Farmaci sicuri. La sperimentazione come cura

Con Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, parliamo delle prossime sfide che attendono il mondo del farmaco, fra ricerca, sperimentazione e mercato.
Giuseppe Nucera, 25 Giugno 2018
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L’Italia è uno dei Paesi con l’aspettativa di vita più alta al mondo insieme al Giappone: 80,6 anni per gli uomini e 84,9 anni per le donne, secondo i dati 2018 di Istat. Il 1° gennaio 2017, il nostro Paese ha raggiunto il nuovo record di indice di vecchiaia, ossia il rapporto tra gli anziani (65 anni e più) e i giovani (meno di 15 anni), arrivato a quota 165,3: ci sono oggi 165 anziani ogni 100 giovani, 24 anziani in più rispetto al 2002.
Pegno da pagare per il record di longevità, che comporta un maggior numero di pazienti anziani che richiedono sempre più cure personalizzate, è la quantità di farmaci assunti, spesso anche contemporaneamente: secondo il Rapporto di Osservasalute 2017,in Italia quotidianamente 6 milioni di persone con più di 65 anni (circa il 10% della popolazione totale) fanno uso di oltre cinque medicinali, mentre 1,3 milioni arriva a contarne fino a dieci.

TERAPIE FARMACOLOGICHE: UN’INTERAZIONE DA STUDIARE
Secondo un’indagine di Istat, oltre il 75% degli italiani con età tra i 65 e i 74 anni ha assunto un farmaco nei due giorni precedenti all’intervista; un dato che sale a quasi il 90% se si considera la fascia degli ultra settantacinquenni.
Questi numeri sottolineano come una delle necessità della ricerca farmacologica sia oggi studiare l’effetto sull’organismo non solo di un singolo farmaco, ma dell’interazione di più farmaci. Infatti, secondo Osservasalute, l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, sono 1,5 milioni gli italiani ricoverati in ospedale nel 2017 proprio per i danni causati dall’interazione di terapie farmacologiche.

LA SPERIMENTAZIONE ANCORA LA VIA MAESTRA
Come si evince dal titolo dell’ultimo suo libro, Farmaci sicuri. La sperimentazione come cura (Edizioni Edra, pp. 160, euro 9,90), scritto insieme a Vittorio Bertelé, Silvio Garattini pone ancora come punto fondamentale alla base dell’innovazione del farmaco e della terapia farmacologica la sperimentazione: un farmaco è innovativo solo se ha un valore terapeutico aggiunto nel trattamento di una patologia grave, rispetto alle altre terapie già disponibili. Valore terapeutico aggiunto che può essere raggiungibile solo attraverso una sperimentazione seria, che percorra tutti gli step necessari, senza alcuna fretta di immissione nel mercato. L’efficacia di un farmaco inoltre, non coincide con il prezzo con cui il farmaco è venduto al pubblico.

COSTO E EFFICACIA DI UN FARMACO: IL CASO DEGLI IMMUNOTERAPICI
Un recente studio, apparso sul Journal of Oncology Practice, ha messo in luce come nel mercato americano il prezzo delle terapie farmacologiche in ambito immunoterapico, generalmente più care di altre terapie, non sia correlato a due fattori che Silvio Garattini pone come basilari per un farmaco: il valore terapeutico aggiunto, quindi la sperimentazione del farmaco. L’aumento medio annuo che molte terapie immunoterapiche hanno registrato, attestato tra il 9 e il 21%, a seconda dei prodotti analizzati dallo studio, è infatti indipendente dalla loro efficacia. Un aumento del costo, quindi, che non rappresenterebbe l’entità degli investimenti di ricerca effettuati dalla casa farmaceutica produttrice. Questo dato non deve comunque far pensare che gli immunoterapici non siano farmaci efficaci, piuttosto che non ci sia proporzionalità tra l’aumento del loro costo e il valore terapeutico: insomma, a volte li paghiamo più di quanto valga la loro performance terapeutica.

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