Homo, il genere capace di amare

La storia del genere Homo è la storia di un’enorme quantità di incontri. Ovunque si sono incontrati nello spazio e nel tempo gli umani, anche se diversi tra loro, si sono amati.
Pietro Greco, 09 Aprile 2019
Micron
Micron
Giornalista e scrittore

Vai a un meeting e scopri chi siamo e da dove veniamo. Il meeting in questione è quello recente dell’American Association of Physical Anthropologists, che si è tenuto a Cleveland, in Ohio, alla fine dello scorso mese di marzo. Le novità emerse nel corso dell’incontro non sono state poche. Le principali riguardano i rapporti tra due specie di Homo: l’uomo di Denisova e Homo sapiens, la nostra specie. Sintetizzando al massimo, possiamo dire che a Cleveland è stata avanzata l’ipotesi, fondata, che noi (sapiens) e loro (i Denisoviani) ci siamo incontrati più e più volte in giro per il mondo.
Anche sessualmente. L’ultima volta documentata piuttosto di recente, non più di 15.000 anni fa o, al più, 30.000 anni fa in Nuova Guinea. Tutti questi incontri hanno generato una prole a sua volta feconda. Ma andiamo con ordine. Gli incontri tra Homo sapiense altre specie umane è testimoniato dalle tracce genetiche che troviamo nel nostro DNA. È l’antropologia molecolare che, analizzando il nostro genoma, sta riscrivendo la nostra storia.
Ebbene, gli antropologi molecolari negli ultimi anni – come micron on line ha puntualmente riportato – hanno verificato che i nostri avi usciti dall’Africa in un’ondata migratoria piuttosto importante hanno incontrato in Medio Oriente e in Europa i Neandertal e i Denisoviani, una specie che viveva certamente sui monti Altaj, in Siberia.
Conseguenza di questi incontri: nel nostro genoma noi portiamo tracce non banali di questi incontri che si sono rivelati anche riproduttivi. Nel DNA di noi europei c’è un buon 3%che deriva dai Neandertal e in quello dei melanesiani c’è una percentuale di DNA compresa tra il 4 e il 6% appartenente agli uomini di Denisova.
Di più, di recente è stato dimostrato che anche i Neandertal e i Denisoviani si sono incontrati almeno una volta 50.000 anni fa: perché è stato analizzato il genoma di una bambina risalente a quell’epoca con il DNA di origine paterna proveniente da un Neandertal e il genoma di origine materna proveniente da una Denisoviana. Difficilmente si tratta di un caso unico.
Dunque ne possiamo concludere che queste tre specie si sono incontrate e non si sono combattute. O, almeno, non si sono sempre combattute. Spesso si sono amate. La novità del congresso di Cleveland sta in questo avverbio: spesso. Noi sapiens abbiamo spesso incontrato i Denisoviani e altrettanto spesso questo incontro è stato d’amore. O, almeno, di sesso.
Un gruppo di ricercatori – riporta la rivista Science– ha infatti verificato che le popolazioni che vivono in aree piuttosto ampie, che vanno dalle Filippine al Tibet, dalla Cina alla Nuova Guinea, recano nel loro DNA dal 3 al 5% di materiale genetico tipico dei Denisoviani. Dunque gli incontri amorosi tra le due specie sono stati piuttosto frequenti e probabilmente sono avvenuti in diversi tempi. Un po’ sbrigativamente possiamo dire che non appena si incontravano scoccavano frecce d’amore.
La riprova di questa affermazione sta in alcuni risultati esposti di antropologia molecolare proposti a Cleveland.
Un team di ricerca ha infatti analizzato il genoma completo di 161 persone appartenenti a 14 diversi gruppi provenienti dall’Indonesia e dalla Nuova Guinea. Ebbene, nel DNA di 60 indigeni della Nuova Guinea Murray Cox della Massey University di Palmerston North, in Nuova Zelanda, e Herawati Sudoyo dell’Istituto Eijkman di Biologia Molecolare di Giakarta, in Indonesia, alla testa di una equipe di ricerca hanno verificato che i Denisoviani non sono stati un’unica popolazione, ma almeno tre. Quella definita D0, dei monti Altaj, in Siberia, ma poi anche una seconda, D1, e una terza, D2, giunta nelle isole dell’Indopacifico in tempi diversi. Gli attuali abitanti della Papuasia, infatti, derivano il loro DNA denisoviano da due gruppi diversi: D1 e D2, appunto. Due gruppi che hanno avuto il loro ultimo antenato comune 283.000 anni fa (millennio più millennio meno).
E che poi si sono ritrovati, appunti, in Nuova Guinea. Ibridandosi tra loro. Il gruppo D2 ha avuto l’ultimo antenato comune con il gruppo siberiano dei D0 addirittura 363.000 anni prima. Il che significa, ha spiegato Cox, che tutto ciò che pensavano dei Denisoviani deve essere rivisto. Non sono un unico gruppo, bensì un intero cespuglio. E che i loro rami, talvolta, dopo essersi separati si sono di nuovo, parzialmente, intrecciati.
Non, non è una storia lineare, quella dei Denisoviani. E neppure la nostra. Visto che noi Homo sapiensli abbiamo più volte incontrati, in Asia, i Denisoviani e più volte ci siamo con loro ibridati. L’ultima volta proprio in Nuova Guinea tra 15.000 e 30.000, ha spiegato Benjamin Vernot del Max Planck Institute per l’Evolutionary Anthropology di Lipsia, in Germania.
Le cose potrebbero essere state ancora più complesse. Ovvero gli abitanti attuali della Nuova Guinea potrebbero portare nel loro DNA la registrazione scritta (è il caso di dirlo) di diversi incontri avvenuti tra sapiense Denisoviani avvenuti nel corso dei millenni in zone anche diverse.
Insomma, la nostra storia è un intreccio inestricabile di incontri. E non solo la nostra. Anche i Neandertal e i Denisoviani potrebbero essere frutto di intrecci amorosi plurimi. C’è chi avanza l’ipotesi che entrambe queste specie (ma si può parlare davvero di specie diverse?) sarebbero il frutto di un’ibridazione con un’altra popolazione di umani “superarcaica”: quasi certamente Homo erectus, estintosi all’incirca 700.000 anni fa.
Secondo Alan Rogers, della University of Utah di Salt Lake City, la storia del genere Homo è la storia di un’enorme quantità di incontri. Ovunque si sono incontrati nello spazio e nel tempo gli umani, anche se diversi tra loro, si sono amati.

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