Incendi in Italia: sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici

Secondo il rapporto ”Un Paese che brucia”  esiste il pericolo che nei prossimi anni si verifichino sempre più spesso i così detti grandi incendi forestali. Sono eventi estremi, in cui la velocità di espansione dell'incendio, la presenza di fronti secondari e l'intensità dell'incendio supera le capacità di contenere o spegnere le fiamme da parte dei sistemi antincendio regionali. Ne abbiamo parlato con Davide Ascoli, ricercatore presso l'Università di Torino e tra gli autori del rapporto.
Giulia Annovi, 16 Settembre 2020
Micron
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Giornalista scientifica

Se ne contano 23 solo nell’ultima settimana. Sulla mappa sono segnalati in nero. Sono solo gli ultimi di una lunga serie di incendi. La mappa di ”Italia a fuoco” visualizza tutti i dati raccolti dal Centro europeo Copernicus Ems sugli incendi divampati in Italia nel corso di quest’anno.

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Il territorio italiano è coperto per il 34% da foreste. Tra il 1980 e il 2018 sono stati percorsi dal fuoco in media 105 mila ettari di foreste all’anno. Corrisponde all’incirca alla superficie del comune di Roma, 128.736 ettari.

LE CAUSE DEGLI INCENDI
L’uomo è uno dei principali responsabili dell’innesco degli incendi in Italia. Le nuove tecniche di investigazione aiutano a individuare i colpevoli e a dare una causa più certa a quella percentuale di incendi di cui non si capisce l’origine. L’ultimo rapporto ISTAT Ambiente e Paesaggio (2018) mette però in evidenza che sono ancora molti i procedimenti giudiziari aperti contro ignoti. Molti incendi sono di origine colposa. Spesso, si tratta di azioni compiute per mantenere i pascoli, limitare l’espansione degli arbusti sui terreni e per l’eliminazione dei residui vegetali.

Se l’uomo è responsabile per gran parte degli inneschi, sono le condizioni ambientali che oggi favoriscono lo sviluppo di incendi difficili da gestire.
Secondo il rapporto ”Un Paese che brucia” appena pubblicato da Greenpeace e da SISEF (Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale) c’è il pericolo che nei prossimi anni si verifichino sempre più spesso i così detti grandi incendi forestali. Sono eventi estremi, in cui la velocità di espansione dell’incendio, la presenza di fronti secondari e l’intensità dell’incendio supera le capacità di contenere o spegnere le fiamme da parte dei sistemi antincendio regionali.
I cambiamenti climatici, con lunghi periodi di siccità, e condizioni meteorologiche estreme sono capaci di alimentare gli incendi e far sprigionare dal bosco un’energia che diventa ingestibile.

Inoltre l’abbandono delle campagne, con conseguente crescita continua e omogenea dei boschi, insieme all’incuria di questi territori che porta all’accumulo di vegetazione secca e morta creerebbero condizioni di scarsa controllabilità delle aree una volta innescato l’incendio.
Uno studio pubblicato nel 2019 su Science of the Total Environment dimostra come le condizioni socio-economiche e occupazionali siano connesse agli incendi. La presenza di aree rurali ben organizzate dal punto di vista spaziale potrebbe contribuire al governo degli incendi.
”In Italia è venuta meno una cultura forestale. Siamo una popolazione in prevalenza urbana. Conosciamo poco il bosco e i suoi meccanismi” ha detto Davide Ascoli, ricercatore presso l’Università di Torino e tra gli autori del rapporto. ”È difficile comunicare la complessità di questi sistemi. Ma c’è una sempre più diffusa sensibilità. Negli anni si sta costruendo una cultura e una conoscenza”.

PERCHÉ È MEGLIO PREVENIRE GLI INCENDI?
Moltiplica per un milione di volte l’energia sprigionata da un po’ di legna secca dentro un caminetto” così Davide Ascoli descrive la potenza spaventosa che può generare un bosco che brucia in un grande incendio estremo.
”Oggi accade sempre più spesso di lavorare con un incendio che ha delle energie che non sono compatibili con un intervento di lotta attiva”. Ecco perché gli operatori che rischiano la vita, andando in prima linea in mezzo al fuoco, sono i primi a chiedere un diverso mantenimento del territorio e che si investa in prevenzione”.
Perché gli operatori anti-incendio lavorino con più efficacia e in sicurezza andrebbe modificata la vegetazione con infrastrutture verdi pensate e pianificate in modo strategico per aiutarli nella lotta. Fanno parte di tali infrastrutture i viali taglia-fuoco attivi.

Oltre alla sicurezza per operatori e cittadini, ci sono anche questioni di spesa. Recuperare un bosco percorso dal fuoco è un costo enorme. Che cosa succede dopo un incendio? Gli alberi hanno i loro tempi di ritorno, ma il bosco si ripristina da solo. ”Se il bosco è in una zona remota lontana da insediamenti e strade non sempre è necessario intervenire. Anzi in questi casi il fuoco può anche essere utile! Dopo un incendio c’è una finestra di opportunità per tante specie e un aumento della biodiversità in alcune situazioni” ha spiegato Ascoli. In questi casi, spesso non serve investire tanti soldi. ”Un errore comune è quello di sommare al disturbo del fuoco un disturbo procurato dal post-intervento dell’uomo”. A volte arrivano soldi per interventi che sono addirittura nocivi. È una questione emotiva. Inorridiamo di fronte agli alberi neri carbonizzati e ne desideriamo la rimozione. “E invece sono importanti per ridurre la temperatura del suolo, perché fanno ombra e accumulano umidità. E in più trattengono il suolo. Sono habitat per gli animali che fanno parte del ciclo naturale dell’accumulo di biomassa organica. E a volte prima di morire del tutto continuano a produrre semi che costituiranno il bosco di domani”.

Dopo un incendio però possono esserci servizi che vengono meno. ”Nell’ottobre del 2017 in Piemonte sono bruciati 10 mila ettari in una settimana. Abbiamo stimato una spesa di 3-4 milioni di euro in ricostituzione. Erano boschi fondamentali per diversi servizi: ad esempio, in alta Val di Susa prevengono la caduta di massi su autostrada, ferrovia e abitazioni”. In questi casi è necessario intervenire per ripristinare le funzioni del bosco, ma meglio ancora sarebbe prevenire i danni peggiori dell’incendio aumentando la resistenza del bosco agli incendi estremi.

In Italia stiamo assistendo a un cambio di paradigma. Lo dimostra la Strategia Forestale Nazionale, che è in fase di attuazione.
”Il documento dice che uno degli elementi chiave per contrastare gli incendi è quello di arrivare a un forte coordinamento tra i comparti che si occupano di prevenzione, previsione, addestramento, lotta attiva e ricostituzione. Stanno collaborando persone con una visione comune provenienti da diversi settori: amministrazioni regionali, vigili del fuoco, carabinieri forestali, enti ricerca e ministeri”, ha spiegato Ascoli.
”E anche la capacità di fare ricerca è aumentata nel nostro territorio. Oggi c’è un gruppo di ricercatori che si occupa della materia incendi.”. È il Gruppo di Lavoro Incendi boschivi della SISEF, che raggruppa la maggior parte dei ricercatori sul tema incendi. In futuro, figure come queste saranno sempre più importanti per comprendere la complessità del fenomeno incendi, proporre soluzione e creare modelli matematici dai dati raccolti sul campo, per prevedere gli incendi tenendo conto degli scenari climatici.
L’intervento in fase di emergenza è una pratica molto comune in Europa. Uno dei capitoli del libro Extreme wildfire events and disasters (2020) descrive la complessità degli interventi che è possibile mettere in atto per contrastare un incendio. Riconoscere i limiti della pratica corrente ed evidenziare le difficoltà incontrate per l’introduzione di nuovi metodi di intervento è un modo per trovare soluzioni adeguate a ciascun contesto socio-economico.
È una necessità condivisa a livello europeo, come dimostra il commento apparso su Environmental science letter nel 2020. C’è una ricerca di strategie comuni. E anche l’Unione Europea, con le sue politiche agricole e ambientali è sempre più propensa a finanziare progetti che comprendano azioni per la prevenzione degli incendi.

Nel nostro Paese ci sono le competenze. Ma occorre che la politica faccia un percorso e che la classe tecnica e i media si prendano le loro responsabilità. ”Prevenire un incendio è un impegno di vent’anni. Comunicare un intervento di lotta attiva in emergenza è più facile che spiegare l’impegno di anni per rendere un territorio più sicuro e resistente agli incendi. Per gestire gli incendi servono conoscenza, lungimiranza e sensibilità”, ha concluso Ascoli.

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