Il Jova Beach, un anno dopo

A un anno di distanza da una delle tappe contestate del ‘Jova Beach Party 2019’, quella di Roccella Jonica, torniamo ad occuparci della vicenda che ha visto scienziati ed esperti opporsi all’organizzazione del concerto. Nuovi sviluppi, infatti, emergono dalle carte richieste al Comune dall’ornitologo Augusto De Sanctis, che qui ci racconta la sua battaglia.
Micron
Micron
Giornalista scientifica

È stato il tour italiano più discusso di sempre. Da una parte Jovanotti, Trident e WWF, e dall’altra una foltissima schiera di scienziati e di altre associazioni ambientaliste, fortemente preoccupati dell’impatto che il concerto avrebbe avuto su specie protette e dune. Molte le tappe contestate, da Torre Flavia a Fermo, dal Lido degli Estensi a Roccella Jonica. Ma il team del Jova Beach Party, compreso il WWF, ha sempre fermamente smentito tutte le “voci” sulla distruzione di ambienti tutelati dalla Direttiva Habitat, scrollandosi le spalle da ogni responsabilità.

Ora però, a un anno di distanza, spuntano le carte che li inchiodano: la Trident ha chiesto al comune di Roccella Jonica di “sbancare le dune”. Eppure Jovanotti, in un post sulla sua pagina del 2 settembre 2019, assicurava che il Jova Beach Tour serviva a «portare gioia», a parlare «di comportamenti da adottare con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale». E ancora che «la collaborazione con il WWF è garanzia di rispetto delle aree» e che solo i maligni scrivevano e raccontavano «che abbiamo abbattuto alberi, sterminato colonie di uccelli, spianato dune incontaminate…». A quanto pare però di rimuovere alberi e sbancare le dune è stato chiesto ed è stato fatto. Ecco tutta la storia.

Roccella Jonica era tra le tappe che aveva suscitato, da mesi, più perplessità e preoccupazioni tra gli addetti ai lavori: ornitologi, ecologi, biologi marini. Nell’area individuata per il concerto, infatti, ricadeva una buona porzione di duna e il sito era vicino ad aree di nidificazione del fratino (Charadrius alexandrinus) e della tartaruga marina Caretta caretta.

Sin dall’annuncio del tour, già a dicembre 2018, il Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino (CNCF) si era mobilitato per vagliare tutte le tappe e individuare eventuali criticità: purtroppo però per quasi ogni spiaggia ne erano state individuate diverse (e infatti delle polemiche del Jova Beach Party, dell’importanza delle dune, di pulli di fratini scomparsi e di altre preoccupazioni sul tour ne avevamo già parlato qui).

A occuparsi dei problemi ambientali per la tappa del comune calabrese è stato l’ornitologo Augusto De Sanctis, che a micron racconta la sua battaglia per salvare l’ambiente costiero di Roccella iniziata a luglio dell’anno scorso e non ancora conclusa.

«L’area prescelta per il concerto, che si è poi tenuto il 10 agosto 2019 come previsto, secondo le dichiarazioni del comune era solo quella definita “Natura Village”, dove la normativa del piano spiaggia, secondo le dichiarazioni di sindaco e WWF, consente attività di svago. L’area sbancata per il concerto copre però anche un’area vicina al porto delle Grazie con presenza di dune e di vegetazione protetta come l’eringio marittimo, il papavero delle spiagge e il giglio di mare». Tutte piante perenni, troppo spesso definite erbacce, che sono invece tutelate dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE) perché sono sempre più rare e svolgono un ruolo fondamentale nella lotta all’erosione costiera. Inoltre a fine giugno 2019, De Sanctis aveva anche trovato e segnalato al Comune e ai Carabinieri Forestali, con tanto di foto, un nido di un’altra specie protetta, il corriere piccolo (Charadrius dubius), proprio nell’area che sarebbe stata poi interessata dal concerto.

Così, il primo luglio, De Sanctis scrive una lunga e dettagliata lettera al Comune di Roccella, alla Regione Calabria, all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), al Ministero dell’Ambiente e anche a quello dei Beni Culturali, «perché – spiega De Sanctis – la costa è tutelata anche come bene paesaggistico. Nell’esposto ho denunciato non solo la presenza di habitat e specie protette da direttive internazionali, come già aveva fatto il CNCF, ma anche la mancanza di procedure obbligatorie. Il comune per esempio aveva l’obbligo di redigere la Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A) sull’area prescelta: seppur esterna a siti Natura2000, la presenza di specie come il fratino e la Caretta caretta obbliga alla redazione di uno Studio di Incidenza Ambientale e alla successiva sua valutazione (V.Inc.A.) per il D.p.r. 357/1997. Mancava poi l’autorizzazione paesaggistica e anche la procedura di Verifica di Assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)».

A questo primo esposto, il 24 luglio 2019, l’ISPRA risponde con un parere negativo molto duro: «si ritiene che sia gli interventi ambientali necessari alla preparazione del sito in funzione dell’evento, sia la realizzazione dell’evento stesso e il successivo ripristino dell’area, comportino rischi di impatto su diverse componenti ambientali compresi habitat e specie tutelati dalla normativa comunitaria vigente». Nonostante tutto, Comune e Regione Calabria assicurano di aver preso ogni cautela possibile e il concerto si tiene ugualmente.

Ma l’area seminaturale e la sua ricca e rara vegetazione, guardando le foto di De Sanctis, non c’è più: al suo posto c’è solo sabbia.

«A concerto finito, anche per verificare quali misure erano state prese, quali controlli e autorizzazioni redatte ho chiesto l’accesso agli atti del Comune» racconta De Sanctis. «Ma un’operazione che per legge dev’essere completata in 30 giorni, è stata completata in 5 mesi e dopo innumerevoli diffide ed esposti, e una lettera inviata anche al responsabile anti-corruzione del Comune di Roccella Jonica». Quello che emerge dalle carte, però, non collima con gli intenti dichiarati dal WWF e dal Jova Beach Party. E, a dirla tutta, neanche con quelli del piano demaniale del comune calabro.

«Nella lettera inviata dalla Trident al comune di Roccella per indicare le esigenze per l’allestimento dell’evento previsto per il 10 agosto 2019, la società richiede al comune alcune operazioni» continua De Sanctis. «Tra queste la prima è ‘sbancamento delle dune da effettuarsi entro il mese di marzo/aprile e successiva livellatura della spiaggia entro fine luglio’ e la seconda è ‘spianamento e livellatura della spiaggia e successiva bonifica della stessa con rimozione di erba, arbusti, piccoli alberi’. Dunque si riconosce non solo la presenza di dune, ma si chiede chiaramente di sbancarle. Nella mia decennale esperienza, mai ho visto sui documenti ufficiali una tale rivendicazione: è questo il rispetto della natura?». Eppure predicavano bene: WWF e Jovanotti erano sempre in prima linea a spiegare che alle dune e ai fratini non sarebbe stato torto né uno stelo né una piuma. Ma anzi sarebbero stati liberati dalla plastica. Le foto del prima e del dopo, non lasciano molto spazio all’immaginazione.

FOTOGALLERY

Le sorprese però non finiscono qui. Con il tanto travagliato accesso agli atti, De Sanctis è riuscito ad appurare anche un’altra cosa: stando al piano del Demanio di Roccella, l’area interessata dallo sbancamento era destinata per buona parte a tutela naturalistica.

«Questa cosa l’ho evidenziata anche nell’esposto. Dalla planimetria ufficiale che ho ottenuto si vede chiaramente che il sito prescelto per la realizzazione dell’evento comprende anche un’area con presenza di vegetazione dunale, contrassegnata come ‘E2- area di naturalizzazione’ e retrostante rispetto all’Area Natura Village, designata almeno a parole per l’evento. E secondo la normativa del piano del Demanio in questa zona l’ambiente deve essere ‘conservato/ripristinato nella sua totale integrità’. Ai commi 4 e 5 si specifica addirittura che gli interventi dovranno ‘favorire la capacità spontanea di rinnovo e diffusione delle essenze autoctone’ e che sono vietati ‘alterazioni e movimentazione della coltre superficiale di terra’».

A un anno di distanza resta ancora l’amaro in bocca dei tanti ornitologi, ecologi e biologi marini che si sono battuti per contenere i danni, spesso invano, insieme a tutti gli ambientalisti che li hanno seguiti.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    X