Italiani e salute: un rapporto controverso

Il rapporto tra cittadini e salute è in continua evoluzione e, pertanto, degno di essere costantemente monitorato. Le tendenze recenti mettono in luce, da un lato, un forte desiderio di responsabilità e autodeterminazione per le scelte riguardanti i comportamenti e gli strumenti da adottare e, dall’altro, la richiesta dei cittadini alle istituzioni di garanzie e certezze per ottenere servizi di qualità e sempre più personalizzati.
Giuseppe Pellegrini, 28 Gennaio 2019
Micron
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Presidente di Observa Science in Society

L’Italia è uno dei paesi con la più alta aspettativa di vita al mondo e si colloca al quarto posto tra i paesi Ocse dopo Giappone, Spagna e Svizzera. Molti studi riconoscono che l’assistenza sanitaria italiana è di alta qualità grazie ai tempi di attesa mediamente bassi per ottenere prestazioni ospedaliere e alla possibilità diffusa di godere di servizi senza dover pagare costi eccessivi. Tra gli aspetti strutturali più critici permane comunque una notevole disparità tra regioni. Fin qui gli aspetti di sistema, ma come è cambiato nel tempo l’orientamento degli italiani nei confronti della salute? I dati dell’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società ci permettono di analizzare alcuni fenomeni rilevanti collegati alle condizioni di salute. Vediamo com’è mutata nel tempo l’opinione degli italiani nei confronti di tre tematiche di grande importanza: il testamento biologico, l’omeopatia e l’auto-cura. S
i tratta di tre temi che hanno appassionato l’opinione pubblica e per i quali si è sviluppato anche un ampio dibattito politico. I dati raccolti nel tempo consentono di studiare lo sviluppo degli atteggiamenti del pubblico mettendo in luce alcune tendenze di fondo che caratterizzano il rapporto con la salute, il sistema dei servizi e le norme sanitarie. Il dibattito politico e parlamentare sui temi del fine vita si è sviluppato negli ultimi anni con proposte di legge e suggerimenti volti a offrire un quadro legislativo utile per affrontare uno dei più delicati momenti del ciclo di vita. Nonostante vi sia da alcuni anni un consenso generale del pubblico, rilevato da molti sondaggi, il testamento biologico è diventato uno strumento per i cittadini solo recentemente, nel dicembre 2017.
Questo documento permette, entro alcuni limiti, il diritto a esprimersi autonomamente indicando in anticipo le scelte terapeutiche da adottare nel caso di una futura incapacità di decidere. Vediamo come si è evoluta nel tempo l’opinione degli italiani nei confronti di questo strumento. In generale, si può notare che più della metà della popolazione riconosce correttamente la natura del testamento biologico, individuando con precisione la sua funzione nell’ambito del fine vita (tabella 1). Questo dato si è mantenuto stabile nel tempo nell’arco di circa dieci anni e una quota marginale del pubblico attribuisce al testamento biologico altre funzioni.

Un elemento cruciale per la gestione del fine vita è la possibilità di decidere e individuare chi, nel caso di una malattia irreversibile e di un paziente non cosciente, debba scegliere le cure da adottare. Il grafico 1 dimostra in modo inequivocabile che gli italiani sostengono in maggioranza il diritto della persona malata a definire le cure necessarie sostenendo il principio di autodeterminazione della persona nell’ambito della salute. Accanto a questo orientamento si colloca la possibilità, in seconda istanza, dell’intervento dei familiari, anche se nel tempo è diminuito il grado di accordo su questa opzione.

Ma quali decisioni devono essere prese per i pazienti non in grado di operare delle scelte, secondo gli italiani? Questo orientamento riguarda coloro che hanno stilato un testamento biologico o, per dirla con i termini della recente normativa, mediante le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) che specificano le volontà del singolo in materia di trattamenti sanitari.

L’orientamento degli italiani è ben definito: più del 60% manifesta chiaramente l’intenzione di avere ampi margini di selezione. Questo sia nel caso di un aiuto per favorire la conclusione della propria esistenza sia nella possibilità di sostenerla il più a lungo possibile. Si conferma dunque l’intenzione di assegnare una grande libertà all’individuo nella scelta delle opzioni per gestire il fine vita. L’utilizzo di prodotti non convenzionali per curarsi è divenuto nel tempo una pratica diffusa, dimostrando che sempre più l’omeopatia integra la medicina tradizionale affiancandosi alle cure previste dal sistema sanitario nazionale. Questa pratica è stata spesso oggetto di polemiche e non di rado sono stati mossi violenti attacchi a chi la propone e a chi usa prodotti non convenzionali. Sul fronte normativo bisogna precisare che, a livello europeo, i prodotti omeopatici sono considerati dei farmaci e in alcuni paesi sono anche posti a carico del Sistema Sanitario Nazionale.
Tali prodotti sono ormai disponibili in farmacie e punti vendita della grande distribuzione e pertanto hanno ottenuto una vasta diffusione e un interesse costante da parte del pubblico. Vediamo nel dettaglio i comportamenti degli italiani per cogliere i motivi di adesione e le perplessità nei confronti dei prodotti omeopatici (tabella 3). In prima istanza si può notare che diminuisce nel tempo la quota di coloro che non li hanno mai utilizzati. Le ragioni che orientano i più critici riguardano la scarsa informazione e l’efficacia, con particolare attenzione al confronto con i farmaci convenzionali.
Negli ultimi anni è invece cresciuta la quota di chi utilizza prodotti omeopatici arrivando a una percentuale di quattro su dieci. La motivazione più rilevante, per chi li utilizza saltuariamente, è l’assenza di effetti collaterali sulla salute mentre chi ne fa un uso regolare ritiene siano maggiormente efficaci.

Più della metà degli italiani nella fascia di età 15-44 anni utilizza prodotti omeopatici. Questa parte di popolazione ha un grado di istruzione più alto, utilizza più frequentemente i media e ha un buon livello di alfabetizzazione scientifica.
L’omeopatia è dunque un fenomeno rilevante, in considerevole aumento e in grado di attirare l’attenzione di moltissimi consumatori. Si deve sottolineare che recentemente la normativa ha introdotto un processo di selezione tale per cui i produttori dovranno ottenere un’autorizzazione alla vendita (AIC) in virtù di una normativa europea. Questo processo potrebbe sviluppare una selezione tra i prodotti con una conseguente limitazione del mercato. Sarà interessante osservare, a questo proposito, quanto la riduzione dell’offerta inciderà sulla richiesta di prodotti omeopatici. La promozione della salute è uno dei processi di sviluppo umano che ha permesso di migliorare le condizioni di vita in molti paesi, soprattutto occidentali, contenendo non solo le patologie ma favorendo
migliori stili di vita. In questa prospettiva, si è cercato di contrastare negli ultimi anni la medicalizzazione: l’insieme di processi medici non necessari che creano una sorta di dipendenza dai servizi e dalle terapie a base di farmaci.
Questo indirizzo sanitario mette al centro la responsabilità del paziente, rendendolo attore attivo nelle scelte da operare in collaborazione con i servizi preposti. Detto in questo modo, si propone un modello virtuoso di cooperazione tra cittadini e medici. Parallelamente a quanto appena esposto, si è sviluppato negli ultimi anni il fenomeno dell’autocura, ossia la capacità dei soggetti di ricercare informazioni sul proprio stato di salute e prendere decisioni che non sono sempre in accordo con quanto le strutture sanitarie, mediante i medici di base o gli specialisti, propongono ai pazienti.
Tra le pratiche dell’autocura si possono annoverare l’autodiagnosi, le scelte terapeutiche autonome e l’orientamento specialistico individuale. Queste scelte vengono condotte soprattutto grazie alle informazioni mediche raccolte nella rete Internet che offre potenzialità infinite proponendo diagnosi e terapie a volte contradditorie.
I dati dell’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società sulle scelte dei pazienti ci permettono di rilevare quanto siano diffuse le pratiche di autodiagnosi e autocura. Dal grafico 2 appare molto chiaramente che metà della popolazione italiana ha fatto ricorso a terapie mediche senza l’aiuto del medico o scegliendo percorsi diversi da quelli suggeriti.

 

Il fenomeno è dunque rilevante e coinvolge in misura ridotta la popolazione anziana mentre è più praticato da due terzi tra i laureati, i più informati in materia di scienza e i residenti al Sud o nelle isole. Analizzando quali siano le fonti di informazioni utilizzate in alternativa ai canali medici convenzionali, si rileva che il farmacista rappresenta nella gran parte dei casi la persona di maggiore fiducia.
Tra le altre fonti, in misura minore, si individuano la rete Internet, le erboristerie, amici e parenti e gli esperti in terapie olistiche (tabella 4). Il fenomeno dell’autocura è caratterizzato da luci e ombre dato che, spesso, le diagnosi e le terapie scelte dai pazienti possono essere in forte contrasto con quanto prescritto dai medici di base e dagli specialisti. Ciò è dovuto in buona misura dalle potenzialità della rete Internet e dalla disponibilità di informazioni che non di rado contribuiscono ad aumentare l’incertezza.
Questo fronte di interesse dovrà essere approfondito in futuro per cogliere in che misura la collaborazione tra pazienti e servizio sanitario, in ottica preventiva, possa garantire adeguati standard di salute. Il rapporto tra cittadini e salute è in continua evoluzione e, pertanto, degno di essere costantemente monitorato. Le tendenze recenti mettono in luce, da un lato, un forte desiderio di responsabilità e autodeterminazione per le scelte riguardanti i comportamenti e gli strumenti da adottare e, dall’altro, la richiesta dei cittadini alle istituzioni di garanzie e certezze per ottenere servizi di qualità e sempre più personalizzati. Alla luce dei dati presentati e sulla scorta degli studi condotti negli ultimi dieci anni con l’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società, possiamo presentare quattro temi che caratterizzano l’evoluzione recente del rapporto tra italiani e salute.
In primo luogo, il concetto di salute non si associa più, principalmente, all’assenza di malattia. I cittadini hanno una visione più ampia del benessere e richiedono informazioni accurate in un largo spettro di ambiti della vita quotidiana. Il secondo tema riguarda il rapporto con il servizio sanitario e i medici in particolare.
Se un tempo si accettava un’asimmetria caratterizzata dal potere diagnostico e prognostico del medico, oggigiorno il cittadinopaziente vuole avere maggiore influenza sulla condizione di salute, consulta varie fonti, sostiene il diritto di scelta, l’informazione e la discussione in merito all’azione terapeutica. Questo orientamento è dovuto in parte all’eccesso di informazioni disponibili che, frequentemente, generano anche confusione e non permettono di affrontare in modo adeguato la complessità delle tematiche legate alla salute. Non si può negare, comunque, che questi comportamenti favoriscono maggiore consapevolezza e responsabilità; d’altro canto si devono affrontare vari elementi di incertezza se non addirittura di divergenza con le strutture terapeutiche generando non di rado situazioni di stallo e conflitti. Il terzo tema di interesse riguarda l’uso dei farmaci. Ritenuti per molto tempo infallibili e indispensabili, sono divenuti negli ultimi anni oggetto di forte discussione.
Si mettono in luce i limiti di efficacia, si utilizzano contemporaneamente farmaci omeopatici e allopatici, si diffonde la pratica del fai da te nella scelta e nell’uso di farmaci. I canali e le modalità di informazione su questa tematica sono probabilmente poco efficaci ed è necessario ripensare il rapporto tra medici, farmacisti e pazienti per una corretta considerazione dei farmaci. Il quarto tema riguarda la concezione di salute come bene pubblico. Nel tempo questo valore è andato modificandosi con attribuzioni di senso piuttosto varie.
Si è passati da un’idea di benessere collettivo assoluto da tutelare mediante servizi e istituzioni di massima garanzia a una prospettiva individualizzata che richiede di considerare la salute prima di tutto a partire dalla propria condizione intesa come unica e irripetibile.
Come rilevato dal Censis nel Rapporto 2016 dedicato alla salute, questi atteggiamenti hanno prodotto negli ultimi anni, ad esempio, l’aumento di richieste dei controlli preventivi in assenza di sintomi e l’aumento di coloro che non vogliono sottoporsi all’uso di vaccini. Non si deve sottovalutare, infine, l’aumentata sensibilità per la sostenibilità ambientale che è considerata dai cittadini condizione essenziale per una migliore salute dei singoli e della popolazione. Queste tematiche rappresentano alcuni tra gli elementi di maggiore rilevanza nel rapporto tra italiani e salute e delle vere e proprie sfide per i cittadini, i servizi e la collettività nel difficile compito di mantenere livelli di benessere adeguati ai processi di mutamento in atto.

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