Human Technopole, il dibattito prosegue

Il dibattito attorno al progetto di Human Technopole ha acquisito toni molto accesi nelle scorse settimane. Alcuni rappresentanti della comunità scientifica italiana hanno aspramente criticato la scelta del governo Renzi di affidare all'IIT, ente diretto da Roberto Cingolani, lo sviluppo del progetto e i primi finanziamenti, il tutto senza un concorso di idee aperto ad altri progetti. Scopriamo i nodi su cui il dibattito si sta infuocando e come Roberto Cingolani risponde alle critiche.
Giuseppe Nucera, 31 Maggio 2016
Micron
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Videomaker e Comunicatore della Scienza

Tra pochi giorni avremo la conferma ultima di quale futuro vedrà il progetto di Human Technopole, il centro ricerche dedicato alla prevenzione e alla cura dei tumori e delle malattie neuro degenerative presentato dal governo e dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) a fine febbraio. Nelle scorse settimane, infatti, sono giunti i primi giudizi degli esperti internazionali, chiamati a esprimersi sulla validità del progetto, giudizi sui quali si baserà nella scelta del governo Renzi se realizzare concretamente il piano.
I primi pareri hanno dato un riscontro positivo al progetto promosso da IIT, ritenendolo un piano ottimo ma da dover sviluppare e realizzare con attenzione e competenza. Contemporaneamente, però, alcuni ricercatori italiani hanno sollevato non poche critiche su come la vicenda Human Technopolesia stata gestita in modo poco trasparente dal governo Renzi, accusato di aver affidato all’IIT di Cingolani lo sviluppo del piano e di aver promesso loro ingenti finanziamenti (1 miliardo e mezzo in dieci anni) senza alcun criterio di selezione.

La ricercatrice e senatrice Elena Cattaneo, fortemente in contrasto con la scelta di affidare a IIT lo Human Technopole, lo scorso 4 maggio ha depositato in parlamento un report dove argomenta punto per punto ciò che ritiene fortemente problematico nella vicenda Human Technopol, «semplice e paradigmatica di come la ricerca pubblica non dovrebbe essere promossa».
Le critiche non sono rivolte solo al governo Renzi, secondo Elena Cattaneo, reo di aver affidato attraverso una phone call all’IIT il progetto di rilancio della ricerca italiana; ma anche direttamente all’istituto genovese e al suo direttore, Roberto Cingolani, accusati di includere o escludere «in modo discrezionale e arbitrario» i soggetti con cui collaborare nella costruzione del progetto. Secondo Elena Cattaneo, l’IIT si trasformerebbe così da ente finalizzato al trasferimento tecnologico in una sorta di agenzia sui generis re-distributrice di ricerca pubblica, nonostante, tra l’altro, esso sia una Fondazione di diritto privato.
Cingolani, al contrario, spiega come Human Technopole è in linea con alte realtà internazionali nel reclutare ricercatori e nel costruire i team di ricerca.

Una settimana più tardi, il 12 maggio, un gruppo di ricercatori italiani scrive una lettera aperta alle più alte cariche dello Stato, per sottolineare la necessità che la «valutazione della ricerca e il suo conseguente finanziamento devono basarsi su procedure aperte, libere, trasparenti, competitive per tutti i ricercatori.» Contemporaneamente, Ernesto Carofoli, con la sottoscrizione di una quindicina di importanti ricercatori italiani, dal sito di Natureaccusa il governo italiano di promettere 1 miliardo e mezzo di euro in dieci anni all’IIT per Human Technople, mentre elargirà solo 90 milioni di euro nei prossimi tre anni per la ricerca pubblica, questo dopo 3 anni in cui la ricerca non ha visto alcun finanziamento.
Il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, che raggruppa i maggiori scienziati italiani tra cui lo stesso Carafoli, ritiene necessario ripensare alla situazione permettendo «l’apertura di procedure accessibili a tutti i soggetti potenzialmente interessati, nonché la scelta dei progetti migliori e più consoni alle finalità del piano da parte di una Commissione Internazionale di alto profilo scientifico».
La necessità è quella dunque di pensare a un’Agenzia delle Ricerche e a una distribuzione dei fondi attraverso la realizzazione di concorsi e bandi. Secondo la Cattaneo, «un ente terzo, indipendente da politica e comunità scientifica, che abbia le competenze necessarie per bandire e selezionare le migliori idee e allo stesso tempo abbia il ruolo di assegnare e distribuire i fondi pubblici».
Lo stesso Cingolani crede che questa sia la strada da percorrere nel futuro.

La mancanza di un concorso di idee e l’assenza di una vera competizione tra più progetti sarebbe il motivo principale per cui, ad avviso di alcuni ricercatori tra cui la stessa Elena Cattaneo, non avrebbe alcun senso chiamare esperti internazionali a valutare un unico piano per Human Technopole. Come si legge dal report della senatrice, infatti, «si sta valutando un progetto scientifico che essendo l’unico ha già vinto». Una revisione che al massimo si limiterà, secondo la Cattaneo, a indicare delle migliorie all’unica opzione data, non volendo in alcun modo «frustare l’intenzione di un governo di promuovere un nuovo centro per la ricerca».
Cingolani, al contrario non crede che tale valutazione veda già la strada segnata.

Una delle poche critiche che entrano nel merito del progetto è quella, rivolta sempre da Elena Cattaneo, secondo cui l’IIT non avrebbe tutte le competenze richieste per un progetto che pone al proprio centro temi quali life science e alimentazione.

Il progetto Human Technopole si avvia, dunque, alla valutazione finale degli esperti internazionali e al giudizio del governo italiano, in un clima di acceso dibattito e scontro nella comunità scientifica, amplificato da un atteggiamento del governo molto distante da quella ricetta che solo pochi mesi fa Renzi aveva identificato per salvare la scienza italiana, ossia un “progetto condiviso” in cui valorizzare il merito e creare un ambiente competitivo e stimolante per la ricerca.

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