Guida pratica al dottorato in Germania: come ottenerlo

Come funziona il dottorato in Germania? Davvero ci si può candidare mandando un’e-mail direttamente al professore? Come si entra in una scuola di dottorato? Queste e altre domande ci guideranno nel mondo del PhD. tedesco. Nelle prossime tre puntate di Galapagos andremo a scoprire cosa dovete fare per vincere un dottorato in Germania, raccontandovi cosa vi aspetta e provando a rispondere a quelle questioni a cui non avete ancora pensato.
Stefano Porciello, 22 Ottobre 2018
Micron
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Relazioni internazionali e Studi europei

Come ci si può aspettare, le università tedesche sono organizzatissime. Che si tratti di attrarre studenti, dottorandi o ricercatori, non solo le pagine web di facoltà e dipartimenti sono solitamente scritte in un ottimo inglese, ben curate, e spiegano chiaramente qualsiasi procedura, ma lo Stato è riuscito come pochi altri a fare sistema con il mondo accademico. Il Ministero degli Affari Esteri supporta attivamente il DAAD, il Servizio Tedesco per lo Scambio Accademico, che è un’eccezionale fonte di informazione e di finanziamenti per chiunque desideri studiare, in qualsiasi modo, in Germania.
Ciononostante, se siete interessati a un dottorato, potreste ritrovarvi con diversi interrogativi a cui non sempre viene data una risposta chiara. Perché alcuni dottorati sono pagati e altri no? Perché sembra così facile ottenere un Ph.D. e allo stesso tempo è così complicato vincere un posto in una scuola di dottorato? Come si fa a ottenere una borsa, quando non è previsto un compenso per i ricercatori? In questo articolo e nelle prossime puntate di Galapagos proveremo a darvi tutte le risposte, anche grazie all’aiuto di quattro dottorandi e ex dottorandi che abbiamo intervistato.

QUALI ALTERNATIVE AVETE PER FARE UN DOTTORATO IN GERMANIA?
Il dottorato in Germania si chiama Promotion ed è, tradizionalmente, il primo vero e proprio passo nel mondo del lavoro in accademia. Tuttavia, procedure, contratti, programmi e requisiti non sono strutturati a livello nazionale, ma cambiano tra università e università. Alcuni punti fermi vi aiuteranno comunque a orientarvi nelle vostre scelte.
Innanzitutto, ci sono due tipi di dottorato: quello strutturato e quello non strutturato.
Nel primo caso «fai domanda per una scuola di dottorato, come ho fatto io», racconta Manuel Ghilarducci, che è un postdoc alla Humboldt Universität di Berlino, ma ha svolto il suo Ph.D. in germanistica e slavistica in un Promotionskolleg dell’Università di Münster. «Che ci sia una borsa o no, dipende dalla singola scuola di dottorato», dice. Le scuole di dottorato offrono programmi strutturati e hanno un titolo preciso: se sarete scelti, dovrete partecipare ai seminari, svolgere corsi universitari e collezionare crediti mentre fate ricerca. Il processo di selezione viene indicato dal bando di concorso, ma solitamente consiste in una doppia prova per titoli (titoli generali e progetto di dottorato) e nella discussione orale del progetto di ricerca.
«La seconda modalità di fare il dottorato è contattare un professore che si occupa di quello di cui ti vuoi occupare tu», racconta Manuel. «Gli scrivi o lo vieni a trovare, gli esponi il progetto di ricerca, e di solito glielo mandi in una forma ben definita – che si chiama exposé – dove esponi la domanda scientifica, la metodologia, la teoria, un’analisi di quello che è già stato scritto sull’argomento e un piano di lavoro con i tempi». Se sarete così in gamba da suscitare il suo interesse, il professore può decidere di prendervi come dottorandi. In alcuni casi, soprattutto nelle discipline scientifiche, potrà assumervi direttamente con un contratto di lavoro o aiutarvi a ottenere una borsa di studio. Altrimenti toccherà a voi cercare un finanziamento o trovarvi un secondo lavoro per potervi mantenere.
Infine, potete trovare un dottorato al di fuori del mondo universitarioIrene Riva è al quarto anno di Ph.D. a FMP, un istituto di Berlino per la farmacologia molecolare. Ha cercato online i contatti di professori, gruppi e istituti di ricerca che potevano interessarla e ha mandando moltissime e-mail «in cui brevemente mi presentavo e spiegavo cosa avevo fatto prima», dice: «Alla fine sono stata chiamata per due colloqui qui a Berlino». A FMP le hanno proposto un progetto di dottorato e l’hanno assunta come “impiegata scientifica”. È stata poi lei, autonomamente, a doversi immatricolare come dottoranda alla Humboldt Universität, dove alla fine del percorso discuterà la tesi.
L’ultima alternativa che avete a disposizione è fare un dottorato in Italia, ma in cotutela con un’università tedesca. Svolgerete quindi il vostro dottorato in Italia, ma avrete due supervisor – uno italiano e uno tedesco – e dovrete fare ricerca per almeno un semestre nell’università partner. In questo caso, dovrete innanzitutto vincere un dottorato all’interno dell’università italiana, e solo dopo attivare la procedura di cotutela e il vostro singolo accordo. Qui potete leggere come è organizzata al riguardo l’Università di Trento. La cotutela è un’ottima alternativa al dottorato in Germania, e vi garantirà un diploma rilasciato da entrambe le università una volta discussa la tesi. Prima di convincervi che questa sia la vostra strada, però, può essere una buona idea cercare di capire se il vostro futuro relatore e l’amministrazione universitaria collaboreranno con voi nell’attivazione del processo di cotutela.

COSA SERVE PER FARE DOMANDA
Che facciate il dottorato strutturato o non strutturato, avrete comunque bisogno di presentare il vostro curriculum e il transcript of records della vostra università di provenienza. Sebbene le università tedesche siano molto autonome nel decidere i requisiti dei candidati e i documenti necessari per la procedura di selezione, quasi sicuramente dovrete scrivere un personal statement e presentare l’exposé del vostro progetto di ricerca. Come ha spiegato Manuel, l’exposé dev’essere molto dettagliato, e sarà il cardine attorno al quale ruoterà la vostra candidatura. A questa pagina potete trovare degli ottimi consigli su come scriverlo e a cosa stare attenti.
Molto probabilmente vi saranno chieste anche delle lettere di referenza da parte dei vostri professori italiani e un certificato di lingua. Per i dottorati in lingua inglese, TOEFL e IELTS Academics restano lo standard di riferimento, ma se dovrete certificare la conoscenza del tedesco, l’esame da passare è il TestDaF. Potete svolgerlo in poche città italiane più volte all’anno (qui il link per iscrivervi) e vi costerà 195 euro. Per essere ammessi nelle università tedesche, nella stragrande maggioranza dei casi è sufficiente ottenere un voto uguale a 4 su 5 che equivale a un livello C1 del quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue.

COME SI TROVA UN DOTTORATO E COME SI FA A OTTENERLO?
Se volete provare a iscrivervi a un dottorato strutturato potete consultare praticamente tutta l’offerta del mondo accademico tedesco attraverso la Deutsche Forschungsgemeinshaft. Non solo troverete nomi e link alle pagine delle scuole di dottorato (oltre agli indirizzi e-mail dei professori referenti), ma potrete anche dare un’occhiata a molte altre opportunità, come quelle offerte da diversi centri e gruppi di ricerca. Per candidarvi, basterà fare attenzione ai requisiti e seguire le procedure spiegate online. Per quanto riguarda invece i dottorati non strutturati il processo di application è molto più informale: dovrete contattare un professore, presentarvi, e magari proporgli un progetto di ricerca valido e accattivante. Tenete conto che “informale” non significa che vincere il posto sia “facile”, e se con un po’ di fortuna riuscirete a ottenere un colloquio dovrete poi convincere il potenziale supervisor delle vostre capacità.
«Direi che i professori vogliono gente che lavora. Quindi devi dimostrare di essere qualcuno che se ha un problema spende tanto tempo per risolverlo» racconta Biagio Brattoli, che sta svolgendo il suo Ph.D. in Computer Vision and Machine Learning nella storica università di Heidelberg. Dopo una doppia laurea in ingegneria informatica presa al Politecnico di Torino e al Royal Institute of Technology di Stoccolma, Biagio è stato assunto direttamente dal suo professore e oggi è al terzo anno di dottorato. «Di solito prendiamo i tesisti, vediamo chi lavora tanto, e assumiamo loro», racconta. «Nel mio caso il professore mi ha fatto il colloquio su Skype. Mi ha dato un articolo scientifico e mi ha detto: “Ci sentiamo tra un paio di settimane, prendi questo paper e spiegamelo in dieci minuti”. Così me lo sono studiato e ho fatto questo colloquio molto tecnico. Abbiamo parlato del paper, di come migliorarlo, di come unire la ricerca moderna a quanto era scritto nell’articolo. Diciamo che secondo me, il colloquio è stato determinante».
«Devi dimostrare di essere una persona in grado di pensare, progettare, sviluppare e portare a termine un progetto di ricerca. Quindi il focus è sul progetto», spiega invece Manuel. Che sottolinea, però, come iniziare un Ph.D. al di fuori di una scuola di dottorato significa che «non c’è un numero limite di posti, ma solo il professore che non ti dà soldi, non ti deve niente, e se gli piace il tuo progetto di ricerca ti prende», dice. Una fortuna? Forse. Ma il rischio di ritrovarvi a lavorare senza borsa e senza il sostegno del vostro supervisor esiste. Anche perché, come racconta Manuel, «in Germania la collaborazione con i paesi esteri è fondamentale, cioè aggiunge un grande prestigio a tutti: alle università, ai professori, ai dottorandi». Questo potrebbe portare un professore a scegliervi come dottorandi senza che ci siano concrete possibilità di trovare un finanziamento per la vostra ricerca.
Se da una parte va fatta molta attenzione, quindi, dall’altra il dottorato non strutturato può offrirvi una certa libertà d’azione per sviluppare una ricerca originale e – in alcuni casi – uno stipendio decisamente più alto delle normali borse di studio. Nel prossimo articolo parleremo proprio di questo: di come finanziare il vostro dottorato e di cosa potete aspettarvi da un percorso di ricerca nelle università tedesche.

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