Infra-turismi, eco-turismi e altre storie: manuale di viaggio dell’epoca contemporanea

In un’epoca di crescita dei consumi alternativi di massa e di esplosione della cultura del viaggio e del loisir, assumono importanza nuove forme di turismo. Ecco come queste, dagli infra-turismi agli eco-turismi, reinventano il rapporto col territorio.
Irene Sartoretti, 13 Aprile 2016
Micron
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Architetta e sociologa

L’esplosione della domanda turistica e la sua estrema frammentazione costituiscono due delle caratteristiche che meglio esprimono l’essenza della post-modernità. Le società post-industriali contemporanee si qualificano per un aumento del tempo libero, per un parallelo, esponenziale sviluppo dei consumi riferiti alla sfera del loisir e per una crescita del livello culturale della popolazione.
Nel quadro di una forte democratizzazione del viaggio e di una altrettanto forte individualizzazione degli stili di vita e dei comportamenti di consumo, le popolazioni turistiche sono estremamente diversificate e la domanda turistica di tipo modale si va sempre più frammentando in una serie di domande ad essa alternative.
Crescono cioè quelle che alcuni studiosi chiamano le forme di consumo alternativo di massa.
Si tratta di forme turistiche che non interessano i tradizionali hub costituiti dai grandi siti Unesco e, in genere, i cosiddetti super-luoghi turistici. Spesso si tratta di forme territorializzate di turismo.
Si tratta di forme di viaggio che spostano l’attenzione dai grandi siti monumentali in favore di un’esperienza turistica che si esprime territorialmente. Viene dunque recuperato il senso della viandanza e dell’attraversamento lento, in contrasto con l’idea del turismo come visione isolata di singoli punti iconici.
Fra le forme di turismo alternativo di massa spiccano quelle estemporanee di tipo bottom-up. Sono forme che riflettono una crescita del livello di informazione e di sollecitazioni, fra cui si distinguono gli stimoli raccolti sul web.
L’accesso immediato a una quantità enorme di informazioni moltiplica in modo esponenziale i desideri di viaggio e fa esplodere in mille variegati modi la domanda turistica. Il turismo territorializzato spesso guarda alle aree marginali e ai territori minuti.
Costruisce rotte inedite e porose, resistendo alle forme di estrapolazione dal tempo e dallo spazio tipiche dei siti Unesco.
Nel caso del turismo territorializzato è la stessa dimensione dello spostamento ad acquisire un ruolo fondamentale.
Lo spostamento si trasforma in attraversamento lento ed è spesso fatto mediante forme di mobilità dolce, come percorsi a piedi o in bicicletta. Viene dunque privilegiata una visione dinamica dell’esperienza turistica, che non si esprime attraverso la successione di centralità vissute a intermittenza, che sembrano quasi avere il potere di spegnere l’esperienza dello spazio. Gli avvicinamenti graduali evitano cioè che il viaggio sia vissuto come una costellazione di istantanee, dove manca completamente la dimensione itinerante di avvicinamento all’altrove e dove c’è un collasso dell’esperienza di partenza e di arrivo. Il turismo territorializzato si nutre dell’elogio alla lentezza, dei tempi lunghi del viaggio e della percezione estesa dello spazio attraversato. Rimette in gioco la relazione fra un tempo turistico esteso e un tempo turistico compresso, fra un tempo statico fatto di punti di vista scenici e un tempo turistico dinamico, mobile.
Le nuove forme di turismo spostano inoltre l’attenzione dai siti maggiori alle reti di siti minori. Sono forme di infra-turismo dove i punti di interesse si trovano diffusi su regioni e territori più o meno vasti. Si afferma cioè il concetto di disseminazione e di tempo diffuso del turismo.
È un concetto che invita le amministrazioni pubbliche a ragionare in termini di relazioni e di sistemi sinergici di accoglienza diffusa, più che in termini di oggetti unici e ben identificabili per la loro iconicità. Questo concetto invita inoltre gli stakeholder ad adottare un approccio complesso al turismo e modelli di tipo sinergico che mettano in relazione le polarità diffuse costruendo ampie reti e intrecciati percorsi.

IL BOOM DELL’ECOTURISMO
Fra le forme di infra-turismo in crescita spicca il cosiddetto eco-turismo. L’eco-turismo o turismo ecologico si fonda sulla promozione di modi di viaggiare rispettosi e non invasivi. Propone un modello molto distante da quello che, per esempio, in Italia ha letteralmente consumato il paesaggio ambientale e sociale di parte della costiera adriatica o, in Portogallo, la mite regione costiera dell’Algarve. È un modello di sfruttamento turistico del territorio che, nel caso della costiera adriatica, ha portato, alla lunga durata, a una crisi e, talvolta, a un esaurimento della domanda turistica stessa. Luoghi turistici come la costiera adriatica sono stati oggetto di una produzione intensiva di strutture per il divertimento e di equipaggiamenti turistici dal forte, irreversibile impatto sia ambientale che sociale.
Un impatto così importante che ha finito per snaturare i luoghi stessi e non permetterne il facile riciclo socio-economico nel momento il cui il tipo di domanda turistica è mutato.
La minimizzazione dell’impatto fisico e sociale, insieme alla promozione di una sostenibilità economica, culturale e ambientale rappresentano invece gli obiettivi dichiarati dell’eco-turismo. Favorire le reti inferiori e meno conosciute, liberando il carico turistico dai circuiti main-stream sono il corollario di quest’impostazione.
I primi siti, negli anni Ottanta, a essere inseriti nei circuiti dell’eco-turismo sono stati i grandi parchi naturali. A fare da sfondo al turismo ecologico è in quegli anni soprattutto l’idea di una natura intesa sia, in modo estetizzato, come un Eden immutabile sia, in modo più strettamente ecologico, come qualcosa di dinamico, caratterizzato da cicli di lunga durata.
Tuttavia col tempo, l’idea di ecoturismo ha finito per inglobare anche gli aspetti antropico-culturali, ossia quegli aspetti che, per il fatto di essere storici sono scanditi da un tempo non ciclico ma lineare.
§In rapporto a un paesaggio inteso in senso non solo naturale ma anche antropico, l’eco-turismo privilegia un tempo storico di lunga durata. Si pone come obiettivo quello del farsi custodi, anche attraverso la promozione di un’economia turistica socialmente virtuosa, della continuità con il passato, enfatizzandone i caratteri di permanenza e di fissità, e con essi la promozione dei prodotti tipicamente locali, come quelli enogastronomici.
Questo tipo di turismo è reinterpretato dagli stakeholder eminentemente come edutainment, ossia come una forma ibrida fra l’education, l’educazione, e l’entertainment, il divertimento. Questo tipo di turismo spesso finisce per confluire in un’altra tendenza tipicamente contemporanea, che è quella del turismo eno-gastronomico. Si tratta di un tipo di turismo che potremmo definire esperienziale, che si fonda sia sulla ricerca di esperienze sensoriali complesse che coinvolgano i 5 sensi. Si fonda inoltre sull’idea di una vita intesa come arte di vivere e come lifestyle. È un turismo colto e in forte espansione che va alla spasmodica ricerca del prodotto alimentare locale e che sempre più spesso sfocia nel foodism.
Il foodism rappresenta la tendenza a caricare la sfera eno-gastronomica di una importanza prima sconosciuta, con la continua ricerca di piaceri legati al cibo e al vino e, in definitiva, al lifestyle. Talvolta, le forme di eco-turismo sono invece assimilabili a delle vere e proprie forme di greenwashing. Con questa parola si indicano le forme di promozione di prodotti e comportamenti di consumo eco-friendly, dove l’aspetto ecologico diventa un fatto più commerciale che reale.

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