In Finlandia tra laser scanner e architettura in legno

Sara Porzilli è una post-doc dell’Università di Oulu, in Finlandia, e studia l’architettura lignea della Scandinavia del nord. Dopo molte collaborazioni, un dottorato senza borsa e 14 viaggi nella Carelia russa, il suo progetto ha vinto il finanziamento dall’Individual Fellowship delle “Azioni Marie Skłodowska-Curie” dell’UE.
Stefano Porciello, 27 Settembre 2017
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Relazioni internazionali e Studi europei

Non si è data per vinta, Sara Porzilli. Architetto trentenne di Firenze, Sara è una post-doc all’Università di Oulu, in Finlandia, dove si trova per una campagna di rilievi del patrimonio ligneo della Scandinavia settentrionale. Nel 2015 ha cercato di far finanziare il suo progetto di ricerca attraverso l’Individual Fellowship delle Azioni “Marie Skłodowska-Curie” dell’Unione europea, vedendolo rifiutato. Sara ha ripresentato lo stesso progetto un anno dopo, riscrivendolo da capo, e questa volta ha vinto ben 180.000 euro. Soldi che sono andati all’Università di Oulu, e che servono a pagare il suo stipendio, i viaggi, e tutte le spese correlate alla ricerca, come la partecipazione a convegni, workshop, o corsi di aggiornamento. Una formazione che Sara rende indietro ai suoi studenti finlandesi attraverso dei seminari e dei corsi che tiene in inglese, e che ridistribuiscono sia le sue conoscenze sia l’investimento che l’UE ha fatto su di lei.

VINCERE UN PROGETTO EUROPEO
Le Azioni Marie Skłodowska-Curie sono una famiglia di progetti che l’Unione europea ha creato nel 1996 e che, forti di un bilancio di 6,2 miliardi di euro tra il 2014 e il 2020, sono un importantissimo sostegno alla ricerca Europea. Sinora, più di 100.000 ricercatori sono stati coperti da questi finanziamenti negli ultimi vent’anni, mentre circa 65.000 saranno coinvolti tra il 2014 e il 2020. «Funzionano benissimo – dice Sara – perché anche se lo bocci, poi ti arriva, oltre al punteggio, tutta una serie di commenti dai tuoi evaluators. […] Quando io non l’ho passato, mi è arrivata la rejection letter, però mi sono arrivati anche tutti i commenti. Tipo: questa parte è debole, questa parte la devi spiegare meglio, questa parte è troppo tecnica […] E quindi, quando l’ho ripresentato, sono ripartita proprio da quei commenti». Per Sara, si è trattato di una strategia vincente e che è pronta a condividere con chiunque ne abbia bisogno. «Devi essere tecnica ma non entrare nel dettaglio», dice «Perché il tuo valutatore è sicuramente uno che è della materia»; ma soprattutto: «non dire che conquisterai la luna in due anni». Il progetto, per essere finanziato, dev’essere basato su un’idea innovativa, ma allo stesso tempo dev’essere coerente con le tempistiche, le strutture e i mezzi a disposizione. Così, per saper prendere le misure delle proprie potenzialità, è assolutamente necessario «essere consapevoli dello stato dell’arte», cioè sapere a che punto è la ricerca in quel settore, o in quell’ambito scientifico, e capire con precisione quale possa essere il proprio contributo.

CENSIRE IL PATRIMONIO LIGNEO DELLA CARELIA FINLANDESE
«L’idea – dice Sara riguardo alla sua ricerca – è di fare un censimento del patrimonio ligneo in Finlandia». Non di qualsiasi cosa costruita in legno, ma di quelle chiese, villaggi o strutture architettoniche di cui viene riconosciuto il valore storico. «Nel momento in cui succede qualcosa» spiega Sara «abbiamo già tutto il materiale per intervenire in maniera adeguata». Che si tratti di ricostruire dopo un incendio o semplicemente di disegnare un’area archeologica, i suoi rilievi serviranno a guidare gli interventi di restauro, di consolidamento o di progettazione degli edifici documentati. Per quanto riguarda la parte tecnologica, Sara è specializzata in rilievo digitale  attraverso il Laser Scanner. Si tratta di una macchina che riesce a restituire in formato digitale un modello tridimensionale misurabile dell’oggetto rilevato, in quella che viene chiamata una “nuvola di punti”. Il processo tradizionale per arrivare alla modellazione 3D è un po’ macchinoso: dalla nuvola di punti si fanno i disegni in 2D, e da quelli si sviluppa il modello tridimensionale. Sara, invece, cerca di «passare direttamente dalla nuvola di punti, che è già un 3D, ai sistemi sempre più richiesti del BIM». Il BIM, o Building Information Modeling, è un modello tridimensionale di un edificio che può essere interrogato attraverso l’uso di software specifici: si può sapere immediatamente, per esempio, da quali strati è costituita una parete, quanto cemento o intonaco servono a ricoprirla, quanto pesa approssimativamente una certa sezione di un edificio.

TRA PROGETTI PERSONALI E INCONTRI INTERNAZIONALI
Passata la prima ondata di euforia per il contratto e per quello che finalmente è un posto di lavoro relativamente stabile, «In maniera razionale», dice Sara «devo tanto alla formazione che ho avuto. Sia alla facoltà di architettura che al dipartimento». Il suo progetto se l’è conquistato un passo alla volta: prima con la tesi di laurea sul rilievo di un patrimonio UNESCO, il Complesso della Pogost sull’isola di Kizhi, in Russia; poi con un dottorato senza borsa che coinvolgeva l’Università di Firenze, l’Università di Oulu e la russa Petrozavodsk State University. Quattordici viaggi andata e ritorno tra Firenze e la Carelia, rimborsati dal progetto di ricerca. «C’era questo triangolo accademico, e io in quell’esperienza lì ho conosciuto l’università di Oulu, la mia professoressa Anna-Maija Ylimaula, che poi ho scelto come co-tutor estera quando sono andata l’ultimo anno a rimettere in fila il mio lavoro per la tesi di dottorato».
Sara non è mai stata una ragazza con il desiderio di andar via per mettere radici altrove, ma il network dei suoi professori fiorentini è stato fondamentale per creare queste opportunità internazionali, e l’incontro con scuole straniere e diverse tradizioni accademiche ha comunque influenzato la sua professionalità: «Pensi di applicare la tua ricerca a tre cosine, lo scambio europeo […] ti fa aggiungere altri tre aspetti che non avevi incluso», dice. Sara non ha fatto l’Erasmus e non sogna una carriera oltre confine: sta sfruttando al meglio la sua borsa, ma vorrebbe tornare in Italia, e lavorare all’università o in aziende affini al suo ambito di specializzazione.
Per questo progetto ha fatto l’assistente dei suoi professori, ha lavorato come libera professionista, ha fatto il dottorato senza borsa. Dice, Sara, di aver investito su se stessa: «Quindi anche lavori gratis, dove però ho avuto modo di imparare, facendo quei passettini in più che poi ora mi sto un po’ ritrovando». Dalla Finlandia, più che l’università gratuita, vorrebbe importare «il mettere al primo posto il prendersi cura dei ragazzi, quindi dei giovani professionisti, delle giovani carriere». «È un Paese che offre tanto alle persone che forma. Sarà perché sono di meno? Non lo so», dice, ma tra i banchi della sua nuova università ci sono tante studentesse incinte, «Ragazze come me che vogliono lavorare e avere bambini, hanno comunque il supporto e il sostegno dallo Stato». È il welfare state: ne abbiamo uno così anche noi?

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