Guida pratica al dottorato in UK: come ottenerlo

Tra gli italiani che decidono di trasferirsi all’estero, circa uno su cinque sceglie il Regno Unito, che ormai da qualche anno si conferma la meta preferita della nostra emigrazione. Solo nel 2016, i cittadini italiani che si sono registrati come residenti in Regno Unito sono stati 16.280; di questi, 5.028 sono laureati. Si tratta del […]
Stefano Porciello, 03 Settembre 2018
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Relazioni internazionali e Studi europei

Tra gli italiani che decidono di trasferirsi all’estero, circa uno su cinque sceglie il Regno Unito, che ormai da qualche anno si conferma la meta preferita della nostra emigrazione. Solo nel 2016, i cittadini italiani che si sono registrati come residenti in Regno Unito sono stati 16.280; di questi, 5.028 sono laureati. Si tratta del 30,9% del totale.
Grazie alle sue università globali, un mercato del lavoro che continua a essere dinamico e – ovviamente – al vantaggio indiscutibile della lingua inglese, il Regno Unito è un Paese che riesce ad attrarre studenti e ricercatori da molti Paesi del mondo. Negli ultimi due anni, la maggior parte degli Starting e Consolidator Grant dallo European Research Council in Regno Unito sono andati a studiosi stranieri, e poter fare un Ph.D. a Londra o in qualcuna delle più famose università inglesi è un’idea che piace a molti. Non a caso, come ci dirà il professor Bogle, gli studenti italiani che fanno ricerca alla UCL (University College London) sono secondi, in numeri assoluti, soltanto ai cinesi.
Capire come fare un dottorato in Regno Unito non è troppo complicato, ma bisogna fare attenzione: non tutti i Ph.D. vi garantiscono una borsa, il processo di application è diverso da quello italiano, e nessuno sa esattamente cosa succederà dopo la Brexit.

DOTTORATO IN UK: QUALI DOCUMENTI SERVONO?
Il dottorato in Regno Unito dura dai tre ai quattro anni e vi si può accedere, nella stragrande maggioranza dei casi, solo dopo aver ottenuto la laurea magistrale. Alcune scuole vi permettono di fare domanda mentre state ancora studiando e, nel caso siate selezionati, vi faranno un’offerta “condizionata”: dovrete, cioè, riuscire a ottenere un voto di laurea al di sopra della soglia che vi sarà indicata. Generalmente, bisogna presentare la domanda circa dodici mesi prima dell’inizio dei corsi, ovvero tra ottobre e gennaio dell’anno precedente, anche se alcune università come la University of Sussex aprono le candidature più volte all’anno.
I documenti necessari a candidarsi sono più o meno gli stessi che vengono richiesti negli Stati Uniti, ma è fondamentale controllare i requisiti specifici delle università che vi interessano. I siti internet delle doctoral schools in Regno Unito sono spesso impostati con praticità e intelligenza, e vi accompagnano un passo alla volta nella nel percorso di application. In ogni caso, potete iniziare a preparare: una copia del vostro diploma di laurea; una traduzione originale del diploma supplement o del transcript of records; il vostro CV; almeno due referenze (da parte dei vostri professori, ma anche – volendo – di un datore di lavoro) e, ovviamente, un certificato di lingua. I più famosi restano TOEFL e l’IELTS Academic che costano rispettivamente 245$ e 234€, ma alcune università inglesi accettano anche un gran numero di altre certificazioni. Tenete a mente che, di solito, non potrete presentare certificati di lingua ottenuti più di due anni prima della vostra candidatura.

COSA È DAVVERO IMPORTANTE NEL PROCESSO DI APPLICATION?
Come si fa a preparare un’application di successo? A cosa fanno attenzione i professori che vi devono selezionare? Siamo andati a chiederlo a chi dirige la scuola di dottorato della UCL: il professor David Bogle. Sorprendentemente, ci racconta, aver fatto delle esperienze internazionali non è poi così importante.

COME SI FA A TROVARE UN DOTTORATO?
Trovare il dottorato che fa per voi in Regno Unito è relativamente semplice, e avete a disposizione diverse possibilità. «Ci sono i Centre for doctoral training (CDT), che adesso sono diventati uno dei modi più facili per fare il dottorato» racconta Francesca Troiani, che sta finendo il suo ultimo anno di Ph.D. all’Imperial College di Londra. «In questo caso c’è un progetto che è stato definito da dei professori che sono interessati a qualcosa in particolare; quel progetto viene pubblicizzato e lo studente fa domanda», dice. I CDT sono un equivalente delle nostre scuole di dottorato: servono a gestire i Ph.D. finanziati dai sette Research Council inglesi e, se riuscirete a trovare un progetto promettente tra quelli pubblicati, la vostra application sarà decisamente più facile: per prima cosa non dovrete presentare un progetto di ricerca (potrà sembrare banale, ma scriverne uno non è affatto facile), ma soprattutto i fondi per il vostro stipendio saranno quasi sicuramente già stati stanziati. Questo vi eviterà di portare avanti contemporaneamente la domanda di dottorato e quella per farvelo finanziare. A questa pagina, per esempio, potete trovare i diversi CDT dell’Università di Oxford.
Francesca, tuttavia, ha intrapreso un’altra strada: «Per prima cosa ho deciso che volevo andare a Londra […] poi ho iniziato a guardare tutti i posti, le persone che lavoravano sulle interfacce neurali, e ho mandato un po’ di email. Alla fine, ho contattato il mio attuale capo, che sorprendentemente mi ha risposto un’ora dopo, di venerdì sera. Ho fatto un colloquio su Skype e poi sono venuta qui per un colloquio dal vivo», racconta.
Se invece di inserirvi in un Ph.D. già strutturato desiderate presentare il vostro progetto di ricerca, infatti, il processo è un po’ più complicato e trovare sin da subito un supervisor diventa importantissimo. Sin dall’inizio bisogna avere una chiara idea del vostro progetto: dovrete proporlo al dipartimento dell’università che vi interessa o direttamente a un professore. Se riuscirete a suscitare il loro interesse, potete chiedere consigli e farvi guidare dal vostro futuro supervisor nella stesura di un buon progetto di ricerca: dovrete stabilire la vostra “domanda di ricerca”, il contributo che intendete dare allo stato dell’arte, la metodologia che userete e spiegare bene le vostre aspettative. Non presentatevi all’università con un progetto di ricerca già concluso: rischierete di aver fatto un lavoro impressionante per poi scoprire che la vostra idea non è poi così interessante come avevate pensato. Aprire le porte giuste, dialogare con i potenziali supervisor, essere pronti a ricalibrare i vostri obiettivi è fondamentale. Anche perché, insieme al vostro progetto di ricerca, dovrete portare avanti la candidatura per un finanziamento.

COME FUNZIONANO LE BORSE DI STUDIO IN REGNO UNITO?
Non bisogna mai dimenticare che il dottorato è un istituto a metà strada tra gli studi universitari e il lavoro nel mondo della ricerca. Per questo motivo, anche in Regno Unito si può ricevere un’offerta di dottorato “senza borsa” o non riuscire a ottenere un finanziamento che copra le vostre tasse universitarie e lo stipendio. In questo caso, dovrete pagare l’iscrizione di tasca vostra: le fees vanno dalle 2-3.000£ alle 6.000£ all’anno (se siete cittadini europei) ma in alcuni casi arrivano a costare decine di migliaia di sterline. In Regno Unito è infatti possibile autofinanziarsi un dottorato, sia con risorse proprie che attraverso un prestito, ma stiamo parlando di un investimento che già nel 2001 era valutato in 100.000£ (lo studio teneva in considerazione anche i mancati profitti degli studenti dovuti all’impegno universitario). Prendendo come riferimento la borsa di studio media di 16.000£ all’anno e delle tasse universitarie intorno ai 4.000£, tre anni di dottorato vi costeranno circa 60.000£.
In ogni caso, ci sono molte opportunità per trovare finanziamenti e sponsor per il vostro Ph.D. La domanda per la borsa di studio si può portare avanti in parallelo con quella per il tema di dottorato, e può essere fatta – sempre passando attraverso i diversi schemi dell’università – al Research Council di appartenenza, o una delle molte associazioni filantropiche e di ricerca che lavorano sul territorio nazionale. Solo a Cambridge, racconta Michele Mak che lì sta svolgendo il suo secondo anno di dottorato in ingegneria, «c’è la Cambridge trust, che viene utilizzata dall’università, e quindi decide di finanziare studenti e dottorandi; c’è la Gates Cambridge, che è un’associazione filantropica fondata da Bill e Melinda Gates, e anche loro finanziano studenti indipendentemente dall’argomento di ricerca; […] poi ci sono i College, che nello specifico hanno delle scholarship, delle borse di studio, alle quali si può attingere. Il mio caso è quello dell’EPSRC (il Consiglio Nazionale delle Ricerche per l’Ingegneria e le Scienze Fisiche, ndr), quindi il mio dottorato è finanziato direttamente dal governo attraverso un progetto presentato dalla professoressa che mi segue. E poi c’è il caso dell’industria: spesso ci sono anche delle aziende che sono interessate a un certo argomento e decidono di finanziare il singolo studente. E infine esiste la possibilità che, una volta trovato il professore, sia lui stesso ad avere un progetto di ricerca attivo e quindi sia capace e disponibile a finanziare lo studente direttamente», dice.
Per chi si avventura per la prima volta nell’intricato sistema dei finanziamenti per un dottorato in Gran Bretagna, ci sono due aspetti fondamentali da tenere in considerazione. Il primo è che la domanda di finanziamento si fa soltanto dopo che si è stabilito un rapporto con l’università che è intenzionata ad accettarvi, e comunque in funzione dell’offerta che vi sarà fatta. Questo significa che non dovrete presentare la domanda autonomamente, ma attraverso il vostro dipartimento, e che sarete supportati dal vostro supervisor. Il secondo è che i fondi del governo, e quindi del Research Council di appartenenza, sono vincolati a dei requisiti molto selettivi pensati per tutelare gli studenti inglesi: come cittadini europei, potrete richiedere solo la copertura delle fees – le tasse universitarie – e non un salario, a meno che non abbiate risieduto in Regno Unito per almeno tre anni. Questo non significa che non avrete uno stipendio: che sia sfruttando il margine di flessibilità dei Research Councils o trovando i fondi da qualche altra parte, potete aspettarvi che l’università troverà il modo di farvi avere una borsa di studio. Normalmente, questa si aggirerà intorno alle 14.000-16.000£ l’anno.
Infine, è bene sapere che i dottorati a Londra, di solito, vengono pagati un po’ di più. Il motivo è che le borse di dottorato, così come alcuni stipendi, sono soggette al “London weighting”: ricevono cioè una maggiorazione di circa 2-3.000£ all’anno dovuta al costo della vita, che nella capitale è decisamente più alto che nel resto del Paese.

L’ESPERIENZA ALL’ESTERO CONTA O NO?
Più volte, in questa rubrica, abbiamo sottolineato come aver fatto una o più esperienze all’estero sia stata una marcia in più per la carriera dei ricercatori che abbiamo intervistato. Il fatto che il professor Bogle sostenga che queste non influiscano, di fatto, sul processo di selezione può sembrare sorprendente.
«Non è poi così comune andare a fare esperienze all’estero» spiega Francesca Troiani, che ha studiato fisica sia in triennale che in magistrale all’Università di Trieste e non ha mai partecipato a un progetto Erasmus o a uno scambio internazionale prima di trasferirsi a Londra. «Quando decidi di iniziare un dottorato, almeno qui in Inghilterra, è molto più facile che tutte le persone che fanno domanda abbiano studiato nello stesso posto sia alla triennale che alla magistrale. […] Quindi più che guardare esattamente dove sei stato, si tende a guardare che cosa hai fatto e ci si basa anche molto, oltre che sul curriculum, proprio sul colloquio che viene fatto prima via Skype e poi di persona. Almeno nel mio caso è stato così», racconta.
Michele Mak, invece, ha fatto dell’internazionalità un tratto caratteristico del suo curriculum. Durante gli studi di ingegneria al Politecnico di Milano, ha passato due anni a Parigi grazie a un progetto di doppia laurea. All’ultimo anno di università, ha vinto una borsa di studio per andare a scrivere la sua tesi a Stanford, in California, e nonostante dopo la laurea volesse continuare a fare ricerca, è stato assunto da una multinazionale d’ingegneria che lo ha mandato prima a Hong Kong e poi in Regno Unito. «Secondo me in accademia è fondamentale muoversi», dice: «Non perché l’estero sia intrinsecamente migliore, ma perché confrontarsi con la diversità aiuta a crescere». E puntualizza: «La componente internazionale è importante, ma non credo sia strettamente necessaria all’inizio della carriera accademica per ottenere il dottorato». Perché, in questo caso, l’importante è riuscire a «dimostrare che si hanno solide basi, ma soprattutto capacità, potenziale e motivazione. Però a lungo termine, assolutamente sì: non credo di conoscere nessuno, qui a Cambridge, che si occupi di ricerca e che non abbia fatto un’esperienza all’estero».

Molte questioni restano da chiarire: ha ancora senso impegnarsi in un dottorato in Regno Unito, proprio adesso che il processo di uscita del Paese dall’UE è entrato nella sua fase più indecifrabile? Cosa vi offre un dottorato inglese che non potreste trovare in un altro Paese europeo? Quali sono le difficoltà che incontrano i dottorandi in Gran Bretagna? E ancora: cosa significa, concretamente, giorno dopo giorno, fare un Ph.D. oltremanica? Vi diamo appuntamento tra due settimane: nel prossimo articolo, cercheremo di capire quali potrebbero essere le ripercussioni della Brexit sul vostro dottorato in Regno Unito.

I prossimi capitoli della nostra guida al dottorato in UK:
# Brexit e dottorato: quali prospettive? (17/09/2018) 
# Consigli, idee e considerazioni sul dottorato in Regno Unito (1/10/2018)

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