Gioielli di famiglia

Misura appena tre centimetri scarsi, eppure è talmente importante da essersi guadagnato la copertina di Science Advances. È il ciondolo di quella che potrebbe essere l’ultima collana realizzata dai Neanderthal, circa 40.000 anni fa: un artiglio di aquila imperiale spagnola . Il “gioiello”, ritrovato nella Cava Foradada in Spagna, non solo conferma l’esistenza di una cultura simbolica tra i Neanderthal, ma riscrive i limiti temporali e geografici dell’utilizzo di questo tipo di ornamenti. Insomma, i Neanderthal non smettono di stupirci.
Francesca Buoninconti, 04 Novembre 2019
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Misura appena tre centimetri scarsi, eppure è talmente importante da essersi guadagnato la copertina di Science Advances. È il ciondolo di quella che potrebbe essere l’ultima collana realizzata dai Neanderthal, circa 40.000 anni fa: un artiglio di aquila imperiale spagnola (Aquila adalberti). Il “gioiello”, ritrovato nella Cava Foradada in Spagna da un team di ricercatori spagnoli, non solo conferma l’esistenza di una cultura simbolica tra i Neanderthal, ma riscrive i limiti temporali e geografici dell’utilizzo di questo tipo di ornamenti.
Il gruppo di antropologi ha esaminato l’artiglio con la modellazione 3D al computer e grazie al metodo del radiocarbonio è riuscito a datarlo. FO15, questo il nome attribuito al reperto dagli autori dello studio, corrisponde all’artiglio posteriore del piede sinistro di un’aquila imperiale spagnola o – più probabilmente – di un suo antenato precedente, vissuto 39.000 anni fa in Spagna. E presenta 12 tagli obliqui e paralleli tra loro su un lato: segno inequivocabile di una manipolazione antropica. Qualcuno lo ha diviso dalla zampa di proposito, con una lama. Il motivo? Farne un ciondolo, non certo mangiarlo.

Secondo il team di ricercatori guidato da Antonio Rodríguez-Hidalgo, dell’Institute of Evolution in Africa (IDEA) e dell’Università di Barcellona, il consumo degli artigli dei rapaci è da escludersi: troppo poveri di nutrienti. Inoltre va considerato che animali del genere non erano le prede abituali dei Neanderthal. Le aquile imperiali erano già uccelli poco comuni, ci voleva una buona dose di destrezza e agilità per ucciderne una, fruttavano meno carne di un rinoceronte lanoso o di un muflone e non rientravano nella dieta abituale dei Neanderthal spagnoli, fatta di funghi e bacche. Insomma le aquile non venivano cacciate a scopo alimentare, anche se è probabile che la carne venisse ugualmente consumata dopo averle abbattute. Ma il vero bottino erano gli artigli, prelevati per ragioni diverse da quelle alimentari. Ebbene sì, i Neanderthal avrebbero utilizzato artigli di rapaci e penne come ornamento, per richiamare la forza e la potenza di questi maestosi uccelli. Cosa che confermerebbe l’esistenza di un pensiero simbolico, già prima dell’arrivo dei Sapiens. Dunque, se pensavate di essere all’ultima moda con collanine o cavigliere fatte di conchiglie o ancora mettendovi al collo un pendente con un dente di squalo, sappiate che i Neanderthal ci hanno pensato decine di migliaia di anni prima di voi.

Credit: Antonio Rodríguez-Hidalgo

Gli artigli dei rapaci sono i più antichi elementi ornamentali conosciuti in Europa. “Gli uomini di Neanderthal usavano gli artigli delle aquile come elementi simbolici, probabilmente come pendenti di collana, sin dagli inizi del Paleolitico medio”, osserva Antonio Rodríguez-Hidalgo. E infatti, a quanto ne sappiamo, venivano utilizzati già 130.000 anni fa dall’altra parte del Mediterraneo: in Croazia. Nel 2015, infatti, nei pressi di Krapina, nel nord della Croazia, fu annunciata la scoperta di ben otto artigli di aquila di mare (Haliaeetus albicilla), il più grande rapace d’Europa. Questi otto artigli appartenevano a tre individui diversi, erano incisi e lucidati e formavano probabilmente un’unica parure.
Il “ciondolo” spagnolo è il più recente di questo tipo. Scoperto nel 2015 all’interno della grotta di Foradada a Calafell, un villaggio nella provincia di Tarragona, risale a 39.000 anni fa e appartiene quindi alla cultura preistorica castelperroniana, che prende il nome dalle Grotte des Fées, nella regione francese del Châtelperron. La cultura castelperroniana è tipica degli ultimi Neanderthal vissuti in Europa: si è diffusa dal sud-ovest della Francia al nord della Spagna, tra i 44.000 e i 36.000 anni fa circa, proprio nel momento storico in cui i Neanderthal entrarono in contatto con i Sapiens arrivati in Europa dall’Africa, attraverso il Medio Oriente.

Ecco perché questo artiglio potrebbe essere il ciondolo dell’ultima collana realizzata dai Neanderthal e dunque, secondo Ignacio Morales, altro ricercatore firmatario dell’articolo, l’utilizzo degli artigli dei rapaci come ornamento potrebbe essere stata addirittura un’usanza trasmessa dai Neanderthal ai Sapiens. E non viceversa. Quello che è certo è che questo ritrovamento riscrive i confini geografici e temporali di questa usanza neanderthaliana. FO15 non è solo il primo artiglio-ciondolo a essere scoperto nella penisola iberica ma è anche il più recente. E dunque oggi possiamo dire che i Neanderthal hanno prodotto gioielli simili nell’Europa meridionale, dalla Croazia alla Spagna, in un arco di tempo che copre 90 millenni circa: dai 130.000 ai 40.000 anni fa. Fino a quando non hanno incontrato i Sapiens e si sono estinti.

I NEANDERTHAL NON SMETTONO DI STUPIRCI
Questo studio che rivoluziona la cultura dei Neanderthal arriva insieme a un altro, appena pubblicato sui Proceeding of the National Academy of Science da Marcel Niekus e colleghi, della Foundation for Stone Age Research in the Netherlands di Groeningen, nei Paesi Bassi, che racconta come i Neanderthal producessero e utilizzassero il catrame di betulla come una colla per assemblare degli strumenti. Un procedimento laborioso, che indica un certo grado di conoscenza dei materiali, di pianificazione e astrazione, dimostrando ancora una volta che i Neanderthal avevano un pensiero complesso e a una capacità trasmettere delle conoscenze tecniche acquisite.

Tutto è iniziato quando Niekus ha analizzato un frammento di selce scoperto nel 2016 sulla spiaggia olandese di Zandmotor e risalente a circa 50.000 anni fa. Il frammento era affilato da un solo lato e ricoperto di catrame di betulla sull’altro: assomigliava in tutto e per tutto a quella che possiamo immaginare come la lama di un coltello. Poteva essere impugnato comodamente, per tagliare le carni animali o raschiare le pelli senza ferirsi e senza esercitare grande pressione. Secondo gli autori, il catrame di betulla avrebbe quindi tenuto incollata la lama a un manico, forse di legno, andato perduto.

Costruire uno strumento del genere richiede molte capacità tecniche e un certo grado di pensiero complesso. Stando allo studio, solo per produrre la colla, e quindi il catrame di betulla, i Neanderthal dovevano raccogliere almeno 40 chili di legno di betulla e poi bruciarli arrivando a temperature di 350-400 gradi Celsius per una resa ottimale. Infine il catrame ottenuto, simile alla gomma, doveva essere modellato mentre si raffreddava e si solidificava. Tutto questo procedimento solo per produrre la colla, senza contare la costruzione del manico di legno e della lama di selce. Per giustificare un così ampio impiego di risorse, quindi, lo strumento prodotto doveva avere una grande utilità pratica. Dobbiamo considerare, infatti, che questi Neanderthal 50.000 anni fa vivevano nella tundra olandese, un ambiente stepposo, con pochi alberi. Qui non era facile raccogliere tanto legname, perché c’erano solo betulle nane. I Neanderthal olandesi non erano i soli a produrre catrame. Anche in Italia, a Campitello, abbiamo testimonianze simili che risalgono a 200.000 anni fa in cui i nostri antichi cugini utilizzavano resina di pino; e lo stesso accadeva 50.000 anni fa a Königsaue, in Germania. Ma di sicuro furono i Neanderthal olandesi ad aver sviluppato il metodo più complesso.
Ancora una volta tra gioielli, strumenti assemblati e produzioni industriali, i Neanderthal non smettono di stupirci.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  1. Roberto
    ma chi ce lo ha fatto fare a diventare sapiens! molto meglio restare Neandertal
X