La rivoluzione del telescopio Kepler

Qualche settimana fa a Firenze Roger Hunter, ex project manager della missione Kepler della NASA, ha tenuto la conferenza “Are we alone?" Nel corso dell'incontro Hunter ha spiegato perché il telescopio Kepler ha rivoluzionato il modo in cui abbiamo osservato e pensato il cosmo. L’esperto della Nasa si è soffermato inoltre sul difficile momento politico dell'Agenzia spaziale USA e sui rischi reali dei cambiamenti climatici che stanno mettendo a rischio la vita stessa sulla Terra.
Stefano Porciello, 21 Ottobre 2017
Micron
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Relazioni internazionali e Studi europei

«Il 16 settembre 2061 la Terra passerà vicino alla navicella Kepler. Io voglio che voi andiate lassù di nuovo, la riportiate a casa e la mettiate in un museo. Perché ha rivoluzionato il modo in cui abbiamo osservato e pensato il cosmo». È quanto ha detto Roger Hunter, ex project manager della missione Kepler della NASA. Durante la conferenza “Are we alone?”, ospitata dall’Università di Firenze in occasione di “Bright – La notte europea dei ricercatori in Toscana”, Roger Hunter ha spiegato cos’ha fatto il telescopio Kepler, quali sono state le sue scoperte, e si è sbilanciato nel dire che no, secondo lui, non siamo soli nella galassia.
Lanciato in orbita il 7 marzo 2009, Kepler «È stato il primo telescopio spaziale a essere lanciato con un obiettivo specifico», ha detto Hunter: «Quello di determinare la frequenza di pianeti simili alla Terra nella zona abitabile attorno alle stelle della nostra galassia.1422300159020 E abbiamo provato a rispondere una domanda antica, che era, fondamentalmente: quanto rara è la Terra?
È l’unico pianeta fatto così? Che ha questo odore, questo sapore, che ospita la vita? Siamo soli?». Da allora, anche grazie a quella che, con 95 milioni di pixel, era la più sensibile fotocamera mai lanciata in orbita, Kepler ha osservato una gigantesca porzione di cielo sopra le nostre teste: tra le 150.000 e le 170.000 stelle, monitorate simultaneamente. «Se aprite una mano e alzate il vostro braccio verso il cielo», ha spiegato Hunter, questa coprirà la stessa superficie del «Campo visivo di Kepler.
È enorme, rispetto alla maggior parte dei telescopi basati a terra».

COS’HA FATTO KEPLER?
Se guardassimo il sole da lontano, potremmo vedere la Terra come un puntino che, una volta all’anno, per dodici ore, attraversa la stella da un estremo all’altro. Nello stesso modo Kepler ha cercato gli esopianeti di migliaia di stelle: lievi flessioni della luminosità di queste stelle indicavano il passaggio di un oggetto. Perché l’esistenza dell’esopianeta fosse confermata, Kepler doveva registrare la medesima flessione per tre volte. Grazie a queste osservazioni, è stato possibile determinare la grandezza degli esopianeti, la distanza dalla loro stella e il loro periodo orbitale. I risultati? «È stata una missione di enorme successo. Ha più che superato le nostre aspettative». Kepler ha trovato 4.496 esopianeti, di cui 2.230 sono stati confermati. Di questi, 30 si trovano nella “zona abitabile” e non sono più grandi del doppio della Terra. Allo stesso modo, quando nel maggio 2016 un problema tecnico ha rovinato per sempre il sistema di puntamento di Kepler, la nuova missione K2 è riuscita a scoprire 521 possibili esopianeti, confermandone 140. «Non sappiamo se questi pianeti siano effettivamente abitabili. Non sappiamo se ospitano la vita; tutto quello che sappiamo è che si trovano in una situazione simile a quella della Terra, che sono alla giusta distanza dalla loro stella perché l’acqua possa accumularsi sulla superficie del pianeta».
Kepler ha spesso conquistato le pagine dei giornali negli ultimi 8 anni: ci ha reso testimoni dell’esplosione delle Supernova, e ha scoperto il primo pianeta con due stelle, il Kepler 16-b. Alle consolle di comando e controllo della missione, per la prima volta, la NASA ha fatto sedere degli studenti universitari, ed «È andata alla grande», ha detto Hunter: «Lo faremo ancora». Il riferimento, probabilmente, è alla nuova missione TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite), il cui lancio è previsto nel 2018 e che per due anni cercherà esopianeti, non in un piccolo settore della galassia, ma esplorando il cielo a 360 gradi.

NON SIAMO SOLI NELL’UNIVERSO
Hunter ha voluto citare una frase di Ellen Stofan, ex Chief Scientist della NASA, che nel 2015 ha detto: «Penso che avremo forti indicazioni sulla vita oltre la Terra entro un decennio, e prove definitive nei prossimi 20 o 30 anni». «Penso che abbia ragione», ha detto Hunter, che si è addirittura spinto a sostenere che sia possibile scoprire forme di vita nel nostro stesso sistema solare. Da quando è stata provata la presenza di acqua su Marte, e sono stati osservati dei geyser su Europa, un satellite di Giove, e un oceano sotterraneo su Encelado, la sesta delle lune di Saturno, le probabilità di trovare la vita nel nostro sistema solare sono notevolmente aumentate. «Cosa faremo quando scopriremo la vita?», ha chiesto una persona del pubblico. «Posso solo dire che è un’ottima domanda», ha risposto Hunter, dicendo di non possedere una risposta. Mentre per quanto riguarda l’esplorazione di Marte, crede che il primo uomo che arriverà lassù «Sia vivo e stia camminando da qualche parte sulla Terra». A conferma che, nelle sue previsioni, arriveremo sul pianeta rosso nel giro di una generazione.


Earth’s backup plan: Roger Hunter at TEDxUGA

L’ESISTENZA A RISCHIO
«Ci troviamo di fronte a crisi esistenziali su questo pianeta. Il cambiamento climatico è reale, non è negabile. E dobbiamo fare qualcosa», ha sostenuto Hunter. Detto da una persona che per lavoro ha cercato pianeti abitabili nella galassia, il monito è impressionante. E ricorda alla platea la cronaca politica statunitense, con il Presidente USA Donald Trump tra i più importanti negazionisti del cambiamento climatico. «Io sono preoccupato. Molte persone nella NASA sono preoccupate. La NASA e l’ESA sono tesori per questo pianeta, e bisognerebbe investirvi» ha detto Hunter. Un investimento che, secondo lui, è fondamentale per la sicurezza e il benessere della specie umana. Tra l’altro, «Per ogni dollaro che è stato investito nella NASA, a seconda del documento o del report che si legge, il ritorno per l’economia è stato tra le 7 e le 14 volte [superiore]» ha continuato: «Non puoi ignorare questo tipo d’investimento. E quando un Presidente vuole ridurlo, allora mette in pericolo ricerche fondamentali, che non sono importanti solo per gli Stati Uniti, ma anche per il resto del mondo».
Dopo aver chiesto agli studenti in platea di recuperare il telescopio Kepler tra 44 anni, Hunter si è rivolto a loro una seconda volta: «Spero che non abbandoniate i vostri sogni. Abbiamo bisogno di voi, e dei vostri sogni. Abbiamo molti problemi, che affrontiamo come specie in tutto il pianeta, ma penso che insieme saremo in grado di risolverli. So stay engaged, impegnatevi. E aiutate».

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