Energie rinnovabili e competizione politica: un modello per previsioni accurate

La transizione verso piani energetici sostenibili è strettamente connessa alla politica e alla competizione tra partiti. Eppure sono poche le previsioni sull’andamento delle rinnovabili che tengono conto di questi fattori. La ragione è che non è affatto semplice capire in che modo la competizione elettorale influenzi l’andamento e i ritmi della conversione alle rinnovabili. Tre ricercatori hanno provato a scoprirlo, sviluppando un modello di previsione a lungo termine.
Simona Marra, 14 Giugno 2016
Micron
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Comunicazione della scienza

I numeri delle rinnovabili sono in crescita: lo conferma il REN21 Global Status Report pubblicato pochi giorni fa, che definisce il 2015 «un anno straordinario per le energie rinnovabili», con record di investimenti e di utilizzo in tutto il mondo. Uno dei fattori che ha reso possibili questi risultati è di natura politica, indica il report.
Alla fine del 2015 erano più di 146 i Paesi nel mondo ad avere precisi target e politiche di supporto alle rinnovabili a scala nazionale o addirittura provinciale.
L’Italia, come quasi tutti i Paesi europei, è uno di questi.
La transizione verso piani energetici sostenibili è strettamente connessa alla politica, e – ragionando a scala nazionale – alla competizione tra partiti. Eppure sono poche le previsioni sull’andamento delle rinnovabili che tengono conto di questo fattore. La ragione è che non è affatto semplice capire in che modo la competizione elettorale tra partiti influenzi l’andamento e i ritmi della conversione alle rinnovabili. Tre ricercatori – Marion Dumas, James Rising e Johannes Urpelainen – hanno provato a scoprirlo, e hanno formulato un modello di previsione a lungo termine che tiene conto della competizione politica. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Ecological Economics.
La conversione alle rinnovabili è un processo lento, la cui attuazione richiede decenni per compiersi. Nessun governo sarebbe in grado di lanciare e sostenere un piano così lungo nell’arco del proprio mandato. I tempi della politica sono molto più brevi; generalmente la durata dei mandati non supera i cinque anni.
Le decisioni prese oggi da un certo governo, inoltre, influenzeranno le azioni che potranno essere prese in futuro. Proprio per questo, l’alternarsi di governi con ideologie e progetti differenti rende assai complessa la previsione di scenari a lungo termine. Con questo nuovo modello di previsione i ricercatori hanno provato a simulare l’andamento delle rinnovabili da qui al 2060 considerando diversi tipi di interazione tra partiti politici con posizioni opposte sui piani energetici. Prima d’ora non esistevano modelli a lungo termine che includessero la competizione politica nelle proiezioni.
Dallo studio è emerso che questa competizione ha un effetto importante sullo sviluppo e l’adozione delle rinnovabili. Il modello è costruito facendo interagire due partiti, uno favorevole alle rinnovabili e l’altro contrario. Tra i due ottiene il mandato di governo il partito eletto con voto maggioritario. I fattori e le situazioni che i ricercatori hanno considerato e calibrato sono molte: l’ideologia dei partiti, ad esempio, che nello studio viene intesa come disponibilità a sostenere costi extra per investire nelle rinnovabili, al fine di proteggere l’ambiente e limitare le emissioni. Ancora, il rapporto dei partiti con l’elettorato e l’opinione pubblica, in quanto fattori di spinta che condizionano le strategie politiche.
L’opinione pubblica, infatti, rappresenta per i partiti un parametro di confronto su cui tarare le strategie energetiche, anche quando la questione delle rinnovabili non è cruciale per l’elettorato. Secondo lo studio sono proprio i partiti con forte ideologia quelli più sensibili alle reazioni degli elettori.
Facendo variare tutti questi parametri si ottengono molti scenari possibili. Uno tra i risultati più interessanti è quello per cui un elettorato molto favorevole alle rinnovabili è in grado di rendere la transizione energetica più rapida.
Le ragioni sono facili da intuire: l’opinione pubblica influenza i rappresentanti politici che aumentano gli investimenti. Grazie al modello si può ora ottenere una quantificazione del fenomeno: le proiezioni al 2050 per l’Europa mostrano che gli elettori pro-rinnovabili possono far salire la quota di rinnovabili all’85%.
Gli autori dello studio hanno poi verificato un altro dato. L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha stimato nel suo Fifth Assessment Report (2014) dei piani di investimento sulle rinnovabili che permetterebbero di contenere i livelli di CO2 entro i 450 ppm al 2100. Queste stime, però, non tengono conto delle dinamiche politiche che dovrebbero realizzare gli investimenti. Applicando il modello, i ricercatori hanno concluso che è possibile attraverso la politica nazionale raggiungere obiettivi per le rinnovabili simili a quelli dell’IPCC, nonostante le dinamiche tra partiti di opposizione. Il fattore determinante è, anche in questo caso, un elettorato che supporti fortemente le rinnovabili e che influenzi le strategie scelte dai partiti.
Da questa analisi gli autori segnalano che per raggiungere gli scenari di mitigazione dell’IPCC non si può prescindere dai processi di transizione nazionali verso le rinnovabili, che svolgono quindi un ruolo cruciale nel piano complessivo di contenimento delle emissioni.
Il modello rappresenta insomma uno strumento nuovo per rendere più accurate le previsioni a lungo termine sull’energia. Come segnalano gli stessi ricercatori, però, andrebbe perfezionato includendo altri fattori: tra questi, ad esempio, il ruolo di gruppi come movimenti ambientalisti o associazioni del commercio, che sono in grado di esercitare la propria influenza persino là dove la competizione tra i partiti è molto forte.
La conclusione a cui sono giunti gli autori dello studio è che l’adozione di energie pulite risente della relazione mutevole tra tattiche politiche ed elettorato, in un rapporto di mutuo scambio e influenza. Dal momento che piani energetici sostenibili sono fondamentali per far fronte al cambiamento climatico, investigare questo rapporto con la politica permetterà di studiare azioni mirate a migliorarne lo sviluppo e la promozione.

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