la somministrazione nel caso di febbre o di dolore nel punto dove è stata eseguita l’iniezione. Il rischio di contrarre una malattia è, all’opposto, un rischio non certo e diluito nel tempo.

Rischio naturale/ Rischio artificiale
Un rischio naturale è percepito come inferiore a un analogo rischio artificiale. Un caso emblematico è rappresentato del rischio di radon nel New Jersey: gli abitanti hanno mostrato scarso interesse e scarsa preoccupazione per il radon di origine naturale prodotto dall’uranio geologico presente nel sottosuolo ma hanno preteso dal governo una spesa di centinaia di migliaia di dollari per la bonifica di una discarica di rifiuti che produceva radon.
Nel nostro caso, i vaccini rappresentano chiaramente un rischio artificiale mentre le malattie sono chiaramente un rischio naturale. Specialmente i genitori che si affidano alla medicina naturale sono più propensi ad accettare il rischio di una malattia naturale piuttosto che di una medicina prodotta dall’industria.

Fiducia nelle istituzioni
L’affidabilità di chi propone il rischio è cruciale per la sua accettazione. Le persone, davanti ad un rischio, non cercano la comprensione degli aspetti tecnici più complicati ma qualcuno a cui potersi affidare per controllare il rischio.
Le case farmaceutiche e il ministero della salute godono attualmente di una credibilità molto bassa. La regione Veneto ha  sospeso l’obbligo di vaccinazione nel 2008 e, l’anno successivo, ha eseguito uno dei più vasti studi oggi disponibili in Italia sui fattori che determinano la scelta vaccinale da parte dei genitori. Nel questionario che è stato sottoposto ai genitori nel corso dello studio, alcune domande riguardavano la percezione dell’organizzazione sanitaria. In una scala da 1 a 5, la preparazione percepita degli operatori dei centri vaccinali è risultata 4,11 nei genitori che hanno eseguito tutte le vaccinazioni previste, 3,74 in quelli che hanno vaccinato parzialmente e 2,39 in quelli che non hanno vaccinato. Nei genitori che non hanno vaccinato è risultata molto più forte la percezione che gli operatori fornissero informazioni solo sui benefici e non sui rischi delle vaccinazioni (4,58 contro 3,48 dei vaccinatori parziali e 2,9 dei vaccinatori totali). Parlando di interesse economico, i vaccini sono stati  percepiti come un business per le case farmaceutiche in modo diverso tra i genitori vaccinatori e non (2,36 per i vaccinatori totali, 3,31 per i vaccinatori parziali e 4,45 per non vaccinatori).

Rapporto rischi/ benefici
Le persone sono tanto più disponibili ad accettare un rischio quanto più ne traggono un beneficio.
Sempre nello studio commissionato dalla regione Veneto, è risultato che tutti i genitori condividevano una forte paura per le reazioni avverse del vaccino (3,34 per i vaccinatori totali, 3,81 per i vaccinatori parziali e 4,02 per i non vaccinatori). Nei genitori che vaccinavano i propri figli, però, era molto più alta la percezione della pericolosità delle malattie prevenibili con le vaccinazioni (4,56 per i vaccinatori totali, 4,09 per i vaccinatori parziali e 2,18 per i non vaccinatori) e la percezione che il figlio possa contrarre tali malattie (4,23 per i vaccinatori totali, 3,78 per i vaccinatori parziali e 1,99 per i non vaccinatori).
Per i genitori vaccinatori il rischio del vaccino viene compensato dai benefici che se ne possono ottenere e quindi la vaccinazione viene accettata. Nei genitori non vaccinatori, invece, i rischi del vaccino superano i possibili benefici e quindi la vaccinazione viene rifiutata.

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