“La donna delle comete” si racconta: incontro con Amalia Ercoli Finzi

Scienziata, docente universitaria, prima donna italiana ingegnere aeronautico, madre della famosa missione spaziale Rosetta. Amalia Ercoli Finzi può essere considerata uno dei migliori esempi di donne che hanno avuto successo in ambito scientifico. Alla sua figura e alla storia della missione si ispira il libro di Tommaso Tirelli, presentato nel Corso del Salone del Libro di Torino.
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Comunicatore della scienza

Da pochi giorni si è concluso il Salone Internazionale del libro 2018 in quel di Torino, arrivato quest’anno alla sua trentunesima edizione. In questa occasione sono state organizzate numerose attività culturali e, ovviamente, vi sono state tantissime occasioni di immergersi nel mondo della letteratura. Tra i vari ospiti che sono stati invitati all’evento sono intervenuti anche alcuni esperti di discipline scientifiche, personaggi noti al grande pubblico e non solo agli addetti ai lavori. Un nome su tutti è quello di Amalia Ercoli Finzi, la “mamma” della nota missione Rosetta. La scienziata non poteva certo mancare alla presentazione del libro La signora delle cometescritto da Tommaso Tirelli, ingegnere edile e marito della figlia della stessa scienziata. All’interno dell’opera l’autore si ispira direttamente ad Amalia Ercoli Finzi e, in maniera un po’ romanzata, ripercorre la storia della missione Rosetta, raccontandone aneddoti e misteri.
Rosetta è stata una missione spaziale sviluppata dall’Agenzia Spaziale Europea, lanciata nel 2004 e conclusa nel 2016 con l’obiettivo di studiare la composizione della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Nella missione vi erano essenzialmente due elementi fondamentali: una sonda (Rosetta) e il lander Philae, atterrato il 12 novembre 2014 sulla cometa prescelta. Amalia Ercoli Finzi è stata direttamente coinvolta nel coordinamento di questa incredibile missione che, stando alle sue parole, è stata «un vero successo: tutto europeo».
Oltre ad essere una grande scienziata e docente universitaria, la Finzi può essere considerata uno dei migliori esempi di donne che hanno avuto successo in ambito scientifico. Classe 1937, è stata la prima donna in Italia a laurearsi in Ingegneria Aeronautica (all’epoca non esisteva ancora l’ingegneria aerospaziale) presso il Politecnico di Milano. Moglie di un ingegnere (Filiberto Finzi, dal quale ha preso il cognome, figlio del matematico Bruno Finzi) e madre di cinque figli, è riuscita a destreggiarsi alla perfezione tra famiglia ed impegni professionali. Durante la presentazione del suo libro Tommaso Tirelli racconta, ironicamente, cosa voglia dire essere un membro della famiglia di Amalia, composta praticamente solo da ingegneri: «Una tipica conversazione in casa Finzi non inizia con “come stai?” ma con “cosa fai?”, questo perché è il fare che conta davvero in una famiglia di ingegneri».
Alla fine dell’intervento, abbiamo avuto l’opportunità di rivolgere alcune domande all’ingegner Tommaso Tirelli.

Qual è stato il confine tra realtà e fantascienza nello scrivere il libro “La donna delle comete”?
Beh, sicuramente mi sono ispirato alla realtà e quindi che ho conosciuto con i miei occhi. Naturalmente per dare un po’ più di colore alla storia ho usato dei fatti un po’ inaspettati, dei fatti anche di sangue diciamo, e quindi è stata un’aggiunta di fantasia e fantascienza ad una base comunque strutturata come il progetto della missione Rosetta che ha a che fare anche con un grande mistero ovvero quello della ricerca dell’origine della vita del sistema solare: una delle più grandi domande che possiamo farci.

Come mai ha scelto questa storia così vicina a lei in famiglia?
Perché avendola ascoltata tante volte, anche non proprio in maniera diretta visto che Amalia non ha mai voluto decantare le sue attività professionali, mi è sembrato opportuno tenere traccia scritta della sua avventura personale e anche di questa impresa che è stata una sfida molto importante.

Abbiamo avuto la fortuna di fare una breve intervista anche alla scienziata Amalia Ercoli Finzi, presente all’evento.

C’è stato un momento critico, in cui stava perdendo le speranze, durante la Missione Rosetta?
Dal mio punto di vista il momento più drammatico è stato quando abbiamo risvegliato la sonda Rosetta dopo due anni e mezzo di ibernazione. Non era mai successo che un oggetto spaziale costruito dall’uomo, stesse in ibernazione per così tanto tempo, perché noi eravamo così lontani dal Sole (500 milioni di km) che non avevamo neanche la potenza per poter trasmettere. Non potevamo neanche accendere gli strumenti: niente, era tutto addormentato. La sonda aveva percorso quasi sei miliardi di chilometri in quel momento perché la strada è stata lunga e noi due anni e mezzo dopo l’inizio dell’ibernazione lo abbiamo svegliato. Vi garantisco che quello è stato un momento veramente drammatico. Doveva comparire un certo segnale e quello ci avrebbe detto che tutto andava bene. Avevamo la finestra di un’ora e in un’ora dovevamo ricevere il segnale per far svegliare la sonda in tempo per raggiungere una determinata posizione precisa. Aspetta e aspetta, mancavano solo dieci minuti allo scadere dell’ora quando improvvisamente il segnale è arrivato, e questo è fantastico perché se non si fosse svegliata in tempo la missione sarebbe fallita. Ma questo è stato solo l’inizio. Una volta che è stata svegliata Rosetta, tutti noi sperimentatori che avevo i nostri strumenti sul Lander dovevamo risvegliarli in tempo. Io ad un certo punto ho svegliato il mio e gli ho inviato un messaggio di chiamata. Quando il mio strumento mi ha risposto “ready” sono scoppiata a piangere dall’emozione.

In che modo la spinta verso lo spazio, e in particolare verso la Luna e verso Marte, può essere utile all’umanità?
Intanto, la conoscenza. Noi siamo curiosi; ciò che distingue l’umanità da tutti gli esseri viventi è proprio la curiosità, il concetto del conoscere. E questa è la prima cosa. Dopodiché sia la Luna che Marte possono essere grandi miniere a cielo aperto. Bisogna poi imparare a trattare questi materiali, per esempio ricavare l’idrogeno e l’ossigeno di cui abbiamo bisogno per il veicolo che deve tornare indietro. E poi, un domani potrebbero essere il nostro futuro. La Terra primo o poi finirà di vivere e noi dovremo allontanarci, probabilmente andando a vivere lì.

Quale può essere il ruolo della donna nella scienza oggi e come ha fatto a mettere insieme lavoro e vita privata?
Il ruolo della donna è uguale al ruolo dell’uomo. La differenza fondamentale è che noi donne abbiamo un modo di ragionare diverso, noi abbiamo quella che si chiama intelligenza emotiva, ovvero quella capacità di vedere le cose nel loro complesso. Mentre gli uomini sono più analitici, ecco perché, in questo senso, possiamo dare un contributo fondamentale a quello che è la scienza di oggi. Per quanto mi riguarda, mettere insieme una famiglia numerosa con quello che è il lavoro fuori casa (perché anche in casa si lavora tanto) vuol dire solo una cosa: organizzarsi. Ecco la parola chiave, organizzazione, e…volersi bene!

Cosa consiglia ai giovani scienziati? Qual è secondo lei l’ingrediente fondamentale per seguire la propria passione scientifica?
La curiosità è fondamentale. E poi l’impegno, perché senza impegno non si ottiene proprio niente e… un pizzico di fortuna.

E lei ha ancora qualche sogno nel cassetto?
Tanti! Ma mica ve li dico…

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