‘Imago migrantis’: come i media raccontano l’immigrazione

Curato da ricercatori del CNR-IRPPS, il volume ‘Imago migrantis: migranti alle porte dell'Europa nell'era dei media’ analizza il modo in cui i mezzi di comunicazione di massa e non solo raccontano il tema delle migrazioni. Una narrazione che incide non poco sul nostro immaginario.
Federica Lavarini, 07 Agosto 2019
Micron
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giornalista scientifica

Imago migrantis: migranti alle porte dell’Europa nell’era dei media «è una narrazione delle migrazioni scientificamente fondata. Ma è la narrazione che, in genere manca nei media. Nei testi scolastici e, soprattutto, nei giornali, nelle televisioni, alla radio e su internet».
È il commento di Pietro Greco che, nella postfazione, sintetizza il volume curato da Adriana Valente, Valentina Tudisca e Andrea Pelliccia dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IRPPS), presentato lo scorso 26 giugno a Roma a Palazzo Merulana. Valente chiarisce subito come nella ricerca non sarebbe stato funzionale trattare solo la “parte cronaca” se l’obiettivo era quello di arrivare a un’analisi che fosse il più possibile realistica di come i media raccontano il tema delle migrazioni. «Una cronaca», chiarisce, «la cui pretesa di neutralità – che vorrebbe quindi tendere all’oggettivo – manca, perché lo stretto rapporto tra media e potere è sempre stato esplicitato».
Il volume è formato da un ampio ventaglio di analisi condotte su media diversi e su diversi periodi: dai media cartacei mainstream ai quotidiani online italiani e stranieri, dai testi scolastici all’Archivio delle Memorie Migranti, ai Diari Multimediali Migranti.
Nel descrivere questo studio, potrebbe essere interessante partire dalla fine rispetto a quella che è la trattazione metodologica più classica, che parte cioè dai media tradizionali, ed entrare in media resdescrivendo quei documenti che rappresentano la narrazione autobiografica dei migranti.
Questa scelta, forse più emozionale, potrebbe tuttavia essere un modo per portare alla luce quei racconti, spesso omessi dai mezzi di informazione, che rappresentano, secondo lo studio del CNR, l’alternativa costruttiva e positiva di una narrazione mediatica imperniata, consapevolmente, sulla contrapposizione tra migrante come pericolo per la società a soggetto da accogliere e, quindi, “tollerare”.
L’Archivio delle Memorie Migranti, ad esempio, nasce da un’esperienza di scuola di italiano per stranieri di Roma: «La scuola era – ed è ancora – il luogo dove potersi raccontare con fatica e gioia, attraverso linguaggi ibridi e provvisori, in un contesto d’ascolto ricettivo e non giudicante» si legge nello studio e, ancora, «Le storie e i punti di vista emersi in quel contesto protetto erano così ricche e inedite da meritare di diventare memoria collettiva». Il metodo partecipativo è stato quindi uno strumento di esternazione di sé e di emancipazione sociale per le persone che hanno frequentato questa scuola: il racconto autobiografico prende forma in una narrazione che accresce l’autoconsapevolezza e crea nelle menti un immaginario di vita concreta, perché “la forma è cruciale quanto il contenuto delle storie”. Un esempio è il racconto di Mohamed Ba, uno dei protagonisti del film Va’ pensiero. Storie ambulanti (2013) di Dagmawi Yimer: «Il 31 maggio, me lo ricordo sempre, era una bellissima giornata, erano le 19:45 e aspettavo il tram. Un uomo, italiano, sui trent’anni, la testa rasata, si volta verso di me e mi dice: “qui c’è qualcosa che non va!”.
È passato un attimo, quando si è voltato di nuovo verso di me aveva già un coltello in mano e me lo infila nell’addome. Io cado a terra, lui ritira il coltello e mi colpisce una seconda volta e mi sputa in faccia. Io urlo, chiedo aiuto, ma c’è il deserto intorno a me, la gente è scappata (…)».
Un caso di cronaca realmente accaduto che, nella logica strutturale della stampa quotidiana italiana, costituirebbe un elemento di rinforzo a uno “schema retorico” in cui l’episodio di violenza razzista non è che uno dei tanti fatti che, sul piano politico, giustifica un nuovo dibattito a cui farà seguito un nuovo provvedimento legislativo.
La cronaca tende, dunque, a spettacolarizzare e strumentalizzare fatti così gravi usando un tono allarmistico e di presunta minaccia alla sicurezza. Tuttavia, esiste anche un bilanciamento dato dalla narrazione della situazione umanitaria dei migranti, delle sofferenze quotidiane e dei fenomeni di razzismo e xenofobia, di cui sempre più spesso sono vittime.
Per quanto riguarda la parte di analisi dei media online sono stati presi in considerazione “una panoramica di eventi significativi” racconta Adriana Valente: «Da una parte fatti legati al tema dello sgombero dei campi profughi e della non accettazione e, dall’altra, elementi di politica internazionale con, inoltre, l’inserimento di due eventi oltremodo significativi per l’anno 2016, oggetto dell’analisi: la visita del Papa a Lesbo e l’Orso d’Oro a Berlino a Gianfranco Rosi per il film Fuocoammare».
Il regista, presente all’incontro di Palazzo Merulana, ha affermato come «tre anni fa questi temi fossero molto sentiti, per questo il film ebbe grande diffusione e interesse. Ora, molto probabilmente, non sarebbe più così». Questa convinzione collima, sottolinea Valente, «con il fatto che il 2016 è un anno intermedio tra due diverse visioni dell’immigrazione: da una visione positiva si passa a un discorso politico aggressivo che i media non hanno potuto/saputo contrastare».
I media online analizzati sono stati i principali quotidiani di Italia, Grecia, Francia e Regno Unito – tra i primi paesi europei per numero di prime richieste di asilo – in corrispondenza di otto eventi-chiave avvenuti nel 2016, di rilievo sia per la politica europea che per quella nazionale. La caratteristica che dovevano avere questi quotidiani era l’ampia diffusione online, con tutte le potenzialità legate alla multimedialità e al bacino di lettori più giovane rispetto alla versione cartacea, e la possibilità di utilizzare un archivio ad accesso libero.
Per l’Italia sono state selezionate cinque testate che, in base alle fonti, consentivano di considerare diverse sfumature politiche: la Repubblica (progressista), Corriere della Sera (considerato progressista, di centro o liberale/moderato a seconda delle fonti), il Fatto Quotidiano (“polemical press”), La Stampa (centrista), il Giornale(conservatore).
Per gli altri paesi, invece, sono state considerate due testate che rappresentassero la visione progressista e conservatrice, rispettivamente: I Efimerida ton Syntakton (progressista) e I Kathimerini (conservatore) per la Grecia; Le Monde (progressista) e Le Figaro (conservatore) per la Francia; The Guardian (progressista) e Daily Mail (conservatore) per il Regno Unito.
Sul piano metodologico lo studio ha individuato quattro macro-aree trattate all’interno dei testi scritti: il viaggio dei migranti, la gestione dell’accoglienza, sia al livello europeo sia a livello nazionale, la sicurezza e il conflitto, l’integrazione. L’analisi ha evidenziato come i media online contribuiscano alla formazione del campo di rappresentazione nel processo di produzione delle notizie attuando una selezione dei valori che si vogliono trasmettere al lettore “sulla base di un preciso ordine di importanza entro schemi organizzati che dipendono dall’autore e dalla testata giornalistica”.
L’analisi delle immagini, dal canto suo, restituisce una rappresentazione dei migranti come “gruppo anonimo de-umanizzato”: in prevalenza di figure maschili, spesso fotografati in situazioni di scarsa riconoscibilità, nonostante ONG e organizzazioni sovranazionali come l’UNHCR tendano a rappresentare maggiormente la donna come madre in fuga angosciosa assieme ai propri figli da paesi poveri, spesso assediati dalla guerra.
Il migrante come risorsa, come opportunità per il cittadino di allargare i propri orizzonti culturali e mentali viene rilevato soltanto nel 2% delle fonti online – testi, foto, video – consultate e, di riflesso, anche i libri di testo scolastici riflettono quasi del tutto questa situazione.
I testi scolastici, infatti, sono un prodotto culturale che rielabora, nell’ambito dell’istruzione e dell’educazione delle diverse generazioni, quello che è l’approccio dei mezzi di comunicazione e, di conseguenza della società, rispetto alle problematiche d’attualità. Nel caso delle migrazioni, la ricerca del CNR ha riscontrato lo stesso tipo di estremizzazione tra vittima da accogliere a ricettacolo di criminalità organizzata e, dunque, pericolo per la società.
Una dicotomia che lascia aperta una difficoltà, specie nell’età più giovane, nel trovare una mediazione tra queste due visioni diametralmente opposte. Spesso, raccontano gli autori di Imago migrantis, è il metodo di insegnamento proposto dai testi a fare la differenza: dal metodo descrittivo, a quello persuasivo a quello partecipativo, che costituisce probabilmente il modo più diretto per attivare negli studenti il senso critico e l’empatia verso la figura del migrante. Nell’ottica di una società inclusiva e aperta alla multiculturalità, questo potrebbe essere in grado di ridimensionare la percezione del cittadino italiano sulla presenza dei migranti che, secondo quanto rivela l’indagine Eurobarometro del 2018, risulta tripla rispetto a quella reale. Una percezione che ha bisogno di essere urgentemente ridimensionata, anche attraverso la narrazione dei media, sui quali grava una responsabilità di primordine.

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