La scienza ai tempi del crowdfunding

I fondi per la ricerca sono sempre meno. Cosa si fa allora? Da un po' di tempo, gli scienziati hanno iniziato a parlare dei propri progetti in rete, con la possibilità di impegnarsi in campagne del tutto simili a quelle lanciate da progetti di marketing o di comunicazione, per raccogliere piccole somme di denaro da un pubblico molto vasto. Ma chi ci assicura che una campagna di crowdfunding potrebbe essere una buona occasione per la scienza?
Giulia Annovi, 13 Marzo 2016
Micron
Micron
Giornalista scientifica

I fondi per la ricerca sono sempre meno. I soldi dello Stato sono insufficienti e frammentati in tanti piccoli rivoli.
A livello nazionale siamo ben lungi dal raggiungere la quota del 3% del PIL dedicata al sostegno della ricerca scientifica: il nostro Paese, finanziando la ricerca con un valore pari all’1,26% del prodotto interno lordo, è ben al di sotto della media dei paesi aderenti all’OECD (2,36%).
Nemmeno i fondi europei sono in grado di risollevare la sorte della ricerca italiana, perché i finanziamenti non sono divisi equamente tra i diversi Stati membri.
È quanto denuncia la lettera pubblicata su Nature a firma del fisico Giorgio Parisi, con il sostegno di altri 69 scienziati firmatari.
In questo contesto i più penalizzati spesso sono i progetti più piccoli, in apparenza insignificanti, magari condotti da giovani scienziati.
La ricerca che passa inosservata agli occhi dei grandi finanziatori potrebbe invece trovare una risposta sul web. Lo stesso potrebbe dirsi per chi riceve dalle vie ufficiali una somma di denaro troppo scarsa. E lo dimostrano i numeri di esperienze già rintracciabili in rete.
Lo sviluppo di internet e dei social media, cui abbiamo assistito negli ultimi 20 anni, ha dato modo agli scienziati di avvicinarsi al grande pubblico e ha aperto anche nuove possibilità di finanziamento.
Gli scienziati hanno iniziato a parlare dei propri progetti in rete, con la possibilità di impegnarsi in campagne del tutto simili a quelle lanciate da progetti di marketing o di comunicazione, per raccogliere piccole somme di denaro da un pubblico molto vasto. Il modo più semplice per entrare in tale meccanismo, noto con il nome di crowdfunding, è quello di rivolgersi a piattaforme specializzate nel presentare i progetti e nel trovare forme di ricompensa per chi dona una somma di denaro.
Ma chi ci assicura che una campagna di crowdfunding potrebbe essere una buona occasione per la scienza?
In parte ce lo confermano i dati di Experiment.com, un sito dedicato al crowdfunding per la ricerca scientifica. A oggi sono 364 i progetti finanziati, scaturiti poi in 99 presentazioni o poster presso congressi e 20 pubblicazioni scientifiche.
L’analisi dell’attività sulla piattaforma, realizzata da Vachelard e colleghi, in un articolo apparso su PLOS il 17 febbraio scorso conferma l’andamento positivo. Tra il 2013 e il 2015 è aumentata la somma investita in ricerca scientifica, con il conseguente incremento del numero di progetti finanziati.

Credits: Julien Vachelard, Thaise Gambarra-Soares, Gabriela Augustini, Pablo Riul, Vinicius Maracaja-Coutinho. A Guide to Scientific Crowdfunding. PLOS Biology – 17 February, 2016

Un dato altrettanto positivo viene fornito anche da un’altra piattaforma che si occupa di avvicinare gli scienziati alla pratica del crowdfunding. Secondo SciFund Challenge, che si è affidata a piattaforme come Experiment.com o a siti di crowdfunding più generalisti come RocketHub, nel 2014 il 70% dei progetti scientifici proposti dall’organizzazione sono stati completamente finanziati.

Credits: Zen Faulkes. #SciFund round 4 analysis. 18 March, 2014

Ma anche in Italia il crowdfunding si sta affermando?
Secondo il rapporto Crowdfunding in Italia 2015 il fenomeno della ricerca diretta di fondi tramite campagne web è in ascesa anche nel nostro Paese: nel giro di un anno le piattaforme sono aumentate del 68%. Anche il numero dei progetti cresciuto, segnando un + 67% rispetto all’anno precedente. Tuttavia le campagne proposte riguardano soprattutto ambiti di tipo imprenditoriale, sociale, immobiliare e creativo-culturale.
Una proposta differente arriva invece dall’Università di Pavia, che si è concentrata sulla creazione di una piattaforma interamente dedicata alla ricerca scientifica. Universitiamo è una piattaforma giovane, che conta solo 17 campagne, ma che potrebbe essere un interessante punto di partenza per chiunque voglia provare il crowdfunding sia per raccogliere soldi che per fare una donazione.
Certo, imbarcarsi in una campagna di crowdfunding ha anche le sue difficoltà, ma l’articolo apparso su PLOS Biology offre un vero e proprio vademecum per il neofita delle campagne di fundrinsing via web.
In primo luogo bisogna investire tempo, perché è fondamentale impegnarsi in una comunicazione ben strutturata per raggiungere un audience interessato e disposto a fidarsi della qualità della ricerca. È dunque indispensabile avere anche confidenza con i social network, oltre che essere attivi su blog o canali come Reddit, in cui è ammessa una spiegazione più approfondita dei propri obiettivi. Ma la partecipazione non è relegata al web: banchetti, gruppi, associazioni, incubatori e spazi di coworking sono tutte occasioni in cui trovare possibili finanziatori.
Quello che serve per convincere i propri ascoltatori è una narrazione appassionata delle proprie idee, che sia chiara, coinvolgente, capace di attirare l’attenzione e di essere comprensibile e attraente anche per i non scienziati. Occorre curare le immagini e arricchire il messaggio con video brevi, girati in modo professionale.
La somma richiesta non deve essere eccessiva. Experiment.com dichiara che in media i progetti finanziati hanno ricevuto non più di 5700 euro. Tuttavia non mancano campagne di crowdfunding in ambito scientifico con risultati più rilevanti: 320 mila euro sono arrivati ai progetti uBiome e American Gut, entrambi nati per lo studio del microbioma; il telescopio ARKYD ha raggiunto 1 milione e 400 mila euro; OpenWorm, OpenTrons e Parallella sono altri progetti di grande successo.
Al contempo, per ricevere finanziamenti, occorre essere trasparenti e dichiarare tutte le voci di spesa in modo chiaro.
Un riconoscimento per le donazioni è d’obbligo. Nel caso della ricerca potrebbe bastare una giornata trascorsa in laboratorio. La possibilità di seguire la ricerca è infatti rassicurante. Un motivo in più per comunicare ogni piccolo progresso e mantenere i propri finanziatori aggiornati.
Occorre essere preparati al mancato raggiungimento dei propri obiettivi. Malgrado l’impegno, non è detto che alla fine si raggiunga la cifra prefissata. Ma il successo di una campagna lo si misura anche in termini di nuove conoscenze, possibilità di collaborazioni, divulgazione della propria ricerca e la sensibilizzazione del pubblico.
Senza affidarsi al crowdfunding come soluzione definitiva, esso rappresenta comunque una possibilità di cominciare un cammino che potrebbe aprire nuove prospettive.

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