La salute in cattedra

L’alimentazione è sempre di più un fattore decisivo (nel bene e nel male) per la salute e il benessere dell’uomo. Inoltre, attraverso le attività produttive a essa collegate, è anche un potente elemento di stress per l’ambiente naturale, che va governato affinché non si trasformi da risorsa in danno. Un risultato che si può ottenere attraverso la ricerca, ma anche e soprattutto, con una ‘rivoluzione’ culturale. È per questo che all’Università “Federico II” di Napoli è nata la prima cattedra europea UNESCO su Educazione alla Salute e allo Sviluppo Sostenibile.
Romualdo Gianoli, 18 Settembre 2019
Micron
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Giornalista Scientifico

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Una consistente parte della popolazione mondiale (non solo nei Paesi occidentali) mangia troppo e male, con conseguenze devastanti per la salute collettiva. A livello globale quasi 2 miliardi di adulti sono in sovrappeso e, di questi, ben 672 milioni sono obesi. L’obesità è in aumento in tutte le regioni del mondo e in alcune aree, come l’Africa, sta aumentando a ritmi più rapidi. A essere colpiti non sono solo gli adulti: nel mondo 38 milioni di bambini sotto i 5 anni nel 2017 risultavano in sovrappeso, 8 milioni in più rispetto al 2000. Sovrappeso e obesità sono potenti fattori di rischio che portano con sé tutto un corollario di malattie: cardiovascolari, dell’apparato muscolo-scheletrico, ictus, diabete di tipo 2 e alcuni tumori.
Sono tutti elementi economicamente molto costosi per la società, a causa degli alti costi di trattamento e delle perdite di reddito dovute a riduzione della produttività che comportano. Per non parlare dei danni psicologici indotti nelle persone affette da obesità, che spesso soffrono di bassa autostima, depressione e isolamento sociale. Il fatto, poi, che errata alimentazione e scorretti stili di vita spesso siano particolarmente diffusi tra le classi sociali più svantaggiate culturalmente ed economicamente, suggerisce che alla base della questione vi siano forti carenze educative.

Una conferma di questa ipotesi viene dal rapporto del 2013 della Commissione Europea, “Health Inequalities in the EU”, coordinato dall’epidemiologo Sir Michael Marmot (da cui è tratto il grafico sotto) che mostra come l’aspettativa di vita tra gli uomini di 25 anni nei paesi dell’Unione Europea sia fortemente dipendente dal livello di istruzione. Laddove questo è più alto, l’aspettativa di vita è maggiore, mentre per i paesi dove il livello di istruzione è più basso, si crea un gap enorme. In altre parole, l’aspettativa di vita di una popolazione sembra essere direttamente proporzionale al suo livello d’istruzione.
È questo il contesto nel quale il 10 settembre è nata, all’Università “Federico II” di Napoli, la prima cattedra europea UNESCO su “Educazione alla Salute e allo sviluppo sostenibile” il cui obiettivo a lungo termine è promuovere il miglioramento dello stato di salute della popolazione, agendo su tutti i fattori (culturali, nutrizionali e ambientali) che lo condizionano.

ALIMENTARE LA CULTURA DEL BENESSERE
Uno studio Eurostat/Ocse, pubblicato lo scorso 7 settembre, ha preso in esame le principali cause di morte in Europa nella popolazione sotto i 75 anni e ha dimostrato che, tra il 2011 e il 2016, i decessi evitabili in percentuale rispetto al totale, sono leggermente diminuiti (1,7%), passando dal 69,7% al 68,0%. Ciononostante, resta ancora il dato che due decessi su tre in Europa si sarebbero potuti evitare con una maggiore prevenzione e interventi più efficaci.

In cifre, si tratta di 741.000 decessi prevenibili (cioè evitabili attraverso efficaci interventi pubblici sanitari e di prevenzione primaria) e 422.000 decessi trattabili, attraverso un’assistenza sanitaria tempestiva ed efficace. Come si vede dal grafico, l’Italia non si discosta molto dalla media europea, anzi si colloca tra i paesi più virtuosi e questo significa che come sistema paese, per quanto riguarda la prevenzione, non ci siamo mossi male, anche se qui non è possibile distinguere le eventuali disomogeneità territoriali che, tuttavia, sappiamo esistere. Negli ultimi anni, infatti, i medici hanno più volte lanciato l’allarme circa le errate abitudini alimentari in determinate aree geografiche come, ad esempio, la Campania che risulta la regione maglia nera nella geografia italiana dell’obesità.

LE CATTEDRE UNESCO E LA SITUAZIONE ITALIANA
Il programma UNITWIN/UNESCO delle cattedre UNESCO è stato avviato nel 1992 per stimolare la collaborazione internazionale tra le università e rilanciare le capacità istituzionali di affrontare problemi di vasta scala, attraverso la condivisione di conoscenze e il lavoro collaborativo.
È grazie a questo approccio che la rete delle cattedre si prefigge non solo di fare ricerca, ma soprattutto di fornire esperti e mediatori tra il mondo accademico, la società civile, le comunità locali e la politica. Il modo per realizzare questa mission consiste nell’informare i decisori, stabilire nuove iniziative didattiche, promuovere l’innovazione attraverso la ricerca e contribuire all’arricchimento o alla creazione di programmi universitari.

Al 30 giugno 2019 risultavano accreditate 763 cattedre UNESCO in tutto il mondo: 356 in Europa, 152 in Asia, 67 in Nord America, 71 in Sud America, 32 in Centro America, 74 in Africa e 13 in Australia. Far parte di questa rete significa avere accesso alle competenze, alle metodologie e alle strategie esistenti e adottate in tutto il mondo sui temi obiettivi UNESCO: educazione, cultura, scienze naturali, scienze umane e sociali, comunicazione e informazione.
In Italia dal 1998 a oggi sono state accreditate 29 cattedre, più di metà delle quali al Nord (17), una piccola ma significativa quota al Centro e solo 3 nel Meridione, compresa quella di Napoli appena inaugurata. Le altre due sono a Caserta e Potenza, entrambe attivate nel 2016.

PROGETTI E OBIETTIVI DELLA NUOVA CATTEDRA UNESCO
L’assegnazione della cattedra UNESCO su “Educazione alla Salute e allo sviluppo sostenibile” è un riconoscimento importante per l’ateneo napoletano che così corona un progetto nato due anni fa e sviluppato attorno a una precisa idea portante: trattare la salute secondo i principi ispiratori dell’UNESCO, cioè come un bene assoluto da proteggere in tutti i modi. L’aver individuato proprio nella cattedra uno di questi modi, permette di porsi un obiettivo generale tanto ambizioso quanto necessario: la promozione di un sistema integrato di ricerca, informazione, formazione, e addestramento sull’educazione alla salute e la sua sostenibilità. Come ha sottolineato il Rettore della Federico II, Gaetano Manfredi, «è un obiettivo da raggiungere attraverso la dimensione internazionale, l’unica oggi praticabile nell’ambito dell’educazione e rappresenta un percorso obbligato che impone la capacità di proporre iniziative di estrema qualità, mai come oggi necessarie, ora che sempre più si avvicina la grande sfida degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite».

Da questo punto di vista le idee e i progetti non mancano, come quello denominato O.P.E.R.A., acronimo che sta per “Obesity Programs of nutrition, Education, Researche and Assessment of the best treatment”. Si tratta di un progetto che offre un percorso gratuito e innovativo attraverso il quale uomini e donne con situazioni di sovrappeso e obesità saranno visitati per verificare la possibilità di entrare in un programma di controllo del peso. Nell’ultima parte del percorso i soggetti saranno sottoposti a visita psicologica e potranno usare un’applicazione software per smartphone e tablet, in grado di mostrare quale sarebbe il loro aspetto fisico alla fine della cura, a partire dalla situazione attuale reale.

Questa applicazione, unica al mondo nel suo genere, è già in corso di sviluppo in collaborazione con la Apple Academy della “Federico II” e ne è previsto il successivo deposito di brevetto. Il progetto O.P.E.R.A. è inserito all’interno della grande manifestazione Campus 3S (Salute, Sport e Solidarietà), la cui prima esperienza si terrà a Napoli dall’11 al 13 ottobre 2019 sul Lungomare Caracciolo. Il progetto sarà itinerante e toccherà diverse città italiane che ospiteranno il Campus 3S durante il 2019 e il 2020.
In conclusione, se l’obiettivo generale della cattedra è quello di promuovere lo stato di salute della popolazione agendo sui fattori culturali, nutrizionali e ambientali, il suo raggiungimento avverrà attraverso una serie di interventi specifici. Tra questi l’attivazione di speciali curricoli universitari e scolastici focalizzati sui determinanti culturali e ambientali della salute e sull’adozione di abitudini alimentari e stili di vita sani. La promozione di studi epidemiologici in regioni italiane ed europee che soffrono di elevati tassi di obesità ed elevata pressione ambientale (emergenze ambientali locali) per valutare il ruolo dei determinanti culturali e ambientali nello sviluppo delle malattie. La costruzione di registri e database per la condivisione di informazioni tra i ricercatori, il trasferimento di conoscenze e buone pratiche internazionali, lo sviluppo di ‘Linee Guida per un’Etica dello Sviluppo Sostenibile’ e la realizzazione di studi epidemiologici con biomonitoraggi per valutare il rapporto tra condizioni ambientali e salute.

La cattedra UNESCO di Napoli è coordinata da Annamaria Colao, ordinario di endocrinologia e direttore della UOC di endocrinologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Federico II” ma può contare su uno staff necessariamente multidisciplinare, composto da scienziati e ricercatori in ambito medico, agroalimentare e ingegneristico. Lavorerà in collaborazione con l’Istituto Scolastico Regionale della Campania e potrà contare su un partenariato composto, per ora, da Campus Salute ONLUS, ISBEM (Euro Mediterranean Scientific Biomedical Institute) e ALDA (Local Democracy Agency at European Council).

Per maggiori informazioni: www.unescochairnapoli.it.

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