Ilaria Capua vola negli USA: una perdita “pericolosa” per il Paese

Il 16 giugno, Ilaria Capua tornerà, dopo la parentesi politica di 3 anni al fianco di Mario Monti, a fare la scienziata a tempo pieno: un rientro amaro, visto che vede una delle studiose più importanti d'Italia lasciare il nostro Paese alla volta degli USA. A pochi giorni dalla partenza per la Florida abbiamo incontrato Ilaria Capua per parlare della sua nuova avventura senza dimenticare il mondo della ricerca italiana.
Giuseppe Nucera, 01 Giugno 2016
Micron
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Videomaker e Comunicatore della Scienza

Il 16 giugno, Ilaria Capua tornerà, dopo la parentesi politica di 3 anni al fianco di Mario Monti, a fare la scienziata a tempo pieno: un rientro amaro, visto che vede una delle studiose più importanti d’Italia lasciare il nostro Paese alla volta degli USA. Ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni, infatti, non è un semplice caso di fuga di cervelli, problematica che attanaglia fortemente e da troppo tempo i giovani ricercatori italiani. Ma l’emblema del fatto che persino la ricerca affermata e riconosciuta a livello mondiale non trova il sostegno idoneo in un sistema, quello italiano, troppo spesso soffocato da burocrazia, fondi inadeguati e pressioni dal sistema giudiziario non sempre trasparenti. Una perdita, quella di Ilaria Capua, che la stessa ricercatrice definisce “pericolosa” per il Paese.

La difficile duplice scelta di Ilaria Capua, di abbandonare la ricerca a favore della politica, nel 2013, e, quella di accettare, oggi, una cattedra universitaria a Gainesville in Florida, è stata mossa dalla pressione dell’inchiesta per traffico internazionale di virus che la vede indagata dal 2004. Un’inchiesta che, seppur sia caduta l’accusa più pesante a suo carico, quella di tentata epidemia, reato punito oggi con l’ergastolo, non ha permesso alla virologa italiana di continuare il suo lavoro di ricercatrice nel nostro Paese. Grave perdita, se si pensa che la scienziata romana sia tra i 50 ricercatori più quotati al mondo, come decretato dal Scientific American 50 nel 2007, e la prima donna a ricevere il Penn Vet Leadership Award, il premio più prestigioso in medicina veterinaria a livello internazionale, a lei consegnato nel 2011.

In oltre 10 anni, a Ilaria Capua non è mai giunto una rinvio a giudizio, ma neanche concessa la possibilità di difendersi in un vero processo. Una vicenda che vede, dunque, un’accusa in piedi da tempo, eppur difficilmente smontabile, non essendo la ricercatrice mai stata ascoltata dai giudici. Indagini che però hanno compromesso, allo stesso tempo, la sua attività di ricerca così come quella politica.
Una vicenda ben riassunta da Paolo Mieli sul Corriere della Sera, con un articolo, dal titolo “Un Paese che detesta la scienza”, in piena continuità con l’editoriale di qualche mese fa. Qui Mieli difendeva il lavoro dei ricercatori baresi del caso Xylella, accusati di aver introdotto il batterio che produce grave nocumento all’ulivo, in un altro emblematico caso che vede la scienza al banco degli imputati.
Vicende, queste, che mostrano come in Italia ambiti quali politica e magistratura si muovano troppo spesso in asincrono con metodo e rigore del mondo scientifico. Come sottolineato, d’altronde, le polemiche esplose nelle ultime settimane attorno alla vicenda Human Technopole o l’appello di importanti ricercatori italiani per la creazione di un’Agenzia unica delle ricerche a favore di maggiore trasparenza e competitività nell’assegnazione dei fondi per le ricerche.

“Quello che ho imparato da questa vicenda è che bisogna essere sempre resistenti e guardare al domani”, afferma Ilaria Capua, intervenendo all’Edison innovation week. Così l’America si prepara ad accogliere un ottimo scienziato che l’Italia non è riuscita ad apprezzare ne, tanto meno, a trattenere. Una “rifugiata scientifica” che va dall’altra parte del Mondo, ma “a portare a casa il mio sogno”. Spinta, nonostante tutto, dalla volontà di non abbandona completamente il suo e il nostro Paese; ma volendo, al contrario, continuare forme di collaborazioni con enti e università italiani.
Ilaria Capua ancora una volta difende l’universalità della conoscenza scientifica, come già nel 2006 aveva dimostrato, non brevettando le importanti sequenze genetiche dei virus influenzali aviari. Questo in un ottica di interconnessione dei problemi, che solo erroneamente vengono spesso considerati nazionali o locali, come l’allarme lanciato sull’Italia sul problema dei livelli bassi di vaccinazione, ma anche delle soluzioni che la scienza può offrire.

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