Il verde di Milano: una rivoluzione silenziosa

Dopo l’inaugurazione, alcune settimane fa, della Biblioteca degli Alberi di Porta Nuova, abbiamo parlato dei parchi urbani e della rivoluzione verde milanese con due esperti: Antonio Longo, architetto e Professore Associato del Politecnico di Milano, e Silvio Anderloni, agronomo, Direttore del Centro per la Forestazione Urbana del ‘Boscoincittà’.
Simona Re, 28 Novembre 2018
Micron
Micron
Giornalista scientifica

È dello scorso 27 ottobre l’inaugurazione della Biblioteca degli Alberi di Porta Nuova. Quasi dieci ettari di spazio verde nel centro di Milano. Dopo oltre dieci anni di attesa, il Comune dona alla città un’opera simbolica. Un nuovo luogo di incontro e di respiro dalla frenesia della città.
L’assessore all’Urbanistica, Verde e Agricoltura Pierfrancesco Maran ha annunciato che, per la città meneghina, sono in arrivo entro il 2030 venti nuovi parchi, nuove connessioni ecologiche, interventi di forestazione e la nascita di un grande Parco Metropolitano.
Di parchi urbani e rivoluzione verde milanese abbiamo parlato con due esperti: Antonio Longo, architetto e Professore Associato del Politecnico di Milano, dove dirige il corso di laurea in Architettura del Paesaggio, e Silvio Anderloni, agronomo, Direttore del Centro per la Forestazione Urbana del Boscoincittà.
Il verde milanese ha storie molto diverse. I principali sistemi sono quello dell’ovest – che include il Boscoincittà, il Parco Nord e il Parco di Trenno – e il Parco Sud Agricolo. Ci sono poi i giardini storici (Via Palestro, Sempione, Lambro, Forlanini) e le aree legate al tema della riqualificazione (ex-Falck, Rogoredo) e della compensazione forestale (Citylife, Porta Nuova).
Milano conta milioni di metri quadrati di verde ma, come spiega Antonio Longo, le sue caratteristiche sono da sempre molto distanti dalla moderna concezione del verde delle grandi città europee. Monaco, Berlino e Parigi si sviluppano su un sistema solido di parchi pre-esistenti e fruibili. Nel caso di Milano invece, all’assenza di una pianificazione sistemica ragionata, si sommano i limiti di un’estetica e di un livello di fruibilità che li rendono pressoché paragonabili ai parchi europei di oltre un secolo fa. D’altro canto, se consideriamo nell’insieme il valore naturalistico, l’efficienza della gestione e la loro identità, il Boscoincittà e il Parco Nord costituiscono un vanto e un’eccezione nel panorama milanese.
Diverso ancora è il significato della Biblioteca degli Alberi. «Dopo quasi cinquant’anni, cioè dall’inaugurazione del Parco Forlanini, la Biblioteca degli Alberi rappresenta il primo vero esempio di spazio aperto pubblico con un nome e una dignità, e anche il primo reale intervento di compensazione forestale» sostiene Longo. «Tuttavia» prosegue l’architetto «pur essendo uno spazio utile e necessario per il benessere della città, non possiamo considerarlo un parco; perché si tratta a tutti gli effetti di un giardino, di una grande piazza decorativa di tipo ottocentesco rivisitata in chiave moderna. Se volgo lo sguardo al futuro del verde a Milano, ritengo che questo, oggi, non sia più sufficiente».

LA VISIONE DEL VERDE: LE CONNESSIONI ECOLOGICHE
«I nuovi spazi aperti di Milano sono il risultato di una serie di opere programmate da almeno dieci anni, di cui la Biblioteca degli Alberi rappresenta l’esempio più recente. Non siamo dentro un’onda nuova. Siamo dentro alla risacca» afferma Longo. Dopo un lungo periodo di sviluppo urbano intensivo, la volontà dell’amministrazione era quella di creare un sistema di parchi intorno ai quali si sviluppasse la città. Tuttavia, in corso d’opera, l’idea iniziale si è poi frammentata e tradotta in una serie di singoli interventi edilizi.
La nuova scommessa del Comune, sulla scia dei “raggi verdi”, è quella di realizzare un unico Parco Metropolitano, tramite una cintura verde ecologica che collegherà il sistema dell’ovest con il Parco Sud Agricolo. Altri interventi previsti includono il potenziamento delle connessioni ecologiche lungo i binari ferroviari e, per il Parco Sud, si preannuncia un’importante novità. «Il nuovo PGT prevedrà il progressivo ampliamento del Parco Sud, includendo nei suoi confini diverse aree dell’ambito comunale» spiega Silvio Anderloni. «Questa è una cosa epocale. Perché consentirà al parco, che è sovraordinato al PGT, di decidere la pianificazione e il destino di quelle aree».
Come si pianificano le connessioni ecologiche? «La pianificazione del verde urbano comporta un’idea generale, che non può essere racchiusa entro i confini di una città come Milano. Quello che dobbiamo fare oggi è creare un sistema di connessioni ecologiche su scala provinciale e regionale». Questa è la visione dell’architetto. Su come operarla, ci sono le indicazioni dell’agronomo. «Non dobbiamo mai parlare di isole verdi nel grigio della città. Gli spazi verdi vanno messi in relazione, e ci servono gli strumenti per connetterli col maggior gradiente naturalistico possibile. Ed è questa la premessa per parlare di biodiversità. Serve una diversità di approcci e di strumenti di gestione e manutenzione».
Forse, la rivoluzione del verde a Milano è una trasformazione silenziosa. Ed è quella che si realizzando con la Rete Ecologica del Lambro Milanese, sul lato orientale della città, e a sud ovest con il progetto Rotaie Verdi, che si propone di creare un corridoio ecologico tra gli scali ferroviari dismessi di San Cristoforo e Porta Romana. Entrambi i progetti, oltre a instaurare una collaborazione attiva tra enti pubblici (Comune, ERSAF, Parco Media Valle Lambro, Politecnico), associazioni ambientaliste (Legambiente, WWF) e investitori (Fondazione Cariplo, Fondazione Politecnico, RFI), attribuiscono una grande importanza alle analisi e i censimenti delle specie vegetali e animali presenti nelle aree.
In tema di trasformazioni silenziose il pensiero va all’esperienza del Parco Nord. Come osserva Longo, «negli stessi anni in cui questo parco cresceva, Milano viveva un periodo di grandi trasformazioni urbane. Pensiamo ad esempio all’insediamento della Bicocca. A quel tempo, nessuno si accorse del Parco Nord; al quale si deve oggi gran parte della qualità della periferia nord milanese».

PARCHI URBANI: CHI LI FA E CHI LI GESTISCE
Gli spazi verdi milanesi sono in genere promossi e gestiti dal Comune, con un diverso coinvolgimento dei privati. L’innovazione dell’approccio consiste ora nell’adozione di un nuovo modello di collaborazione pubblico-privato che, dichiara Maran, «contiamo di replicare ancora nei prossimi anni».
È questo il caso della Biblioteca degli Alberi e di COIMA SGR, l’azienda subentrata al Comune nella realizzazione dei lavori. L’attuale obiettivo per Milano è quello di realizzare, spiega l’assessore, «un paesaggio di altissimo livello, nato per diventare aggregante sociale, luogo di ritrovo e di passaggio: sorge a macchia di leopardo, ma con percorsi urbani che ne permettono la fruibilità». La strategia per sopperire al derivante aumento dei costi di manutenzione e sicurezza è quella di favorire la collaborazione «con i grandi investitori, imponendo condizioni a beneficio della città».
Il Boscoincittà e il Parco Nord si differenziano dagli altri parchi milanesi anche per la loro origine, perché rappresentano due esperienze promosse dal basso. «Il Boscoincittà nasce negli anni Settanta dall’entusiasmo di un gruppo di cittadini che, giorno dopo giorno, piantarono alberi.
Era l’associazione Italia Nostra. Da questa arrivò un giovane studente di agraria, il mio predecessore Sergio Pellizzoni; che si trasferì nel bosco, prese possesso della cascina e la trasformò nel nucleo di gestione del parco» racconta Anderloni. «È anche il metodo Francesco Borella, cioè il metodo dei piccoli passi. Iniziare da subito con gesti di cura dello spazio e di coinvolgimento dei cittadini. Così al tempo stesso migliori lo spazio, dai vita al parco, e generi possibilità economiche. Le stesse possibilità che hanno consentito al Boscoincittà di essere realizzato senza costi per l’amministrazione comunale». Dal basso viene anche la storia del Parco Nord, nato dalla volontà di un direttore, Francesco Borella, che negli anni Ottanta lo trasformò da un semplice confine di tutela al parco moderno e dinamico che è oggi. «Il segreto del Parco Nord è stato ragionare al di fuori dei confini della città, insinuandosi tra i quartieri con un graduale e incessante recupero di aree industriali e abbandonate, in un lavoro di composizione territoriale e paesaggistica. Una volta che gli spazi sono cresciuti, la gente ha iniziato a utilizzarli e a desiderarne di più grandi» afferma Longo. E conclude: «Potremmo quindi parlare di un modo milanese di pensare i propri spazi facendoli, come per il Boscoincittà, oppure acquisendoli da iniziative private, come nel caso della Biblioteca degli Alberi».
Eppure, dietro le quinte di questa rivoluzione verde qualcosa si sta muovendo. Sullo scenario degli approcci tradizionali alla pianificazione del verde, che pongono in prima linea lo sforzo di amministrazione e privati e – non da ultima – l’iniziativa dei cittadini, da alcuni anni fa capolino una forte presenza della Fondazione Cariplo. Passando attraverso censimenti degli spazi aperti, studi di fattibilità e piani di attuazione delle reti ecologiche, i progetti promossi dalla Fondazione hanno prodotto una serie di importanti risultati, che spaziano dalla Rete Ecologica del Lambro a Rotaie Verdi, dal collegamento del Parco Nord con il Parco delle Groane alle connessioni ecologiche del Parco del Ticinello, fino agli interventi sui canali Villoresi e Naviglio della Martesana. Secondo Longo i punti di forza di questi progetti sono due. Il primo consiste nel mantenere un’ottica operativa e di intervento immediata; il secondo punto riguarda l’efficienza dei bandi nella selezione delle categorie dei soggetti partecipanti. Ovvero, la copresenza di amministrazioni, enti di ricerca e associazioni.

COME SI FANNO I PARCHI
«Su come rendere la città più green abbiamo le idee chiare e il Piano di Governo del Territorio è espressione della nostra volontà» è la dichiarazione del Sindaco Giuseppe Sala. Il nuovo PGT milanese sancirà la creazione di nuovi parchi, e la realizzazione di massicci interventi di forestazione, in collaborazione con il Politecnico di Milano e con la guida del Professore Stefano Boeri. A questo proposito, Boeri sostiene «la forestazione urbana, cioè la moltiplicazione delle superfici verdi e boschive nelle metropoli del mondo, è considerata oggi uno degli strumenti più efficaci per combattere il riscaldamento e l’inquinamento dell’aria nelle grandi città. Nei prossimi anni Milano può vincere la sfida di ridurre drasticamente gli inquinanti e la quota di CO2 emessa dai gas serra, attraverso la piantumazione nell’area metropolitana di tre milioni di nuovi alberi».
Diverso è il parere dell’agronomo Silvio Anderloni, secondo il quale invece «Dobbiamo tutti abbandonare il concetto del numero di alberi e dei metri quadrati di verde. Funzionava trent’anni fa, non oggi. Gli indicatori del verde urbano sono ben altri: il numero di specie animali e vegetali (per la qualità dell’ecosistema urbano), la crescita degli alberi secondo i canoni forestali (per la pianificazione degli interventi), la quantità di sostanza organica (per lo stoccaggio della CO2 e contro l’erosione). Servono faunisti, botanici, paesaggisti, e forestali. Il futuro sta nel monitoraggio della biodiversità, nell’uso di bioindicatori, e nelle analisi del suolo».
Questo è l’approccio del Boscoincittà, del Parco Nord, della Rete Lambro e delle Rotaie Verdi, il cui lavoro potrebbe offrire spunti interessanti. Il primo riguarda l’urgenza di adottare, nella fase preliminare, una visione di insieme indipendente dai confini e le competenze amministrative, con l’obiettivo di ottimizzare l’integrazione del tessuto urbano con il paesaggio circostante. Un’altra avvertenza potrebbe riferirsi alla necessità di predisporre una gestione strutturata ed efficiente del parco. «Ogni area verde è diversa, è un caso a sé. L’importante è iniziare a piantare gli alberi e le siepi dove servono, programmando il crescente inserimento di specie autoctone.
Per i prati, si alternano le zone di fruizione a quelle più naturali, così si limitano gli sfalci e si incrementa la disponibilità di nicchie ecologiche per insetti, lombrichi, uccelli e piccoli mammiferi. Due piccioni con una fava: riduci i costi di gestione e aumenti la biodiversità» spiega Anderloni, e aggiunge «Per fare questo, serve organizzare nuclei operativi stabili nelle aree. Non basta potare un albero qua e là. Le connessioni ecologiche e la biodiversità nelle città sono il frutto della gradualità e della cura, anche dei piccoli spazi.
Dai francobolli di verde ai bordi delle strade. E serve una squadra di esperti. Nel Centro di Forestazione Urbana si fanno riunioni per ogni progetto, e non c’è un capo-progetto esterno. La direzione è committente e coordinatore, e riunisce delle competenze: il caposquadra, la responsabile delle attività didattiche, il forestale, il paesaggista, il naturalista, e professionisti esterni come i faunisti, il botanico e il geologo. Collaboriamo con l’Università di Milano, di Firenze, di Padova, con il Politecnico e con ricercatori stranieri. Quello che facciamo è una cosa normale, e spero che altri possano fare lo stesso. Il principio, è sempre lo stesso. Prendersi cura delle piccole cose».
Quello di Antonio Longo è un parere preoccupato. «Paesi come la Germania hanno alle spalle centocinquant’anni di storia in cui l’ecologia ha permeato anche le cose peggiori. Quello che vedo in Italia è che l’ecologia non è un tema da agenda politica, non interessa a nessuno». «Ma» continua l’architetto «quello che vedo, è anche un grande spazio».
Gli obiettivi delle Nazioni Unite e della Commissione Europea parlano di connettività ecologica, pianificazione integrata, nature-based solution, biodiversità e uso sostenibile del suolo. Unendo i punti di vista di architetto e agronomo, la moderna pianificazione del verde prevede la definizione di una solida rete ecologica su scala extra-comunale, e l’accorta differenziazione degli strumenti gestionali. In particolare, come insegnano il Boscoincittà, il Parco Nord e i progetti delle reti ecologiche, la priorità andrebbe attribuita a una stretta collaborazione con i ricercatori e alla razionalizzazione di costi e risorse, verso il duplice obiettivo di sostenibilità ambientale ed economica.
Si tratta di strategie che, sul milanese, hanno dimostrato la loro efficacia in più di un’occasione. Secondo Longo «l’evoluzione del verde urbano deve partire da un livello locale, e va messa in atto da un coordinamento di enti che garantisca l’assunzione di un forte principio di responsabilità da parte di tutti gli addetti ai lavori». In questo senso, la neonata Biblioteca degli Alberi potrebbe rappresentare un monito alla voce degli esperti della pianificazione del verde. Una piazza che unisce istituzioni, cittadini e addetti ai lavori in direzione di una moderna collaborazione di attori e intenti.

In attuazione dell’Articolo 11 della Convezione Europea del Paesaggio, il Boscoincittà ha ricevuto la Menzione Speciale nell’ambito della II edizione del Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa 2010-2011.
Il Parco Nord è stato premiato con lo Speciale Premio Paesaggio Italiano alla Giornata nazionale del paesaggio 2017.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    X