Formiche in soccorso

Essere feriti in combattimento è un grosso problema per qualsiasi animale. Tranne se ti chiami Megaponera analis, o meglio formica Metabele.
Francesca Buoninconti, 22 Febbraio 2018
Micron
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Giornalista scientifica

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Essere feriti in combattimento è un grosso problema per qualsiasi animale. Tranne se ti chiami Megaponera analis, o meglio formica Metabele. In tal caso potresti essere portata in salvo e persino curata dalle tue compagne. Queste formiche africane, tra le più grandi del mondo, infatti agiscono proprio come delle vere infermiere: si occupano delle compagne ferite, riuscendo ad abbassare la mortalità del 70%. Un comportamento senza pari nel mondo animale, appena descritto sui Proceedings of the Royal Society B, da Erik T. Frank, Marten Wehrhan e Karl Eduard Linsenmair della Julius-Maximilians-Universität di Würzburg, in Germania.
Per le formiche Metabele queste cure sono davvero di vitale importanza. Lunghe circa due centimetri e diffuse in tutta l’Africa subsahariana, non conducono quella che si direbbe “una vita tranquilla”. Ogni giorno, infatti, tra le due e le quattro volte, attaccano e depredano le termiti. Partono dal formicaio in grosse file, che arrivano a contare dalle 200 alle 600 formiche, raggiungono le termiti nei siti di alimentazione e ingaggiano la battaglia. L’obiettivo sono le termiti operaie che vengono uccise, portate nel formicaio e mangiate dalla colonia. Ma prima di cantar vittoria, le Metabele devono fare i conti con le termiti soldato, grosse quasi quanto le stesse formiche e dotate di enormi mascelle che utilizzano per amputare zampe e antenne alle rivali. Ed è proprio a questo punto che accade l’impensabile: inizia prima una massiccia opera di salvataggio e poi cominciano le cure. Le formiche Metabele rimaste ferite sul campo di battaglia, infatti, emettono un particolare feromone, per attirare le loro compagne ed essere portate in salvo, nel formicaio.
Un comportamento già descritto dallo stesso Frank, primo autore del paper, nel 2017. Ora però il team ha scoperto ulteriori dettagli che rendono le formiche Metabele un esempio straordinario. Innanzitutto il servizio di pronto soccorso non è per tutte: le formiche gravemente ferite, a cui per esempio mancano cinque delle sei zampe, vengono lasciate lì. A essere portate in salvo sono solo le formiche che hanno più chance di sopravvivere. E la sentenza, però, non è lasciata alle soccorritrici: a “deciderlo” sono le stesse formiche ferite.
Quelle ferite leggermente restano ferme e piegano le zampe rimaste sane per facilitare il loro trasporto alle compagne. Mentre quelle ferite gravemente si dimenano: semplicemente, non collaborano con le soccorritrici e quindi vengono lasciate indietro. Questa selezione dei feriti sul campo, anche se potrebbe sembrare atroce, massimizza le possibilità di sopravvivenza degli individui ed evita che vengano investite energie inutili su casi disperati.
Ma è dopo il recupero dei feriti sul campo di battaglia, che inizia qualcosa di veramente straordinario. Infatti, una volta che le formiche ferite sono state trasportate al formicaio, inizia la “medicazione” delle ferite. Le compagne iniziano a leccare le lesioni insistentemente e per diversi minuti. E lo fanno piuttosto bene: senza queste cure, l’80% delle formiche ferite muore entro 24 ore. Mentre, dopo aver ricevuto il trattamento a base di leccate, solo il 10% soccombe.
Questo comportamento, unico nel regno animale, ha però generato nuove domande. Come fanno le formiche a capire esattamente dove si trovano le ferite delle compagne? Come fanno a sapere quando smettere di leccare le ferite? E soprattutto: il trattamento è puramente preventivo o anche terapeutico? Per ora l’ipotesi avanzata è che la saliva delle compagne pulisca le ferite e al massimo rilasci qualche sostanza antimicrobica, che ridurrebbe il rischio di infezioni batteriche e fungine. Le prossime ricerche del team si concentreranno, infatti, proprio su questo aspetto. E chissà che le formiche Metabele non tornino a stupire.

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