Guida pratica al dottorato in Francia: come ottenerlo

Come si fa a trovare un dottorato in Francia? Come ci si candida e come si ottiene un posto da Ph.D.? È vero che i dottorandi, in Francia, sono pagati molto bene? Nei prossimi articoli, Galapagos vi porterà a conoscere il mondo del dottorato che si trova oltralpe. Come sempre, con l’aiuto e il contributo di giovani ricercatori italiani.
18 Dicembre 2018
Micron

Con una spesa di circa 55,7 miliardi di dollari nel 2016, quella francese è tra le dieci economie nel mondo che più investono in ricerca e sviluppo. La Francia è un Paese estremamente attraente per fare un dottorato: ha prestigiose università internazionalizzate, offre ottimi stipendi e buone prospettive per proseguire la propria carriera.
Se siete interessati a fare il vostro Ph.D. in Francia, questo è il momento per iniziare a cercare un progetto. Come in Italia, i corsi delle scuole di dottorato partono tra settembre e ottobre, ma le procedure per ottenere un posto iniziano intorno a gennaio e le prime selezioni si concludono – solitamente – in aprile o in maggio. La procedura per l’iscrizione non è affatto complicata ed è solitamente spiegata passo per passo sui siti delle università. Qui, ad esempio, potete trovare il concorso 2018 dell’École doctorale interdisciplinaire Sciences-Santé dell’università di Lione.
Il dottorato francese dura tre anni, e si può svolgere soltanto in una delle scuole di dottorato del Paese. In realtà, molti posti da Ph.D. sono offerti anche in laboratori e centri di ricerca esterni alle università, che in alcuni casi possono offrirvi un vero e proprio posto di lavoro mentre portate avanti la vostra ricerca da semplici iscritti alla scuola di dottorato. Nelle scienze esatte si può richiedere di estendere il proprio dottorato di un anno, mentre per le scienze sociali e le materie umanistiche il Ph.D. può facilmente durare anche cinque anni. Tuttavia, se nei primi tre anni l’iscrizione annuale si rinnova in modo sostanzialmente automatico, finito questo periodo dovrete fare domanda per continuare il vostro percorso e, soprattutto, dovrete dimostrare che rispetterete una timeline che vi porterà a discutere la tesi. Meglio cercare di finire in tempo.

COME SI TROVA UN DOTTORATO?
Il governo francese, così come abbiamo già visto in Germania, ha creato un’agenzia dedicata a quegli studenti o giovani ricercatori stranieri interessati a studiare o lavorare in Francia. Si chiama Campus France ed è un’ottima fonte di informazioni: ci potete trovare offerte di stage, di dottorato e anche di posizioni da post-doc. In questa pagina potete consultare praticamente l’intera offerta delle scuole di dottorato francesi. Vi sono raccolte non solo le posizioni aperte per ogni materia, ma anche la descrizione delle modalità d’iscrizione alle scuole di dottorato, i link ai concorsi, gli indirizzi e-mail dei referenti e le date di scadenza per la presentazione dei dossier.
Sia che siate interessati a entrare direttamente in una scuola di dottorato, sia che preferiate iscrivervi attraverso un laboratorio o un centro di ricerca particolare, dovreste cercare le offerte pubblicate online. «In tutti i laboratori c’è un’offerta di progetto, che lo studente deve solo sviluppare» ci spiega Jessica Apulei, al suo quarto anno di Ph.D. in neuroscienze nei laboratori del Collège de France. «Io consiglierei innanzitutto di mandare un’email conoscitiva al referente del progetto» racconta invece Michele Giuliano Carlino, che ha da poco iniziato il suo percorso in INRIA come ingegnere matematico: «È quello che ho fatto non solo per la mia richiesta in Francia, ma anche quando l’ho presentata in Spagna, in Lussemburgo, in Germania e in Danimarca», dice. Ed è proprio attraverso un’e-mail che Jessica ha trovato il suo dottorato quattro anni fa. Non ha nemmeno dovuto partecipare a un concorso: «Il mio attuale capo aveva dei fondi e quindi mi ha proposto di pagarmi», dice. Prima di iscriversi alla scuola di dottorato, Jessica ha lavorato nel suo attuale laboratorio per un anno: «Mi hanno testata, hanno controllato che lavorassi bene, che mi intendessi con le persone, e poi mi sono iscritta in dottorato sempre attraverso gli stessi fondi con cui ero pagata», racconta. «Bisogna fornire una giustificazione con cui si dice che si viene pagati per tre anni: se hai questo documento e una lettera di raccomandazione del tuo capo, vieni presa».

COME OTTENERE UN DOTTORATO: IL CONCORSO O L’ISCRIZIONE
In Francia si può iniziare un dottorato in diversi modi. Quello più classico è preparare un dossier per partecipare al concorso di una specifica scuola di dottorato. Tutti i documenti necessari sono elencati sul sito della scuola, e solitamente consistono nel vostro transcript of records, curriculum vitae, una lettera motivazionale, e nelle referenze accademiche o lettere di raccomandazione. Tuttavia, ogni scuola di dottorato può richiedere requisiti specifici.
Bisogna infatti fare attenzione perché la procedura per iscriversi al dottorato in Francia funziona – in un certo senso – al contrario rispetto al resto del mondo: per prima cosa dovrete trovare un soggetto di tesi. Una volta trovato il progetto che fa al caso vostro, dovrete poi contattare il referente e cercare un ricercatore disposto a farvi da supervisor. A questo punto non vi resta che completare il vostro dossier, fare molto probabilmente un’intervista conoscitiva e passare il concorso (che spesso si tiene tra maggio e luglio).
Come è successo a Jessica, è anche possibile trovare un laboratorio o un direttore di tesi in grado di finanziare il vostro dottorato. In questo caso non dovrete sostenere il concorso: se vi siete già assicurati un finanziamento triennale e un supervisor vi iscriverete semplicemente alla scuola di dottorato. Come sempre, controllate online quali siano le regole e i requisiti della scuola a cui quel professore o quel laboratorio sono affiliati.
Avete a disposizione anche altri programmi che potrebbero finanziare il vostro dottorato. Tra i più importanti c’è l’Eiffel scholarship programme for excellence, le cui application si chiudono il prossimo 11 gennaio, mentre Jessica consiglia la borsa della Fondazione Ermenegildo Zegna, che è però dedicata agli studenti di poche università italiane.

STIPENDIO, CONTRATTO, CONTRIBUTI E DIRITTI
Se in Italia la lotta per i diritti, un salario adeguato, contributi previdenziali, e il riconoscimento del titolo di dottore è tornata a infiammarsi proprio in questi giorni, in Francia molte delle richieste portate avanti dall’Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani sono già una realtà. Da qualche anno esiste infatti il contrat doctoral, che è pensato appositamente per i dottorandi. Si tratta di un contratto triennale a tempo determinato che offre ai giovani ricercatori gli stessi diritti di un qualsiasi altro lavoratore. Ormai da decenni in Francia esiste lo SMIC (Salaire Minimum de croissance), e cioè il salario minimo garantito. Qualsiasi lavoro a tempo pieno non può essere pagato meno di 1184,93€ netti al mese, ma ai dottorandi va un po’ meglio: il loro salario è fissato a circa 1.400€. Netti.
Questo non vuol dire, ovviamente, che si debba cercare un dottorato in Francia solo perché potreste avere uno stipendio più che rispettabile. Portare a termine un dottorato è difficile, richiede passione e resilienza. «Si deve fare questo lavoro perché si è vocati a farlo, non solo perché ti pagano bene. Un po’ come tutti i lavori» dice Michele, che ricorda come alcuni suoi ex compagni di studi a ingegneria matematica abbiano ricevuto ottime offerte e accettato altri lavori in Italia. «Non ha senso dire “Voglio venire in Francia”», sostiene: «Magari il progetto della tua vita è al Politecnico, o a Trieste, o in qualunque altro posto».
Tra l’altro, il contrat doctoral non è offerto a tutti i dottorandi. Potreste trovare dottorati finanziati da borse di studio o attraverso altri tipi di contratto a tempo determinato (la sigla, nel caso vi serva, è CCD – contrat à durée déterminée). In alcuni casi, quando non si entra tramite concorso ma attraverso la semplice iscrizione, le scuole di dottorato accettano anche dottorandi senza borsa, o hanno dei limiti minimi decisamente più bassi anche dello SMIC. Per esempio, la scuola di dottorato in Sciences et environnement dell’Università di Bordeaux, richiede che il dottorando iscritto abbia a disposizione un finanziamento minimo di 900€ al mese, per tre anni.
Per la cronaca, è meno di quanto prendereste con la borsa di studio italiana.

CONOSCERE IL FRANCESE È MOLTO IMPORTANTE
Sebbene non sia sempre necessario per iscriversi a una scuola di dottorato, un certificato di lingua francese può essere utile per rafforzare il vostro dossier. Le scuole di dottorato talvolta richiedono un livello B2 di conoscenza del francese o dell’inglese, decisamente più basso rispetto a quanto non sia richiesto in altri Paesi europei. Per la lingua francese, il test di riferimento è il DALF (diplôme approfondi de langue française). Sia la certificazione del livello C1 che del livello C2 costano 175 euro, o 145€ in casi particolari.
«Molte volte anche nell’università ho difficoltà a comunicare» racconta Michele, che sta imparando il francese, ma che ha iniziato il dottorato parlando soltanto l’inglese «Anche con le segreterie, gli altri dottorandi, i post-doc – dice – perché io non so parlare francese e loro non sanno parlare inglese». Conoscere il francese non solo vi sarà utile all’università, ma anche nella vita quotidiana dove – e qui parlo per esperienza personale – l’inglese è spesso del tutto inutile in moltissimi contesti come in banca, alle poste, al supermercato, o durante la ricerca di un appartamento. Michele racconta che talvolta anche le conferenze sono soltanto in francese, così come – ed è davvero il colmo – i talk sull’internazionalizzazione dell’università. «Io sono partita senza parlare francese» dice Jessica Apulei. «All’inizio è un po’ difficile perché ti dicono: “Non parlo inglese”. E quindi ti trovi in delle situazioni che non sono piacevoli, ma non è una limitazione non parlare la lingua». In fin dei conti, il francese non è complicato per un italiano: se vi impegnerete, in un mesetto sarete in grado di comunicare. «Poi, praticandolo tutti i giorni, si riesce», dice Jessica.

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