Il Nobel per la Chimica va ai pionieri della batteria a litio

Sono John B. Goodenough, M. Stanley Whittingham e Akira Yoshino i vincitori del premio Nobel per la Chimica 2019. Dopo tre giorni però nessun premio è stato conferito ancora a una donna. Lo scorso anno è stata un'eccezione?

Francesco Aiello, 09 Ottobre 2019
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Biologia e Comunicazione della Scienza

Sono John B. Goodenough, M. Stanley Whittingham e Akira Yoshino i vincitori del premio Nobel per la Chimica 2019 . A distanza di 24 ore, è ancora la voce di Göran K. Hansson, segretario generale dell’Accademia reale svedese delle scienze ha dare le motivazioni del premio che quest’anno viene assegnato per le ricerche e lo sviluppo della batteria agli ioni di litio.
Questa batteria leggera, ricaricabile e potente è ora utilizzata in qualsiasi cosa, dai telefoni cellulari ai laptop e ai veicoli elettrici. Può anche immagazzinare quantità significative di energia da energia solare ed eolica, rendendo possibile una società senza combustibili fossili. Da quando sono entrate sul mercato nel 1991 hanno rivoluzionato la nostra vita. «Con il loro lavoro, i premiati quest’anno per la Chimica, hanno messo le fondamenta per una società wireless e libera dai carburanti fossili», si legge nella motivazione rilanciata su Twitter dall’Accademia. Insomma se state leggendo comodamente questo articolo dal vostro  smartphone dobbiamo ringraziare anche e sopratutto i tre premiati di oggi.

CHI SONO I VINCITORI
John B. Goodenough è nato a Jena nel 1922 ma a sviluppato la sua attività accademica negli USA presso l’Università del Texas. E’ il vincitore più anziano della storia dei Nobel. L’inglese M. Stanley Whittingham, classe ’41 lavora invece presso la Binghamton University. Il più giovane dei tre, Akira Yoshino fa ricerca alla Asahi Kasei Corporation di Tokyo e alla Meijo University di Nagoya, in Giappone.

GLI STUDI
Il litio fu scoperto all’inizio del Diciannovesimo secolo, ed è l’elemento allo stato solido più leggero della tavola periodica. Nei primi anni Settanta del secolo scorso, Stanley Wittingham sviluppò una prima batteria elettrica che utilizzava il litio. In quegli anni i primi esperimenti di Wittingham finivano per incendiare il laboratorio. Una decina di anni dopo, John Goodenough riuscì a raddoppiarne il potenziale, aprendo la strada alla produzione di batterie più potenti. A metà degli anni Ottanta, Akira Yoshino riuscì a perfezionare ulteriormente il sistema: eliminò l’impiego del litio allo stato puro, impiegando al suo posto gli ioni di litio, molto più sicuri. L’evoluzione delle batterie agli ioni di litio ha avuto un impatto enorme sulle nostre esistenze, rendendo possibile la produzione di dispositivi ricaricabili che possiamo portare con noi.

MA LE DONNE?
Dopo “le eccezioni” della scorsa edizione con ben tre donne premiate ( Frances Arnold per la Chimica, Donna Strickland per la Fisica e Nadia Murad per la Pace), l’Accademia per il momento si dimentica di loro.
Dal 1901 a oggi sono stati conferiti 600 premi, oltre 900 vincitori e cinque diverse categorie, diventate sei nel 1968, quando la Banca centrale svedese decise di aggiungerne uno all’economia.
Di queste solo 51 sono donne. Dato sconvolgente, che dimostra come l’equilibrio del mondo della cultura sia ancora sbilanciato a favore degli uomini.
In percentuale, le donne premiate dall’accademia svedese rappresentano il 5,14% del totale. E i numeri sono ancora più critici se andiamo ad analizzare le discipline scientifiche. Per esempio, i Nobel al femminile per la fisica sono solo 2. Per l’economia, poi, le cifre peggiorano ancora: se non fosse per Elinor Ostrom non esisterebbe nemmeno una donna a essere insignita del premio. Mentre la situazione migliora leggermente, anche se non di molto, se si considerano le donne Nobel per la letteratura e per la pace, che sono rispettivamente 14 e 16.
E pensare che tre anni dopo la nascita del premio, Marie Curie surclassava i suoi avversari maschili ottenendo il Nobel per la fisica. La seguirono, nel 1905, la baronessa cecoslovacca Bertha von Suttner, la prima donna a ricevere il premio Nobel per la pace, e Selma Lagerlöf che otteneva nel 1909 quello per la letteratura. Questi dati evidenziano l’importanza che si voleva dare al contributo delle donne in ambito scientifico, letterario e politico in un’epoca in cui stava maturando la lotta per il suffragio femminile. Trend che, purtroppo, si bloccò subito: per ritrovare un’altra donna tra i premiati, dobbiamo aspettare ben 15 anni con il Nobel a Grazia Deledda per la letteratura.
Ma le donne sono in minoranza anche in tutto il resto del mondo scientifico. In uno studio dell’università di Montreal e dell’Indiana e pubblicato su Nature, è emerso che per ogni nome di donna come primo autore di un articolo ce ne sono quasi due di sesso maschile. L’analisi ha preso in esame 5 milioni di pubblicazioni scientifiche uscite dal 2008 al 2012.
Se consideriamo solo i dati degli ultimi anni, tuttavia, la percentuale delle donne Nobel aumenta, raggiungendo il 19,2%  con il premio a Alice Munro per la letteratura. Il Nobel per la fisiologia e medicina ha già un record migliore: le donne rappresentano il 21% dei vincitori degli ultimi dieci anni.
Questo squilibrio di genere è oggetto di crescenti critiche, molte delle quali sono rivolte alle commissioni Nobel che assegnano gli onori.
Le figure (persone o enti) che possono sottoporre le candidature per i premi Nobel sono ben selezionate. Per fisica, chimica, medicina ed economia il nome può essere proposto dai membri dell’Accademia svedese delle scienze e del Comitato norvegese dei Nobel, dai premiati negli anni precedenti nella stessa disciplina e dai colleghi docenti nelle università selezionate dall’Accademia svedese (in Svezia, Danimarca, Norvegia, Islanda, Finlandia). A essi si aggiungono altri scienziati ritenuti meritevoli, docenti in università selezionate a livello mondiale dall’Accademia. Per la letteratura, i proponenti, oltre ai membri dell’Accademia reale svedese e gli ex Nobel, possono essere docenti di letteratura e linguistica e presidenti di società di autori rappresentative del proprio Paese.
Un po’ diverse le regole del Nobel per la pace. I candidati a questo premio possono essere suggeriti da membri presenti e passati del Comitato per i Nobel e suoi consulenti, parlamentari e membri di governi, membri della Corte di arbitrato e di quella internazionale di giustizia dell’Aja.
Göran Hansson, segretario generale della Royal Swedish Academy of Sciences, spiega che ancora oggi, poche donne sono nominate ai premi. Ma è difficile conoscere il numero di queste candiature, dato che l’Accademia si trincera dietro lo storico regolamento redatto da Nobel stesso, che stabilisce che le nomine rimangono riservate per 50 anni. Ma Hansson preannuncia una svolta storica nel 2019: verrà chiesto alle commissioni ti tenere considerare per le future nomine al Nobel la diversità di genere, geografica e di argomento. ” Abbiamo bisogno della comunità scientifica per conoscere le donne scienziate e per nominare coloro che hanno dato contributi eccezionali “, ha spiegato Hansson a Nature.
Lo scorso anno sembravamo di fronte alla rottura del “soffitto di cristallo” ma evidentemente siamo ancora lontani.

L’ITALIA ANCORA A MANI VUOTE
È vero, siamo a metà del viaggio del Nobel 2019 ma nessun riconoscimento è arrivato ancora all’Italia. Ormai sono tredici anni che gli scienziati e letterati del nostro paese non riescono a staccare il biglietto per Stoccolma. Un tempo troppo lungo perché non susciti riflessioni e amarezze. Gli ultimi due studiosi italiani a vincerlo – Mario Capecchi nel 2007 in Medicina e Fisiologia per i suoi studi sulle cellule staminali embrionali, e Riccardo Giacconi in Fisica nel 2002 per lo studio dell’universo ai raggi X – in realtà, hanno condotto le proprie ricerche negli Stati Uniti. Non è un caso, secondo la comunità scientifica italiana. Le ragioni? “L’indebolimento sistematico della ricerca di base italiana, ormai giunta allo stremo delle forze dopo decenni di sotto-finanziamento, e regolata da sistemi di reclutamento, funzionamento e valutazione non sempre adeguati”, spiegavano alcuni anni, in una lettera, alcuni presidenti di centri di ricerca, come il CNR e l’Istituto italiano di tecnologia, rettori, accademici dei Lincei e docenti universitari. Una lettera scritta all’indomani dell’assegnazione del Nobel per la Chimica 2016 ai ricercatori Jean-Pierre Sauvage, dell’Università di Strasburgo, Fraser Stoddart, della Northwestern University di Evanston, e Ben Feringa dell’Università di Groningen, per la “progettazione e sintesi di macchine molecolari”. Una scelta che aveva escluso l’italiano Vincenzo Balzani, uno dei padri di questo filone di ricerche, con importanti applicazioni in nanotecnologia e biomedicina. Balzani, che aveva firmato decine di pubblicazioni scientifiche con due dei tre neo-premiati ed è tra i cento chimici più citati al mondo, era risultato, per così dire, primo dei non eletti.
Ad oggi sono “solo” venti gli italiani premiati nella storia del Nobel, se si includono i riconoscimenti assegnati per le discipline non scientifiche. Prima di Capecchi ha vincere il Nobel per la Medina sono stati: Cammilo Golgi, Daniel Bovet, Salvatore Luria, Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco.
Il premio Nobel per la letteratura: l’ultimo è di Dario Fo nel 1997. Prima di lui Giosuè Carducci nel 1906 “a tributo della sua energia creativa, alla purezza dello stile e alla forza lirica che caratterizza il suo lavoro di poetica”. La prima donna italiana a vincere un premio Nobel fu Grazia Deledda, nel 1926 premio Nobel per la Letteratura per “la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi”. Luigi Pirandello nel 1934. Salvatore Quasimodo nel 1959 ed Eugenio Montale nel 1975.
L’unico italiano che ha vinto il Nobel per la pace è Ernesto Teodoro Moneta nel 1907, giornalista e patriota italiano. Un unico riconoscimento anche nella chimica: Giulio Natta nel 1963 per la scoperta del Moplen.
E un Nobel per l’economia nel 1985 a Franco Modigliani per “le sue pionieristiche analisi sul risparmio delle famiglie e sui mercati finanziari”. Cinque i premi Nobel per la fisica conquistati: da Guglielmo Marconi nel 1909 a Riccardo Giacconi nel 2002. Oltre a Enrico Fermi per aver scoperto la radioattività artificiale, Emilio Segre e Carlo Rubbia.

ENTRARE PAPA IN CONCLAVE E USCIRE CARDINALE
Continuando a parlare del nostro paese viene in mente poi la storia Aldo Castellani. Il medico italiano, che nei primi anni del Novecento, è il primo scienziato a individuare il Trypanosoma come agente responsabile della malattia del sonno. Ma il nome di Castellani non sarà mai inciso sulle medaglie dei Nobel ma se vi trovate a passare dalle parti di Stoccolma fate un salto all’archivio della fondazione e lì vi imbatterete per 61 volte nel nostro connazionale. Castellani è lo scienziato italiano, come si direbbe in epoca di reality, con più nominations. Il record delle candidature senza successo spetta però uno scienziato di cui probabilmente non avete mai sentito parlare, anche se la nostra salute gli deve moltissimo: il biologo francese Gaston Ramon, scopritore del vaccino contro la difterite.
Ramon fu nominato per il premio ben 155 oltre vent’anni. Conoscere le nominations deve essere solo però un esercizio di stile, una mera curiosità perché non sapremo mai i motivi perché uno scienziato è stato scartato ma soprattutto il numero elevato di nominations non è una cartina tornasole del reale merito scientifico o letterario. Molte spesso le candidature solo una questione prettamente patriottica oppure un semplice atto formale di un collega verso un altro collega.

UN SECOLO DI PREMI E DI POLEMICHE
Domani torna, dopo lo scandalo, il Nobel per la Letteratura, poi venerdì sapremo se Greta Thumberg dovrà prendere il treno per Oslo e infine lunedì sarà tempo di quello per l’Economia.
Da oltre un secolo la macchina messa in moto sulla base della volontà di Alfred Nobel non si è (quasi) mai fermata. Dal 10 dicembre 1901 il rito del Nobel si ripete tutti gli anni uguale a sé stesso.
Come abbiamo visto la storia del premio è ricca di curiosità e aneddoti, ma getta anche luce sull’evoluzione, nel corso del Novecento, del ruolo sociale e della percezione pubblica della scienza. Un premio che spesso è stato accompagnato da critiche e polemiche.
Quelle più comuni sulla scelta dei premiati ma forse quelle più accese hanno riguardato i Nobel “fantasma”, ovvero coloro che sono stati ignorati dal premio. “Oggi – come spiega nel suo libro Massimiano Bucchi – “è sempre più frequentemente il premio Nobel stesso a essere oggetto di critica da parte di scienziati e commentatori. Le critiche mettono in luce soprattutto due limiti del premio. Il primo è legato alla sua restrizione a specifici ambiti disciplinari. […] Un limite ancora più rilevante è la focalizzazione sui singoli scienziati, quando negli ultimi cinquant’anni la ricerca è divenuta sempre più un’impresa collettiva”.
Ma forse anche, grazie a queste due limiti e ad alcune contraddizioni il premio Nobel rimane ancora magico. La segretezza, per esempio, dietro le decisioni dei comitati, cuce addosso al premio un vestito quasi esoterico. Ci consegna la suspence quando attendiamo il verdetto, ci fa discutere quando c’è una decisione bizzarra, ci fa ragionare su scoperte che avremmo ignorato o su quelle che avremmo premiato. L’enigma dei Nobel è un motore di conversazione culturale collettiva unico al mondo. Una Favola moderna dove lo scienziato “incontra la sua principessa, e vissero insieme felici e contenti”

[aggiornato il 10-10-2019]

 

Commenti dei lettori


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  1. Fdmbl19
    Come mai tutte queste imprecisioni? Il premio Nobel è stato assegnato alle donne 52 volte, considerato che Marie Curie lo ha vinto due volte, le donne vincitrici sono 51. Lo scorso anno ad essere state premiate sono state Donna Strickland per la fisica e non per la chimica come scritto nell'articolo e Frances Arnold per la chimica. Gerard Moureau che ha condiviso il premio per la fisica con la Strickland è un uomo!!! Io non capisco: prima un giornalista pubblica un articolo e più viene pagato? A costo di scrivere imprecisioni e stupidaggini? Il titolo lasciava pensare che l'argomento della scarsità di donne vincitrici di un Nobel fosse un argomento centrale e non che venisse liquidato in poche righe!!! Sinceramente avrei potuto scrivermelo io da sola questo articolo e sarebbe venuto meglio :-\
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