Invecchiamento e alimentazione: a tavola la sfida per la longevità

In occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione il Food Sustainability Index ci premia e ci bacchetta: gli italiani sono tra i più longevi al mondo grazie anche all'alimentazione, ma contano un fast food ogni 90mila abitanti. Lo stesso giorno, nelle librerie italiane è uscito “Alla tavola della longevità”, il nuovo libro del biochimico Valter Longo, in cui sono identificate 200 ricette della longevità, i piatti tipici consumati abitualmente dai centenari italiani, sempre meno dai giovani secondo i dati Fsi. É sulla nostra tavola che nei prossimi anni si deciderà la sfida per la longevità.
Giuseppe Nucera, 20 Ottobre 2017
Micron
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Videomaker e Comunicatore della Scienza

In concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, tenutasi lo scorso 16 ottobre, il Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) ha anticipato i dati del Food Sustainability Index (Fsi), l’indice di sostenibilità alimentare che presenta i 25 Paesi più virtuosi contemplando anche il tema delle sfide nutrizionali. Il Fsi premia l’Italia che con 72,8 anni di aspettativa risulta, al pari di Israele, uno dei luoghi al mondo in cui si vive di più e con una “aspettativa di vita sana” media tra le più alte al mondo. Viviamo più a lungo e anche in vecchiaia viviamo meglio di altre popolazioni.
Davanti al nostro Paese, secondo il Fsi, ci sarebbero solo Giappone (74,9 anni) e Corea del Sud (73,2 anni). Dati che confermano il primato di longevità già sancito in precedenza dal Bloomberg Global Health Index che, dopo aver monitorato 163 nazioni, ha classificato quella italiana come la popolazione maggiormente in salute e sana a livello mondiale.

UN RECORD LEGATO “ALLA TAVOLA DELLA LONGEVITÀ”
L’elemento cardine da cui dipenderebbe questo record, secondo Bloomberg Index, sarebbe l’alimentazione degli italiani: una dieta ricca di verdura e olio di oliva, senza dimenticare l’accesso a prodotti sempre freschi dalla frutta al pesce. Il legame tra longevità, prevenzione e alimentazione è stata la base del viaggio che Valter Longo, biochimico dell’Istituto Firc di oncologia molecolare (IFOM) che a Milano dirige il laboratorio di Oncologia e longevità, ha intrapreso lungo il Bel Paese. Esperienza alla ricerca delle ricette dei nostri centenari, tra tradizione e ricerca contro le malattie dell’invecchiamento, da cui nasce “Alla tavola della longevità” (casa editrice Vallardi), volume che segue il bestseller da 350 mila copie “La dieta della longevità”.
Valter Longo ha individuato oltre 10 aree italiane con alta concentrazione di centenari, raccogliendo oltre 200 ricette alla base di questo record. Ricette semplici da consumare quotidianamente, accomunate da un solo principio: tanta verdura, cereali e i legumi come fonte principale di proteine; pesce; pasta e riso in maniera moderata e meglio se con verdura o legumi. Poca frutta e poca carne.
Da questo consumo alimentare, secondo Longo, l’organismo gioverebbe di benefici in termini di prevenzione di malattie quali diabete, cancro e Alzheimer, simili a quelli constatati dalla dieta mima-digiuno. Un regime alimentare teorizzato da Longo alla base della “teoria della longevità programmata” in cui, sfruttando il legame tra i nutrienti e i geni della longevità, alcune vie metaboliche alla base dell’invecchiamento vengono rallentate da un’alimentazione particolare.

STIAMO ABBANDONANDO LE RICETTE DELLA LONGEVITÀ
Il Food Sustainability Index ammonisce sul fatto che il record italiano di longevità e di “aspettativa di vita sana” ha oggi nel cambiamento della dieta alimentare la più grande minaccia: il nostro Paese, infatti, paga una grande differenza con Giappone e Corea del Sud, leader indiscussi di longevità, in termini di popolazione obesa. L’allarme riguarda in particolare la generazione Z, ossia gli under 18, con un soggetto ogni quattro che soffre di obesità. Nella classifica Fsi, l’Italia si posiziona all’ultimo posto con il 24% dei più giovani in sovrappeso o obesi, anche qui in linea con la performance di Israele (23,25%) in penultima posizione.
Secondo una recente pubblicazione su The Lancet, in Italia la percentuale di bambini e adolescenti obesi è aumentato di quasi 3 volte in 40 anni, dal 1975 al 2016. Durante l’Obesity day, la giornata nazionale di sensibilizzazione per la prevenzione dell’obesità e del sovrappeso promossa dall’ADI – Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, è stato identificato come sostanziale causa all’epidemia di obesità e sovrappeso tra i giovani italiani, il cambiamento della dieta alimentare: ci stiamo allontanando dalla dieta mediterranea a favore di n aumento del consumo di junk food.
Tra i giovani italiani, e in maniera minore tra gli adulti, si consta un aumento degli alimenti ad alta densità energetica, ma di basso valore nutrizionale (alimenti con grasso visibile, soft drinks con dolcificanti calorici, prodotti da forno/snacks, dolciumi). Un cambiamento nella dieta che la popolazione italiana rischi di pagare nel futuro prossimo non solo in termini di peso corporeo ma anche in salute vedendo svanire proprio sulla nostra tavola il record di longevità e salute.

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