I big dell’high tech puntano a innovare la medicina

Colpisce che la promessa di sconfiggere tutte le malattie entro la fine del secolo provenga proprio in questi giorni dal fondatore di Facebook. Ci troviamo davanti a una promessa poco felice in un mondo dove gli annunci di conquiste scientifiche sono spesso disattesi dalla lentezza dei progressi medici? Forse no. Vediamo quindi come si origina una tale ambiziosa visione e come potrebbe realizzarsi.
Thomas Vaccari, 26 Gennaio 2017
Micron
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Università degli Studi di Milano Statale

 

Qualcosa di nuovo e inaspettato è in arrivo dalla Silicon Valley. E no, non è l’ultimo telefono della Apple o qualche altra novità tecnologica. Si tratta di nuova scienza, o perlomeno così vorrebbero i giganti dell’high tech Californiano.
È di qualche giorno fa la dichiarazione di intenti della Chan Zuckerberg Science (CZS), il programma della Chan Zuckerberg Initiative che si occuperà di supportare la ricerca di base per il progresso della medicina. Nelle parole del direttore scientifico, l’illustre neurobiologa della Rockefeller University Cori Bargmann, la CZS punta a “curare, prevenire o gestire tutte le malattie per la fine del secolo. Si tratta di realizzare 1000 anni di progresso in 80!”.
Non ci troviamo davanti a una “sparata” poco felice in un mondo dove gli annunci di conquiste scientifiche sono spesso disattesi dalla lentezza dei progressi medici? Forse no. Vediamo quindi come si origina una tale ambiziosa visione e come potrebbe realizzarsi.
Partiamo dall’inizio: la Chan Zuckerberg Initiative è un compagnia a scopi filantropici fondata l’anno scorso da Mark Zuckerberg e sua moglie Priscilla Chan in occasione della nascita della prima figlia, Maxima Chan Zuckerberg. La compagnia riceverà investimenti del valore di 45 miliardi di dollari, i 99% delle ricchezze dei coniugi. Sono numeri enormi al pari di quelli della Bill & Melinda Gates Foundation, la fondazione privata del fondatore di Microsoft che lavora efficacemente da quasi un ventennio per ridurre la povertà nel mondo. La Chan Zuckerberg Initiative però non è una non profit, potrà investire i profitti come vuole e rimarrà sotto controllo diretto dei fondatori, cosa che aveva sollevato non poche critiche al momento del varo.
Microsoft e Facebook non sono i soli giganti tecnologici che si buttano nella ricerca scientifica. Google ha fondato ormai 4 anni fa Calico, una compagnia per comprendere il segreto della longevità e per combattere l’invecchiamento. Negli intenti si tratta di una partnership con vari istituti, tra cui il Broad Institute e l’MIT di Boston, basata sull’idea che l’invecchiamento è un programma di sviluppo potenzialmente reversibile che crea le condizioni per molti dei nostri problemi medici in tarda età.
Tornando al neonato programma scientifico di CSZ, è stato annunciato che si avvarrà di 3 miliardi nel prossimo decennio. Anche qui un investimento imponente. Per dare un idea, di quasi un ordine di grandezza superiore a quanto investito dallo Stato italiano nel finanziamento di progetti di ricerca competitivi nell’ultimo decennio.
Cosa si farà con tale monumentale ricchezza lo spiega Cori sulla sua pagina Facebook. Si dovrà semplicemente finanziare tutto quello che acceleri il progresso scientifico e ne rimuova gli ostacoli. La misure più dirette son quelle che riguardano la tecnologia. Si sosterranno tutti i nuovi avanzamenti che permettano balzi in avanti, come negli ultimi anni lo sono stati il sequenziamento di nuova generazione del DNA o la crio-microscopia elettronica, di cui abbiamo parlato tempo fa. Inoltre, si stimolerà lo scambio di informazioni e idee tra campi molto diversi, riconoscendo che ogni malattia è un rompicapo che richiede molteplici competenze per essere risolto.
Il primo esempio di tale scambio è il Biohub, un’entità supportata da Stanford, UCSF e Berkeley, le 3 maggiori università vicino a Facebook.
Il Biohub fornirà fondi, tecnologie e ambiente all’avanguardia per progetti mirati. I primo è la lotta alle malattie infettive, mediante lo sviluppo di nuovi test diagnostici, nuovi farmaci e vaccini e la creazione di un gruppo di ricerca che risponda rapidamente a nuovi agenti infettivi. Il secondo è la creazione di un atlante dettagliatissimo del corpo umano. Si spera di capire quali siano le proteine presenti in ogni nostra cellula, dove stiano e come funzionino. Anche qui usando tecnologie di avanguardia come CRISPR/Cas9, di cui vi abbiamo già raccontato, e il sequenziamento da singole cellule, una tecnica recente supersensibile che permette di leggere l’RNA, cioè di fatto le istruzioni software di ogni cellula, anche la più rara. Tale gigantesco sforzo, che non è limitato a CSZ, viene visto come la creazione di una specie di mappa di navigazione per capire che cosa succeda in ogni malattia.
Fin qui si tratta di ricette già provate: tanti soldi, alta tecnologia, definizione dall’alto di progetti meritevoli di supporto. Non sempre ha funzionato in passato e sicuramente non si vede come porterà a 1000 anni di progresso in meno di un secolo o a fermare l’invecchiamento.
Però finendo di leggere la nota di Cori Bargmann emerge un punto interessante e potenzialmente promettente se portato avanti da giganti dell’informatica come Facebook, Google e Microsoft. Cori infatti ci ricorda che la letteratura scientifica raddoppia ogni decennio e si chiede come si potrebbe estrarre più informazione utile da quanto già sappiamo e da nuovi esperimenti sempre più complicati, e come si può democratizzare l’accesso alla conoscenza. Estrarre e trasformare dati utilizzando l’intelligenza artificiale è il pane quotidiano di Facebook ed è il terreno su cui si combatteranno le guerre commerciali del futuro. Ed è certo che fino a ora il raddoppio decennale delle nostre conoscenze non ha raddoppiato le nostre capacità di agire su malattie e invecchiamento.
Chissà mai allora che il fatto che pezzettini di Facebook, Google e Microsoft non vogliano solo far soldi ma piuttosto aiutare la scienza intanto non cambi radicalmente il modo di ottenere e disseminare l’informazione scientifica, tuttora basato su un sistema di quaderni di laboratorio, articoli, editori, copyright, brevetti e correlate carriere, che è vecchio di qualche secolo. Se questa prospettiva è promettente o agghiacciante dipenderà anche da come affronteremo il problema della post-verità, a cui Facebook, Google e Microsoft contribuiscono, a diverso titolo e forse loro malgrado, partecipando alla diffusione di notizie false. Una vera piaga virale delle nostra intelligenza, sempre più artificiale.
Volendo essere ottimisti potremmo essere agli albori di una nuova scienza. Forse ci aiuterà a contrastare un mondo futuro gestito da macchine con le loro malattie. Ci salverà anche da noi stessi e dalla transitorietà della condizione umana? La lotta tra uomo e macchina per il dominio del sapere è appena iniziata.

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